pietra ligure (sv) rif. 100173 a 600 mt dal mare, in zona soleggiata, con vista mare parziale, impresa vende direttamente trilocali di nuova edificazione. impianto fotovoltaico, sistema domotico e di allarme, pannelli solari, irrigazione automatica. completano la proprieta' giardini e terrazzi vivibili. box obbligatorio. alloggi da euro 420.000. per info contattare il 39.393.93.76.779 - 019.48.12.44 - www.mondo-casa.com Classe Energetica: A
pietra ligure (sv) rif. 100173 a 600 mt dal mare, in zona soleggiata, con vista mare parziale, impresa vende direttamente trilocali di nuova edificazione. impianto fotovoltaico, sistema domotico e di allarme, pannelli solari, irrigazione automatica. completano la proprieta giardini e terrazzi vivibili. box obbligatorio. alloggi da euro 420.000. per info contattare il 39.393.93.76.779 - 019.48.12.44 - .mondo-casa.com Classe Energetica: A - IPE: 0.00kWh/mq anno A1261984
PIETRA LIGURE (SV) Rif. 100173 A 600 mt dal mare, in zona soleggiata, con vista mare parziale, impresa vende direttamente trilocali di nuova edificazione. Impianto fotovoltaico, sistema domotico e di allarme, pannelli solari, irrigazione automatica. Completano la proprieta' giardini e terrazzi vivibili. Box obbligatorio. Alloggi da euro 450.000. No mediazioni! Per info contattare il +39.339.72.35.678 +39.339.72.35.678 - www.mondo-casa.com
Rif.: 100173 pietra ligure (sv) rif. 100173 a 600 mt dal mare, in zona soleggiata, con vista mare parziale, impresa vende direttamente trilocali di nuova edificazione. impianto fotovoltaico, sistema domotico e di allarme, pannelli solari, irrigazione automatica. completano la proprieta' giardini e terrazzi vivibili. box obbligatorio. alloggi da euro 420.000. per info contattare il 39.393.93.76.779 - 019.48.12.44 - www.mondo-casa.com Classe Energetica: A
DA PRIVATO!! NO PROVVIGIONI!! Nello splendido borgo ligure di S.Pietro Vara (servita da autobus che collegano direttamente con Sestri Levante) a ridosso delle 5 Terre e della spettacolare Baia del Silenzio di Sestri Levante, vendo terratetto appena ristrutturato con finiture di pregio (facciata in sasso, pareti interne con inserti in sasso a vista misto intonaco al civile color beige, solai in legno lamellare, parquet, cotto toscano, impianti e tetto nuovi, portoncino blindato con battiporta in ottone, finestre con vetro camera, persiane in alluminio....). no balconi/terra-giardino a 5 minuti. Investimento ideale per chi ama la natura e chi vuole stare a un passo dalle famose Cinque Terre a un prezzo da vero affare. Parcheggio a 10 m. Possibilità di avere un piccolo appezzamento di orto (circa 220 mq) ad un affitto 20ennale a prezzo irrisorio purchè si mantenga pulita ed in ordine l'area. Ottimo uso vacanza/II° casa. Vero affare. Immobilidaprivato non è un'agenzia immobiliare. Contatta direttamente il proprietario: Piscopo Paolo 347/35.13.239 paolo.piscopo@yahoo.it Altre foto e planimetrie dell'immobile sul nostro sito. Non è l'annuncio che cercavi? Visita il nostro sito per vedere le altre proposte.
DA PRIVATO!! NO PROVVIGIONI!! Casa indipendente nel centro paese composta da due alloggi, magazzino, corte, veranda e facilità di parcheggio. Immobilidaprivato non è un'agenzia immobiliare. Contatta direttamente il proprietario: BERIO JOSE' 339/75.47.167 animal84@libero.it Altre foto e planimetrie dell'immobile sul nostro sito. Non è l'annuncio che cercavi? Visita il nostro sito per vedere le altre proposte.
DA PRIVATO!!! NO PROVVIGIONI!!! Privato vende casa indipendente di 180 mq con 1000 mq di terreno circostante, completamente ristrutturata, nell'entroterra di Albisola a 8 Km dal mare. La casa si sviluppa su 2 piani: al piano terra : cucina in muratura su ampio di salone di 50 mq + studio rustico in pietra, bagno con micropiscina ad idromassaggio. al primo piano 3 camere da letto lavanderia e bagno con cabina doccia ad effetto sauna e bagnoturco + ampio terrazzo di 35 mq. Il prezzo è trattabile causa trasferimento Immobilidaprivato non è un'agenzia immobiliare. Contatta direttamente il proprietario: FOFFI DAVIDE 349/78.06.502 davidef76@hotmail.com Altre foto e planimetrie dell'immobile sul nostro sito. Non è l'annuncio che cercavi? Visita il nostro sito per vedere le altre proposte.
DA PRIVATO!!! NO PROVVIGIONI!!! SANTO STEFANO AL MARE 100 mt dal mare sopra il porto turistico Marina degli Aregai e a 100 mt dalla pista ciclabile VENDESI GRANDE APPARTAMENTO in villetta bifamiliare di 140 mq su unico piano e indipendente su 4 lati, ingresso indipendente, corridoio, 5 camere, bagno, cucinino, grandi terrazze con vista mare, piccolo giardino, posti auto, magazzino. Da personalizzare. POSSIBILITA' DI RICAVARE 2 APPARTAMENTI. Soleggiato, luminoso, esposto sud. No spese condominio. In fase di ristruttur. esterna e interna. Impianto idrico, impianto gas, impianto elettrico totalmente nuovi cosi come pavimenti, bagno, cucina. In attuazione rifacimento completo facciate esterne e tetto con isotetto nonchè antenna e grondaie. No spese condominio e basse spese gestione. Vendesi per immediato realizzo e si esaminano permute con alloggi siti in Santo Stefano/limitrofi o in TORINO. Immobilidaprivato non è un'agenzia immobiliare. Contatta direttamente il proprietario: MICHELOTTI ROBERTO 328/21.17.061 roberto5000@hotmail.it Altre foto e planimetrie dell'immobile sul nostro sito. Non è l'annuncio che cercavi? Visita il nostro sito per vedere le altre proposte.
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Accurati interventi di restauro, compiuti nel rispetto delle caratteristiche storiche, hanno dato nuovo splendore a questo antico casale di circa 380 mq, trasformandolo in una struttura ricettiva in grado di accogliere 12 ospiti, nelle sue tre camere con bagno privato e in appartamento. Una terrazza panoramica di 70 mq, a disposizione degli ospiti per la colazione ed i momenti di relax, una grande sala degustazioni ed un fornitissimo home-cinema completano il quadro di una struttura unica nel suo genere. Completano la proprieta' 21.000 mq. di terreno. Ubicazione La proprieta' e' situata in Lunigiana - terra dei 100 castelli -, a cavallo tra Liguria e Toscana, in posizione privilegiata per raggiungere in poco tempo le localita' di mare delle Cinque Terre e del Golfo della Spezia, cosi' come le citta' d'arte della Toscana ed i suoi percorsi naturali ed eno-gastronomici. Per raggiungere la proprieta', dall'autostrada A15: uscire a Santo Stefano, proseguire per 6 Km in direzione Ceparana, seguire le indicazioni Montedivalli. Descrizione Un panorama cinematografico fatto di verdi colline, il silenzio della natura come discreta colonna sonora... Cosi' un poeta descriverebbe questo Bed Breakfast, ed e' proprio questa l'immagine che i proprietari hanno fortemente voluto, gia' dal momento in cui hanno acquistato questa antica struttura per farne il loro rifugio incantato, spinti da un grande amore per l'arte e la bellezza che anni trascorsi lavorando alla Scala di Milano hanno alimentato. La struttuta principale e' composta da un'antica casa pradonale del '500 da cui si accede tramite cortile privato che porta anche ad altri locali e ad un appartamento tutto di proprieta'. La casa e' composta al piano terra da due spaziosi saloni con soffitti a volta in pietra faccia a vista, bagno, cucina, e locale disimpegno. Al primo piano troviamo tre camere, due bagni, ed uno studio, da questo piano si accede ad un grandissima terrazza panoramica. Al secondo ed ultimo piano ci sono due camere molto spaziose ed un bagno con idromassaggio. Direttamente sul cortile e completamente ristrutturato troviamo un piccolo appartamento su due piani, con servizi privati, adatto ad ospitare quattro persone. L'appartamento gode di un caminetto proprio e di un televisore. Sempre dal cortile si accede ai due bagni di servizio ai saloni adibiti alla ristorazione, ed ad un locale attualmente usato come deposito per alimenti. Completano la proprieta' terreno adiacente al borgo di circa 21.000 mq Classe Energetica: G
DIRETTAMENTE DAL COSTRUTTORE. Senza mediazioni. IMPORTANTE: Disponiamo ancora di due posti auto coperti abbinabili a qualsiasi alloggio ed inclusi nel prezzo In esclusivo residence completamente vista lago proponiamo appartamento trilocale con giardino privato composto da soggiorno con angolo cottura, due camere da letto, disimpegno, bagno, giardino mq 60 e portico mq 17 completamente vista lago. Possibilità box pertinenziale. Su :// .immobiliareaurora.it trovi una mappa interattiva per capire l esatta posizione dell appartamento nel complesso ed inoltre potrai vedere nel dettaglio l immobile grazie ad un tour virtuale realizzato ad hoc. La residenza è costituita da poche unità abitative il cui stile architettonico riporta alla luce il sapore di un antica limonaia con le sue murature in pietra locale, ma realizzato in chiave moderna. Caratteristiche principali delle abitazioni sono: - Rivestimento in pietra naturale - Tetti verdi ed isolanti - Pavimentazioni isolate acusticamente con materassini anticalpestio in sughero - Serramenti in alluminio FINSTRAL - Finestre con vetrocamera basso emissivo e stratifcato - Portoncino d ingresso blindato e coibentato - Porte interne laccate bianche - Sanitari sospesi Ideal Standard - Impianto d irrigazione - Piscina vista lago 130 mq con zona relax arricchita da ulivi - Scale e camminamenti in lastre di marmo illuminati con faretti segna passo - Ascensore a servizio degli alloggi Le soluzioni abitative ricavate sono state realizzate con particolare attenzione all innovazione, al pregio, alle lussuose finiture e sono dotate di ogni confort interno ed esterno per poter garantire ai proprietari momenti indimenticabili nella quiete e nella sicurezza più totale. Per informazioni e visite tel. 030-7187696. - Classe: B - IPE: 31,00 kWh/mq annum A1496060
DA PRIVATO. NO PROVVIGIONI!!!! Vendesi porzione di casa in sasso intonacata (mq 105), libera su due lati, in località Sordiglio a pochi km dal Comune di Casina (RE). Collegata da strada provinciale con servizio di corriera. Inserita in borgo collinare a 450 mt di altitudine, in contesto naturale di pregio, ospita all'interno alloggio su tre livelli composto da: soggiorno, cucinotto, bagno, studio, 2 camere matrimoniali, e sottotetto ad uso ripostiglio. Adatta ad ospitare ampio nucleo famigliare sia come residenza principale che come casa per vacanze. Buono stato di conservazione, internamente ristrutturata alla fine degli anni '80, copertura ventilata in legno rifatta nel 2004. Riscaldamento a legna ma dotata anche di allacciamento alla rete gas metano. Prospiciente all'ingresso principale è presente un fabbricato rustico (mq 80) in pietra e mattoni, su due livelli, adibito a ripostiglio e legnaia, dotato di piccola area cortilizia esclusiva. Sul lato secondario, attraverso un breve tratto di cortile comune con l'abitazione adiacente, è presente un area verde (mq 130 ca) con alberi da frutto, ad uso esclusivo, completamente recintata. No agenzie e intermediari. Immobilidaprivato non è un'agenzia immobiliare. Contatta direttamente il proprietario: VERCALLI ANNAMARIA 333/61.25.648 mnl_p@libero.it Altre foto e planimetrie dell'immobile sul nostro sito. Non è l'annuncio che cercavi? Visita il nostro sito per vedere le altre proposte.
DIRETTAMENTE DAL COSTRUTTORE. Senza mediazioni. IMPORTANTE: Disponiamo ancora di due posti auto coperti abbinabili a qualsiasi appartamento ed inclusi nel prezzo In esclusivo residence completamente vista lago proponiamo appartamento bilocale composto da soggiorno con angolo cottura, camera da letto, disimpegno, bagno e giardino privato di mq 46 completamente vista lago. Possibilità box pertinenziale. Su :// .immobiliareaurora.it trovi una mappa interattiva per capire l esatta posizione dell appartamento nel complesso ed inoltre potrai vedere nel dettaglio l immobile grazie ad un tour virtuale realizzato ad hoc. La residenza è costituita da poche unità abitative il cui stile architettonico riporta alla luce il sapore di un antica limonaia con le sue murature in pietra locale, ma realizzato in chiave moderna. Caratteristiche principali delle abitazioni sono: - Rivestimento in pietra naturale - Tetti verdi ed isolanti - Pavimentazioni isolate acusticamente con materassini anticalpestio in sughero - Serramenti in alluminio FINSTRAL - Finestre con vetrocamera basso emissivo e stratifcato - Portoncino d ingresso blindato e coibentato - Porte interne laccate bianche - Sanitari sospesi Ideal Standard - Impianto d irrigazione - Piscina vista lago 130 mq con zona relax arricchita da ulivi - Scale e camminamenti in lastre di marmo illuminati con faretti segna passo - Ascensore a servizio degli alloggi Le soluzioni abitative ricavate sono state realizzate con particolare attenzione all innovazione, al pregio, alle lussuose finiture e sono dotate di ogni confort interno ed esterno per poter garantire ai proprietari momenti indimenticabili nella quiete e nella sicurezza più totale. Per informazioni e visite tel. 030-7187696. - Classe: B - IPE: 46,00 kWh/mq annum A1496067
DIRETTAMENTE DAL COSTRUTTORE. Senza mediazioni. IMPORTANTE: Disponiamo ancora di due posti auto coperti abbinabili a qualsiasi appartamento ed inclusi nel prezzo In esclusivo residence completamente vista lago proponiamo appartamento bilocale composto da soggiorno con angolo cottura, camera da letto, disimpegno, bagno e giardino privato di mq 46 completamente vista lago. Possibilità box pertinenziale. Su :// .immobiliareaurora.it trovi una mappa interattiva per capire l esatta posizione dell appartamento nel complesso ed inoltre potrai vedere nel dettaglio l immobile grazie ad un tour virtuale realizzato ad hoc. La residenza è costituita da poche unità abitative il cui stile architettonico riporta alla luce il sapore di un antica limonaia con le sue murature in pietra locale, ma realizzato in chiave moderna. Caratteristiche principali delle abitazioni sono: - Rivestimento in pietra naturale - Tetti verdi ed isolanti - Pavimentazioni isolate acusticamente con materassini anticalpestio in sughero - Serramenti in alluminio FINSTRAL - Finestre con vetrocamera basso emissivo e stratifcato - Portoncino d ingresso blindato e coibentato - Porte interne laccate bianche - Sanitari sospesi Ideal Standard - Impianto d irrigazione - Piscina vista lago 130 mq con zona relax arricchita da ulivi - Scale e camminamenti in lastre di marmo illuminati con faretti segna passo - Ascensore a servizio degli alloggi Le soluzioni abitative ricavate sono state realizzate con particolare attenzione all innovazione, al pregio, alle lussuose finiture e sono dotate di ogni confort interno ed esterno per poter garantire ai proprietari momenti indimenticabili nella quiete e nella sicurezza più totale. Per informazioni e visite tel. 030-7187696. - Classe: B - IPE: 46,00 kWh/mq annum A1492104
Accurati interventi di restauro, compiuti nel rispetto delle caratteristiche storiche, hanno dato nuovo splendore a questo antico casale di circa 380 mq, trasformandolo in una struttura ricettiva in grado di accogliere 12 ospiti, nelle sue tre camere con bagno privato e in appartamento. Una terrazza panoramica di 70 mq, a disposizione degli ospiti per la colazione ed i momenti di relax, una grande sala degustazioni ed un fornitissimo home-cinema completano il quadro di una struttura unica nel suo genere. Completano la proprietà 21.000 mq. di terreno. Ubicazione La proprietà è situata in Lunigiana - terra dei 100 castelli -, a cavallo tra Liguria e Toscana, in posizione privilegiata per raggiungere in poco tempo le località di mare delle Cinque Terre e del Golfo della Spezia, così come le città d arte della Toscana ed i suoi percorsi naturali ed eno-gastronomici. Per raggiungere la proprietà, dall autostrada A15: uscire a Santo Stefano, proseguire per 6 Km in direzione Ceparana, seguire le indicazioni Montedivalli. Descrizione Un panorama cinematografico fatto di verdi colline, il silenzio della natura come discreta colonna sonora... Così un poeta descriverebbe questo Bed Breakfast, ed è proprio questa l immagine che i proprietari hanno fortemente voluto, già dal momento in cui hanno acquistato questa antica struttura per farne il loro rifugio incantato, spinti da un grande amore per l arte e la bellezza che anni trascorsi lavorando alla Scala di Milano hanno alimentato. La struttuta principale è composta da un antica casa pradonale del 500 da cui si accede tramite cortile privato che porta anche ad altri locali e ad un appartamento tutto di proprietà. La casa è composta al piano terra da due spaziosi saloni con soffitti a volta in pietra faccia a vista, bagno, cucina, e locale disimpegno. Al primo piano troviamo tre camere, due bagni, ed uno studio, da questo piano si accede ad un grandissima terrazza panoramica. Al secondo ed ultimo piano ci sono due camere molto spaziose ed un bagno con idromassaggio. Direttamente sul cortile e completamente ristrutturato troviamo un piccolo appartamento su due piani, con servizi privati, adatto ad ospitare quattro persone. L appartamento gode di un caminetto proprio e di un televisore. Sempre dal cortile si accede ai due bagni di servizio ai saloni adibiti alla ristorazione, ed ad un locale attualmente usato come deposito per alimenti. Completano la proprietà terreno adiacente al borgo di circa 21.000 mq Classe Energetica: G - IPE: 0.00kWh/mq anno A1408677
Accurati interventi di restauro, compiuti nel rispetto delle caratteristiche storiche, hanno dato nuovo splendore a questo antico casale di circa 380 mq, trasformandolo in una struttura ricettiva in grado di accogliere 12 ospiti, nelle sue tre camere con bagno privato e in appartamento. Una terrazza panoramica di 70 mq, a disposizione degli ospiti per la colazione ed i momenti di relax, una grande sala degustazioni ed un fornitissimo home-cinema completano il quadro di una struttura unica nel suo genere. Completano la proprietà 21.000 mq. di terreno. Ubicazione La proprietà è situata in Lunigiana - terra dei 100 castelli -, a cavallo tra Liguria e Toscana, in posizione privilegiata per raggiungere in poco tempo le località di mare delle Cinque Terre e del Golfo della Spezia, così come le città d arte della Toscana ed i suoi percorsi naturali ed eno-gastronomici. Per raggiungere la proprietà, dall autostrada A15: uscire a Santo Stefano, proseguire per 6 Km in direzione Ceparana, seguire le indicazioni Montedivalli. Descrizione Un panorama cinematografico fatto di verdi colline, il silenzio della natura come discreta colonna sonora... Così un poeta descriverebbe questo Bed Breakfast, ed è proprio questa l immagine che i proprietari hanno fortemente voluto, già dal momento in cui hanno acquistato questa antica struttura per farne il loro rifugio incantato, spinti da un grande amore per l arte e la bellezza che anni trascorsi lavorando alla Scala di Milano hanno alimentato. La struttuta principale è composta da un antica casa pradonale del 500 da cui si accede tramite cortile privato che porta anche ad altri locali e ad un appartamento tutto di proprietà. La casa è composta al piano terra da due spaziosi saloni con soffitti a volta in pietra faccia a vista, bagno, cucina, e locale disimpegno. Al primo piano troviamo tre camere, due bagni, ed uno studio, da questo piano si accede ad un grandissima terrazza panoramica. Al secondo ed ultimo piano ci sono due camere molto spaziose ed un bagno con idromassaggio. Direttamente sul cortile e completamente ristrutturato troviamo un piccolo appartamento su due piani, con servizi privati, adatto ad ospitare quattro persone. L appartamento gode di un caminetto proprio e di un televisore. Sempre dal cortile si accede ai due bagni di servizio ai saloni adibiti alla ristorazione, ed ad un locale attualmente usato come deposito per alimenti. Completano la proprietà terreno adiacente al borgo di circa 21.000 mq dei quali 7.000 coltivati ad olivo ed i restanti bosco di castagno. Attigua alla casa padronale c è una chiesetta ancora adibita a culto di proprietà dei venditori per i diritti di 1/10. Stato e Rifiniture La proprietà è stata recentemente (2007) oggetto di restauro compiuto nel rispetto delle caratteristiche storiche. I pavimenti sono al piano terra pietra originale così come il cortile interno, pavimento veneziano autentico e a mosaici al piano primo, e cotto messo in opera alla Lucchese all ultimo piano. L impianto elettrico in stile antico con trecciole in fibra a vista e accessori in ceramica. I soffitti sono a volta in pietra faccia a vista al piano terra, in laterocemento al piano primo, e con travi di legno al secondo piano. Servizi ed Utenze La proprietà è servita da tutte le utenze. Il riscaldamento è a gas autonomo in ogni piano ed alimentato da bombolone, dispone anche in alcune stanze di stufe a pellet e di due camini. Situazione Urbanistica e Catastale In corso di verifica. Dati Proprietà e Vincoli Tutta la proprietà è intestata a persone fisiche e la VEND. è soggetta a imposta di registro rispettivamente al 10 per i fabbricati, i terreni nfine sono tassati al 18 del proprio valore. Utilizzi e Potenzialità La posizione privilegiata che consente di raggiungere, in pochi minuti di auto mete ambite: le Cinque Terre, dove potrete godere di splendidi scenari marini, il Golfo dei Poeti, con le sue perle Lerici e Portovenere, la Versilia, con la sua vita notturna, le alpi Apuane e Citta D Arte - Lucca o Pisa - , senza dimenticare che la terra dei 100 castelli, fanno di questa proprietà un ottimo investimento sia come propria abitazione sia come attività di B. B. A1411103
Stupenda struttura agrituristica di 7,9 ha. di cui pi? di 5 ettari di oliveto in produzione, ubicata in Val d?Orcia, al confine con la Valdichiana nel comune di Sarteano (SI). Il panorama che si pu? godere dalla struttura ? tra i migliori che pu? offrire l?intera Toscana! La propriet? include un fabbricato principale attualmente a destinazione d?uso agrituristica appena ristrutturato (fine lavori giugno 2010) ed un fabbricato al grezzo adiacente a destinazione d?uso residenza, un annessi al grezzo di circa 270 mq, con un?altezza tra i 5 e 6 metri per una volumetria di pi? di 1200 mc, eventualmente convertibile ad uso residenziale o agrituristico, anche progettando un fabbricato completamente nuovo di pari volumetria. Completa la propriet? una grandissima piscina di circa 140 mq con zona riservata Jacuzzi e impianto stereo. Ubicazione L?immobile ? collocato in un punto strategico e facile da raggiungere: lo si trova uscendo a Chiusi/Chianciano dall?A1 a meno di 20 minuti di macchina, incluso il tratto finale di strada bianca (circa 5 Km); Si trova a 20 minuti dalle pi? belle cittadine medioevali della Val d?Orcia: Pienza, dagli squisiti pecorini, Monticchiello, che come Pienza si affaccia sul Parco Naturale della Val d?Orcia, da cui ? difficile distogliere lo sguardo, San Quirico d?Orcia,dalle splendide Chiese Medioevali e dagli Horti Leonini, Castiglione e Rocca d?Orcia, dominati dall?immensa torre che ? visibile da tutto il circondario, l?Abbazia di Sant?Antimo, dove potrete ascoltare i canti gregoriani dei monaci. In meno di mezzora si arriva a Montalcino, patria del Brunello con vigne fino al limitare dello sguardo, e sant?Angelo in Colle, splendido paesino che si trova scendendo verso il mare? Dall?altra parte della valle, sempre a meno di 20 minuti troverete le citt? gioiello della ValdiChiana: Sarteano, olto frequentata in estate da giovani campeggiatori di ogni paese, Cetona, con la sua splendida piazzetta e ottimi ristoranti, San Casciano Bagni, Chianciano Terme, Chiusi e Montepulciano, madre di ogni Vino Nobile. Ancora in meno di 20 minuti avrete a disposizioni localit? termali tra le pi? ricercate: Bagno Vignoni, con la sua inimitabile fontana in piazza e ottime strutture, Bagni San Filippo, dove potrete bagnarvi nelle acque termali all?aperto circondati da suggestivi bianchi accumuli calcarei millenari, San Casciano dei Bagni e Chianciano Terme. Descrizione La propriet?, dal punto di vista immobiliare, ? costituita da un fabbricato principale di pi? di 420 mq, con sala ristorante, o da ballo, e cucina industriale, disposto su due livelli, da un fabbricato di 60 mq adiacente a quello principale, su due livelli, e da un annesso agricolo al grezzo di 270 mq,convertibile ad uso residenziale od agrituristico, anche progettando e ricostruendo un nuovo podere di pari volumetria (1200 mc, quindi decisamente importante, il tutto circondato da 7,9 ha di terreno di pertinenza di cui 5,3 ha ad uliveto, che ha gi? prodotto in questi anni olio tipicamente toscano di qualit? straordinaria. La presenza della piscina con zona Jacuzzi rende ancora pi? piacevole la permanenza, soprattutto nei mesi pi? caldi. La piscina ? di dimensioni veramente notevoli! Quasi 140 metri quadrati con seduta idromassaggio in area dedicata; l?impianto di disinfezione e salificazione ? ad idrolisi salina, e in questo modo l?acqua risulta piacevolissima e non aggressiva, ne per la pelle ne per gli occhi; ai quattro angoli della piscina sono presenti casse acustiche per l?esterno di marca (Bose) per godere, se desiderato, di ottima musica; completano lo scenario gazebo in legno con tavolino centrale, doccia a riscaldamento solare, lava piedi con attivazione a fotocellule. La ristrutturazione del complesso ad uso agrituristico, appena compiuta (fine lavori giugno 2010) ? stata condotta nel massimo rispetto delle caratteristiche paesaggistiche locali, eseguendo un restauro del vecchio di qualit? eccellente; la scelta e la realizzazione di ogni singolo particolare, componente, elemento di arredo, sia per l?esterno che per l?esterno ? stata orientata alla massima qualit?. Gli impianti elettrico, idrico, di riscaldamento sono completamenti nuovi, e in garanzia. Il complesso ad uso agrituristico ? costituito attualmente da: sala ristorante con impianto stereo, due bagni pubblici, cucina industriale, quattro camere con bagno e due appartamenti con cucina, due camere ed un appartamento per livello. I due livelli del complesso sono attualmente uniti da una scala esterna, ma ? facilmente possibile, con sforzo economico minimo, realizzare un collegamento interno per renderla, se desiderato, una pi? comoda residenza di lusso. Il fabbricato adiacente a quello principale ? dislocato su due livelli, da collegare con una scala interna da realizzare e gli interni possono essere progettati a piacere, per esempio realizzando un open space con Jacuzzi al coperto al piano terra, ed un open space caldo e confortevole con camino al piano primo. L?ingresso alla struttura ? una piccola corte, molto suggestiva, illuminata splendidamente durante la notte con LED a pavimento, lampioni o luci a lama sulle pareti, mutuamente escludibili secondo il bisogno,? installato nel piazzale un ottimo impianto stereo: il luogo ideale dove rilassarsi bevendo un buon bicchiere di brunello oppure organizzare pranzi, feste, ricevimenti! Sul retro ? presente un piazzale con un punto griglia/forno dove si pu? preparare il pane o delle pizze. In struttura ? presente un pratico parcheggio coperto, in legno e canniccio. Gli ambienti, i piazzali, la piscina e le strade di collegamento interne all?azienda sono squisitamente illuminate nelle ore notturne, con luce calda e avvolgente per non turbare la notte stellata, o affascinanti luci LED ad illuminare le piante da sotto, a creare effetti che definire suggestivi ? dir poco. Stato e rifiniture L?immobile principale, compresi la sala ristorante e la cucina industriale sono stati appena e completamente ristrutturata (fine lavori giugno 2010) nell?assoluto rispetto dell?architettura d?origine, riuscendo a mantenere lo stile semplice della tradizione rurale; sono stati, infatti, conservati i bellissimi pavimenti in cotto e, per quanto riguarda i soffitti, i travi in legno a vista con pianelle o intonaco. Gli infissi sono praticamente tutti nuovi in castagno. Impianti (elettrico, idrico e di riscaldamento) sono nuovi ed in garanzia, cos? come gli elettrodomestici della cucina industriale:forno a convezione vapore, frigo, lavastoviglie e 6 fuochi a gas centrale. Nella sala ristorante ? presente una splendida macchina del caff? a due gruppi, nuova ed in garanzia, integrata in maniera deliziosa nell?ambiente. Gli alloggi ed i servizi igienici sono arredati con cura alla ricerca della massima qualit?, praticit? e gusto estetico; tra i materiali la fanno da padroni pietra naturale e legno: castagno, faggio, ciliegio; i letti, in particolare, sono costruiti senza alcuna parte metallica, ad incastro, e i materassi rivestiti di un particolare trattamento elettrostatico per dimenticarsi di quei fastidiosi campi magnetici e godere di un sonno naturale e riposante; ceramiche ed arredo bagno sono di estrema gusto e valore, tutti i box doccia sono di alluminio e vetro delle miglior marche. Ogni alloggio ? dotato di una televisione a retroilluminazione LED, FULL HD di ultima generazione, si pu? accedere alla visione di canali in analogico. digitale terrestre e da satellite. Gli ospiti potranno servirsi, tramite proprio smartphone o laptop di una rete wifi di internet satellitare. Servizi e Utenze Tutte le utenze sono presenti e funzionanti: acqua, con impianto autoclave nuovo ed in garanzia, elettricit? trifase e impianto di riscaldamento a GPL con bombolone esterno interrato. ? presente una cisterna di raccolta d?acqua piovane (direttamente dalle grondaie del tetto) che manda la preziosa H2O a tutto le prese d?acqua per irrigare: sul piazzale, sul retro, lungo la strada e in piscina, con grande risparmio economico e rispetto per l?ambiente. Il pavimento del complesso agrituristica ? stato isolato dall?umidit? del terreno con l?inserimento di casseri modulari, mentre l?impianto termico ? stato progettato dal proprietario, che ha predisposto, dove necessario pannelli isolanti alle pareti, massimizzando quindi l?efficienza e riducendo i costi. Per lo stesso motivo il tetto del complesso ? stato isolato termicamente con pannelli. Situazione Urbanistica e catastale Situazione catastale in regola Dati Propriet? e Vincoli Tutta la propriet? ? intestata a persone fisica e la vendita ? soggetta a imposta di registro rispettivamente al 10% per i fabbricati se seconda casa o al 3% se acquisto della propriet? con agevolazioni prima casa e con l?obbligo quindi di trasferire la propria residenza nell?abitazione entro diciotto mesi dalla data del rogito notarile. I terreni infine sono tassati al 18% del prezzo dichiarato in atto Utilizzi e potenzialit? Posto all?interno di uno scenario mozzafiato, gode di uno dei panorami pi? belli dell?intera toscana ? un immobile perfetto dal punto di vista agrituristico e sicuramente molto interessante come investimento immobiliare; esso pu? essere pensata come residenza di lusso, dove passare splendidi momenti, per esempio coccolati nella Jacuzzi della piscina. La possibile riconversione a casale dell?annesso agricolo ? una ghiotta opportunit? per progettare e costruire la propria casa dei sogni. I lavori di ristrutturazione appena completati, condotti in modo eccellente, e tutti gli impianti ed elettrodomestici nuovi ed in garanzia promettono di godere della propriet? senza problemi per molti e molti anni.
Montereale Valcellina, Disponiamo di un bellissimo agriturismo ristorante cantina vini, e piccolo hotel con piscina, ben avviato e di recentissima ristrutturazione con iottimi fatturati dimostrabiliAlloggi Le camereNella vecchia casa colonica sono state ricavate le camere per gli ospiti, mentre la stalla e la tettoia adiacente sono state adibite alla ricezione ristorativa. Le aree circostanti ospitano le attività agricole, tra cui: vitivinificazione, allevamento di tutte le specie da cortile, maiali e un ampia superficie coltivata ad orto sia coperta che scoperta.Degustazione vini e salumi tipici: - Su prenotazione CHIUSO DA LUNEDI A MERCOLEDI La Casa offre un ottimo servizio di ristorazione proponendo una cucina TIPICA locale. La professionalità del personale impegnato ci permette di offrire ai clienti un ottimo rapporto fra qualità e prezzo. E con orgoglio che la Casa garantisce la genuinità dei propri prodotti Durante la settimana la Casa propone piatti freddi e degustazioni dei vini di propria produzione insieme ad altri tra i più prestigiosi vini del Friuli.L agriturismo da la possibilità di organizzare eventi (rinfreschi, banchetti...) per gruppi numerosi e allo stesso tempo si adatta anche alle esigenze di coppie che ricercano un po di intimità. PiscinaPer godere ancor di più della pace e della tranquillità della nostra campagna non potete farvi mancare qualche ora di relax in piscina. Essa è dotata di idromassaggio su scala romana, di un area di sicurezza per i più piccoli e di un ampio solarium. Circondata da una macchia d alberi, è anche attrezzata di un piccolo chiosco per bevande, con ombrelloni e sedie nel curatissimo giardino, a garantire ombra e refrigerio durante le ore più calde. Sarà inoltre attrazione centrale per tutti gli eventi in programmazione durante l estate; con musica dal vivo e drinks. Aperta tutti i giorni da giugno a settembre, anche per i non residenti CantinaVini rossi e vini bianchi La nuova cantina di vinificazione, di recentissima realizzazione, accoglie le uve provenienti dai nostri vitigni situati nella prestigiosa zona DOC Grave del Friuli , nei pressi del torrente Cellina, in San Quirino. Concepita per una produzione media, a pieno regime, di circa 600,00 q.li di uva, essa prevede l intero processo di vinificazione, dalla pigiatura all affinamento, sia in acciaio che in legno e fino all imbottigliamento, direttamente presso la nostra azienda. Proiettati verso la VEND. diretta e distribuita, sia all ingrosso che al dettaglio, e somministrazione nel nostro agriturismo. Al momento i nostri vini sono: Merlot, Refosco dal peduncolo rosso e Cabernet Franc, per quanto riguarda i rossi. Per i bianchi, l immancabile PINOT grigio. Il nostro prossimo traguardo sarà la realizzazione di uvaggi in barrique che andranno ad arricchire e personalizzare la nostra offerta, potenziandone qualità e pregio. I nostri vigneti La Cantina a porte aperte. A tutti gli ospiti che lo desiderano saranno organizzate visite guidate tra i filari delle vigne per poter ammirare l arte della natura. Inoltre ribadiamo che periodicamente vengono organizzate attività culturali a beneficio del turista come visite guidate e in determinati periodi dell anno, il visitatore potrà anche collaborare alle varie fasi di lavorazione dei vigneti. Ortaggi di stagioneL orto e la serra rappresentano una parte importante sia come attrazione per gli ospiti sia come attività culturale. Tra i prodotti coltivati ci sono: zucchine, insalata, cavolfiore, radicchio, carote, verza, cappuccio, pomodori, melanzane, cetrioli, finocchi, cipolle, patate... I nostri PRODOTTI Grazie alla sua serra di circa 300 mq di estensione e un orto scoperto da circa 500mq, vanta il MAGAZZ. ideale per l attività di ristorazione, assicurando la disponibilità di prodotti di stagione, d indubbia freschezza. L orto e la serra rappresentano una parte importante sia come attrazione per gli ospiti sia come attività culturale, in quanto periodicamente durante l anno vengono organizzate diversi incontri, tra i quali: la raccolta guidata dei prodotti con i turisti soggiornanti nell agriturismo, lezioni di giardinaggio ed orticultura, etc. Tra i prodotti coltivati ci sono: zucchine, insalata, cavolfiore, radicchio, carote, verza, cappuccio, pomodori, melanzane, cetrioli, finocchi, cipolle, patate, AGRITURISMO di Montereale Valcellina(PN)Situata nel Friuli Occidentale, Montereale Valcellina è un passaggio obbligato per accedere al Parco delle Dolomiti Friulane (per altre info. si veda sito Ente), ovvero Barcis, Claut, Cimolais, Andreis, Erto e Casso, fino a Longarone, passando per la diga del Vajont.L agriturismo è frutto del recentissimo recupero di un antico casale di proprietà dell antico Contado locale.La superficie abitabile totale della struttura è di 1.600 mq su un fondo di poco meno di 10.000 metri quadri.La SAU (Superficie Agricola Utile), è completata con ulteriori Ha 3.35.00 di proprietà in San Quirino (comune limitrofo) ed altri Ha 0.60.00 di vigneto in AFF. (15 anni) sempre in San Quirino.L ubicazione dei vigneti ai fini DOC è denominata GRAVE DEL FRIULI .Il complesso edilizio1) Una casa colonica, trasformata in pensione con 11 camere (9 doppie, 1 tripla ed 1 quadrupla) con bagno indipendente, aria condizionata, Tv Sat e telefono in camera.2) Una stalla (adiacente alla casa colonica) adibita al piano terra a ristorante per circa 30/40 coperti.3) Il piano intermedio della stalla (di recente rinnovamento strutturale) è collegato al corpo pensione. Attualmente destinato a deposito (150mq), ma completamente predisposto (sia ai fini architettonici che impiantistici) per la realizzazione di ulteriori 8 camere doppie o, sempre con predisposizione strutturale, accesso dal ristorante al piano inferiore.4) Un ulteriore veranda collegata alla stalla (ex mangiatoia) completa il ristorante per ulteriori 50/60 posti a sedere (normalmente utilizzata per banchetti e cerimonie).5) Il corpo abitazione, invece, è stato ricavato da una ulteriore stalla con fienile superiore, parallela al corpo precedentemente descritto. Il fienile, posto al primo piano appunto, ospita l abitazione dei proprietari/conduttori.Al piano terra invece, sono stati ricavati due ambienti diversi:6) Una sala comune, living room, con divani e tavoli per il tempo libero degli ospiti e possibilità di collegamento ad internet7) Un locale Bagni/spogliatoi a servizio della piscina. Quest ultimo locale, consente anche agli ospiti non residenti, di usufruire (a pagamento) della piscina 8) Il collegamento architettonico di questi due corpi pre-esistenti, con conseguente chiusura a corte, è stato sapientemente ottenuto con la nuovissima cantina, completata a maggio 2008. In essa è stato ricavato un passaggio che rappresenta l ingresso principale che dà alla corte e che suddivide l area di vinificazione dall ufficio reception, celando l ingresso all abitazione privata della proprietà.La proprietà inoltre consta di: Una stalla per cavalli di capacità fino a 6 box ed adiacente paddock di 1000 mq circa (attualmente occupata dal mio Quarter Horse). Un mini parco giochi recintato per i bambini di ulteriori 1000 mq, già parzialmente attrezzato. Una piscina (di primaria importanza ai fini dell attrazione turistica sia locale che non residente) di circa 60 mq, di profondità mt. 1,50, dotata di illuminazione notturna, con scala romana, idromassaggio e penisola di sicurezza per bambini. Solarium attrezzato nel giardino circostante la piscina, ottimamente servito da un minibar attrezzato ad hoc per feste in piscina e collaudati eventi estivi di vario genere. Perimetro interamente recintato e, su fronti principali, adornato con siepi di rappresentanza ed oscuramento. Fronte di ingresso realizzato con muro di cinta in sassi di particolare pregio. Un ampio parcheggio che assicura spazio di manovra anche ad autobus ed articolati. Locale di trasformazione carni Officina attrezzata per tutte le tipologie di lavoro manutentivo Nr. 3 ingressi: Padronale, parcheggio e servizio L aziendaDa un punto di vista economico, le attività produttive dell azienda si sviluppano su quattro settori fondamentali: L azienda Agricola La cantina di vinificazione La pensione Il ristoranteL azienda agricolaCuore e presupposto dell agriturismo, ha pragmaticamente assunto un indirizzo prettamente vitivinicolo. In tal senso, già nel 2003, l azienda ha rinunciato ad 8 ettari di seminativi in AFF., ed ha acquistato 3.35.00 ettari di terreno agricolo, di cui la metà è stata già trasformata in vigneto DOC a cultura intensiva di tipo moderno.I vitigni sono: Pinot Grigio , Cabernet Franc e Refosco dal Peduncolo rosso . L offerta dei rossi viene completata dai 6000 mq in AFF. coltivati a Merlot .La definitiva copertura a vigneto dell intero fondo di proprietà, rientrava nel piano programmatico di investimento nel breve termine.Inoltre, ai fini della sola somministrazione in agriturismo, si allevano tutte le carni bianche e gli ortaggi di stagione su circa 500 mq di orto.Ad arricchire l offerta di prodotti aziendali citiamo:1) La grappa, distillata da rinomata azienda friulana su conferimento delle nostre vinacce2) Sott oli e sottaceti di vario genere, con i prodotti del nostro ortoLa cantinaRealizzata secondo le più moderne concezioni eno-tecnologiche, ha una potenzialità produttiva di circa 650/750 Hl/anno, tenendo conto delle possibilità di acquisizione di uve anche non provenienti dai propri vigneti.Inoltre, la barricaia di circa 150 mq realizzata nel pianto interrato, potrà consentire la realizzazione di vini di pregio e di struttura, ottenuta con l invecchiamento in botti di rovere.Il locale di ingresso è stato adibito a zona di VEND. al pubblico, degustazione e vetrina di tutti i prodotti dell azienda.La pensioneLa vecchia casa colonica ospita le camere. I lavori di ristrutturazione le hanno rese calde ed accoglienti senza sviscerarne l identità rurale. In tema, ma finemente arredate, sono dotate di tutti i comfort che possiamo trovare nei migliori alberghi: telefono, climatizzatore, Tv Sat.Si sviluppa su tre livelli. In totale vi sono 9 camere doppie, 1 tripla ed una quadrupla. Tutte con possibilità di letto aggiunto su richiesta. Tutte con finestre che danno sulla montagna o sulla proprietà stessa.Le due camere al piano terra sono state concepite ed attrezzate anche per l accoglimento di persone diversamente abili.A tale riguardo, l intera porzione di struttura destinata al pubblico è priva di barriere architettoniche (ad esempio, anche gli spogliatoi della piscina).Il ristoranteFiore all occhiello dell azienda è il ristorante.Nessuno degli ospiti entrati per la prima volta nel locale, ha potuto evitare di esprimere il senso di calore e sobria bellezza che l architetto ha saputo esprimere in questo ambiente. L interpretazione dell armonia di arredo insieme all ottimizzazione degli spazi, comunque dettati da situazioni preesistenti, non danno adito a suggerimenti migliorativi, come sovente avviene nell immaginario collettivo.Il camino, il rivestimento in pietra, il pavimento in legno, il soffitto con travi a vista, i colori inediti, l arredo ed i complementi, la mis en place e lo stile del tovagliato, lasciano perplesso l avventore che inconsciamente viene proiettato in altri luoghi e solo dopo un po si accorge che meraviglia ed ammirazione sono leggibili sul suo sorriso involontario.La veranda adiacente invece, molto semplice e sobriamente decorata di affreschi rurali, si presta a scenario per cerimonie, banchetti, riunioni di lavoro, stages o conference room.Altre considerazioniL agriturismo fu avviato agli inizi di luglio del 2006.Il piano economico programmatico è stato sconfessato da un trend positivo a tratti entusiasmante, nonostante la crisi economica italiana ed europea degli ultimi 18 mesi. La costanza nell offerta di servizio e qualità ed un mirata politica di marketing, stanno accelerando l avvio fisiologico di questo genere di attività.La dimensione ed il settore stesso della ristorazione e della ricettività, avevano indicato un completamento di avvio in circa cinque anni.Allo stato attuale, la gestione dell esercizio è già autonoma, mentre la previsione di copertura degli ammortamenti, stante i risultati attuali, è tendenzialmente anticipata dal 2011 alla fine del 2009.Valore dell immobileAldilà delle considerazioni più o meno obiettive, la proprietà non ha richiesto nessuna stima di valutazione dell immobile. Esso può variare a seconda della destinazione che gli si vuol dare. Pertanto può essere puramente immobiliare, commerciale o emotivo.In linea di massima, se un valutazione deve essere indicata, essa può essere tranquillamente compresa fra i 3 ed i 5 MLN. di Euro.La valutazione di eventuali offerte, ovviamente terrà conto anche di probabili vantaggi fiscali. C201479
Rif.: Rif543 RIF 543 ERRECI REAL ESTATE OSTUNI: Vecchia lamia con villa panoramica antecedente al 1967, di circa mq 150 e con terreno terrazzato di circa mq 12.000, con 110 alberi di ulivo e frutteto. Composta da soggiorno in pietra con camino, cucina, salone con camino in pietra, una stanza da letto matrimoniale, 2 stanza da letto singole, ripostiglio e bagno con doccia, Ampio piazzale con sottostante GROTTA scavata nella roccia. REF 543 ERRECI REAL ESTATE OSTUNI: Lamia old villa with panoramic prior to 1967, approximately 150 sqm and 12,000 sqm of terraced land with 110 olive trees and orchards. Composed of living room with stone fireplace, kitchen, living room with stone fireplace, a double bedroom, 2 bedroom single, closet and bathroom with shower, Large yard with caves carved into the rock below. ERRECI REAL ESTATE (www.erreci-immobiliare.it) Agenzia che tratta la vendita e gli affitti di ogni tipo di immobile : appartamento, masserie, trulli, villa, monolocale, bilocale, ufficio, rustici, mini appartamenti. --POSIZIONE GEOGRAFICA- Ci troviamo fra Brindisi (37km) e Fasano (21km), a 6 km dal mare e a due passi dai più caratteristici centri storici della Puglia: Locorotondo (22km), Martina Franca (22km), Cisternino (12), Ceglie Messapico (10 km) e Alberobello (31 km.). http://www.erreci-immobiliare.it/ita/homepage.asp Agli inizi la villa è un luogo dotato di pochi agi, che ospita il proprietario e la servitù, dediti alle attività agricole. In seguito le occupazioni del proprietario cambiano e la residenza rurale diviene il luogo nel quale l'uomo politico romano si ritira quando le pause nelle attività pubbliche glielo consentono, per dedicarsi ad attività letterarie ed artistiche. Nella quiete, lontano dal chiasso della città, il proprietario della villa legge e commenta i classici della letteratura e della filosofia greca, scrive appunti, memorie, quando non si dedica alla redazione di lavori storici e letterari di maggiore impegno. Cambiando le attività che si svolgono nella villa cambiano anche le caratteristiche della villa. L'area residenziale, la cosiddetta villa urbana, diviene più ampia e articolata, le zone nelle quali il padrone trascorre il suo tempo si arricchiscono di elementi architettonici raffinati: colonnati imponenti, giardini, fontane, mosaici. Il seguito si accresce di personale dedito ad occupazioni molto diverse da quelle specifiche delle attività nei campi: addetti alla cura della persona del padrone e dei suoi familiari, cuochi, accompagnatori, ma anche musici, teatranti, letterati. Secondo una interpretazione diffusa, le attività economiche non costituiscono la preoccupazione principale della classe dirigente romana. La villa rurale o marittima ha come scopo principale quello di offrire rifugio al padrone di casa, il quale poteva dedicarsi in tutta tranquillità al complemento necessario della sua attività pubblica, l'otium letterario e filosofico. Tuttavia, forse è errato non dare la giusta importanza alle attività produttive della villa, grazie alle quali la proprietà contribuisce ad accrescere il patrimonio del proprietario. La gestione economica della proprietà è affidata al villicus, un servitore che sovrintende a tutte le attività produttive della villa e risponde dell'amministrazione direttamente al padrone. Le attività economiche della villa sono numerose e complesse; innovazione tecnica e sperimentazione sono perseguite con entusiasmo e genuino interesse per il nuovo da parte del proprietario. La trattazione di questo tema da parte dei classici come Catone e Columella dimostra come l'attenzione dei proprietari per le attività produttive fosse notevole, anche se le esigenze di status richiedevano maggiore enfasi sulle attività pubbliche. Il proprietario forse non era un imprenditore puro, ma certo non era indifferente all'andamento economico della sua proprietà. Di particolare interesse sono le ville imperiali, per il prestigio dei suoi occupanti e per l'attività che in essa si svolgeva. Non sempre, rileva l'autore, è possibile distinguere la residenza imperiale dalla villa di un privato. Talvolta la villa di un cittadino facoltoso diviene proprietà dell'imperatore, talaltra immobili dell'imperatore sono venduti a privati. Come l'imperatore spende il tempo trascorso in una delle sue ville dipendeva dal fatto che in esse svolga funzioni pubbliche o no. Ciascun imperatore ha dato la sua impostazione al proposito. Augusto possedeva residenze che in nulla si distinguevano da quelle dei membri dell'aristocrazia. Il suo successore Tiberio spende gran parte del suo tempo lontano da Roma, pur continuando ad esercitare le sue funzioni. Con Domiziano e Traiano l'otium dell'imperatore svanisce: in realtà l'imperatore continua a svolgere le sue funzioni pubbliche nella sua residenza extraurbana. Adriano fa realizzare a Tivoli una grande residenza d'otium, adottando soluzioni estetiche originali per soddisfare il suo gusto estetico. Nuove anche le soluzioni per accogliere un seguito e una servitù imponenti, tutto ciò lontanissimo dalla frugalità di Augusto, ispirata agli ideali repubblicani. La villa romana nasce come azienda produttiva di ricchi possidenti che risiedevano in città: è abitata inizialmente da una piccola folla di lavoranti che coltivano orti, vigneti e oliveti e allevano animali da cortile ma anche specie più rare destinate a raffinati banchetti. Si trasforma ben presto in luogo di otium, dove trascorrere il tempo libero lontano dalla vita convulsa della città, alternando il riposo con attività culturali. Per la "way of life" di politici e intellettuali romani diviene così una sorta di soggiorno obbligato e non è un caso che in questo libro si incontrino personaggi come gli Scipioni, Cicerone, Orazio o Plinio il Giovane. Le ville punteggiano così il paesaggio dell'italia centrale: da quelle prossime a Roma, rifugio immediato per chi vuoi lasciare spesso il clamore urbano, a quelle di villeggiatura le quali, non a caso, scelgono posizioni panoramiche a Capri, Sorrento, Castellammare di Stabia o fra le forre della regione tiburtina. Le forme architettoniche, conseguentemente, si trasformano: l'essenzialità e la funzionalità delle prime strutture cedono il passo a prospetti esterni colonnati e a giardini interni, a sale da pranzo disposte intorno a vasche ricolme di pesci, a serie di ambienti inseriti in sequenze che terminano su terrazze panoramiche. Per gli imperatori le residenze extraurbane assumono lo stesso significato: dalla villa di Tiberio costruita sulla rupe di Capri a quella assai più complessa voluta da Adriano nei pressi di Tivoli si sviluppa un linguaggio architettonico che si adatta al paesaggio o che crea spazi artificiali fra monumenti che assolvono funzioni di rappresentanza, ma destinati anche ai piaceri fisici e intellettuali. Il prototipo della "villa" risale dunque all'epoca romana, epoca nella quale era sia centro di organizzazione agricola che luogo di svago. Il carattere rurale di queste residenze si perde nel Medioevo con il prevalere delle fortificazioni, dovute alle impellenti necessità difensive di quei tempi. Nel XV secolo i castelli e le varie residenze fortificate cominciano a perdere i connotati di puri e semplici luoghi di difesa per modificarsi, ad esempio, nelle più ariose strutture dei casini di caccia. Una delle caratteristiche dell'architettura delle ville è il riuso di edifici preesistenti. Il problema della trasformazione degli spazi è risolto a volte con un mascheramento totale, che non implica però la completa distruzione (rara sia per motivi economici che di fedeltà storica). Eredi naturali dei casini di caccia sono le piccole «ville di delizia» cinquecentesche, che abbinano il recupero delle parti storiche a nuovi spazi, con ampie stanze e numerose logge. La villa seicentesca sviluppa valenze architettoniche recanti un gusto accentuato per il monumentale. L'edificio diventa imponente e le ricche decorazioni solitamente esaltano le imprese e le virtù della famiglia. Ad alleggerire i fasti delle ville, nascono i leziosi giardini all'italiana, la cui moda prosegue fin nel pieno Settecento. Purtroppo questa moda verrà sostituita (e causerà perdite gravi) dalla predilezione per il giardino romantico all'inglese. Non si tratta solo di una mera differenza di stili: al giardino razionale, simbolo del dominio dell'uomo sul cosmo, subentra il parco come contemplazione della natura «selvaggia», una sorta di ritorno allo stato di natura teorizzato da Rousseau. Un aspetto peculiare della diffusione della tipologia architettonica delle ville è la relazione tra queste e lo spazio agricolo circostante ovvero il territorio al cui dominio in origine era destinata la struttura. Già nel Quattrocento è superata la rigorosa distinzione fra ville di svago e ville centrali agricole. In realtà, in quasi tutte le strutture si assommano le due funzioni, dal momento che persino le ville di delizia settecentesche, sorte in luoghi «turistici», non sono del tutto infedeli a queste premesse. Valutando il posizionamento di questi manufatti sul territorio, possiamo constatare che prevalentemente si è preferito edificare nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua piuttosto che sulle vie di comunicazione carrabili. Si tratta certamente di una scelta estetica, però la bellezza del luogo si sposa anche con la comodità dei trasporti, sia agricoli e commerciali, che si intendeva far defluire attraverso le vie d'acqua. Un altro rapporto è quello fra centro urbano e villa. La residenza nobiliare in genere diventa il perno del borgo, in alcuni casi invece l'edificio influenza solo in parte il contesto edilizio preesistente. Crea piuttosto uno spazio proprio, che a sua volta si trasforma in asse di un nuovo sviluppo. In altre situazioni, ancora, la villa genera ex novo un piccolo centro abitato, che comprende un polo religioso e le abitazioni dei contadini. Ma perché fra Seicento e Settecento si assiste a un proliferare di ville? Uno dei motivi è il progressivo prevalere di famiglie «nuove», provenienti dai mercanti del ducato, oppure dal mondo delle professioni. I nuovi ricchi sono desiderosi di affermare il livello sociale conquistato, perciò cercano di costruire un edificio di prestigio che mostri alla popolazione un tenore di vita pari al loro orgoglio. Anche le famiglie di antica nobiltà vogliono a loro volta riaffermare il proprio prestigio e la propria memoria, ripensando la struttura delle residenze di campagna. A volte costoro sono costretti a erigere nuove ville, poiché le spartizioni ereditarie hanno smembrato le proprietà della famiglia, oppure semplicemente perché è mutato il gusto. In quest'ultimo caso, e precisamente agli inizi del Settecento, gioca un ruolo decisivo la nuova estetica rococò del «comodo», che si traduce nell'ideologia e nel mito della «villa di delizia». Questa si riteneva fosse necessaria per potersi distaccare dalla corruzione urbana ed entrare in contatto con la natura, in modo da avere la possibilità di godere di scelti ed esclusivi piaceri. Normalmente la forma della villa è quella di un edificio a destinazione residenziale che a volte si impone sul territorio ed altre ne è in simbiosi. In entrambi i casi, insieme al momento storico a cui appartiene, viene determinato lo stile architettonico della villa. La forma generata esclusivamente dallo stile architettonico prescelto, ruota generalmente intorno ad un elemento preponderante che caratterizza tutta la villa. Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi. Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato. Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato. Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi. Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato. Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato. ERRECI REAL ESTATE 329.6276800 - (www.erreci-immobiliare.it) è un network immobiliare che opera in tutta ITALIA ed in particolar modo in PUGLIA nelle province di Bari, Brindisi, Taranto, Lecce. si occupa principalmente della vendita appartamenti, trulli, vendita masserie, vendita ville, vendita rustici, vendita immobili di prestigio. 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Diffusi su tutto il territorio pugliese, raggiungono la massima concentrazione ed espressione artistica nella Valle d'Itria. Entrando in questa zona, contraddistinta da morbide ondulazioni collinari coperte di vigneti e di verdi macchie di boschi, rigata da bianchi muretti a secco, punteggiata da case bianche con una bruna copertura a cono, il turista, anche il più distratto, ha la sensazione di essere entrato in un territorio senza tempo, quasi magico. E questa stessa sensazione la si prova passeggiando tra i vicoli dei paesi della Murgia dei trulli: Alberobello (i cui trulli sono stati dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'intero pianeta), Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Le origini dei trulli sono controverse. Sembra certo tuttavia che il trullo della Valle d'Itria nasca dall'arguzia italica oltre che dai bisogni imposti dalla povertà. Il paesaggio è quello dell'altopiano delle Murge, dove abbonda la pietra calcarea. Era dunque necessario spietrare i terreni per renderli coltivabili. Con i sassi veniva costruiti muri a secco per delimitare le proprietà e ripari per gli uomini. La storia attribuisce a Giovanni Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, peggio noto come il Guercio, il sia pur involontario atto di nascita dei trulli. Questo voleva fare della Selva un feudo tutto suo indipendente dalla corte di Napoli, per questo motivo incitò i contadini e le loro famiglie a vivere lì. Ma quando l'editto Prammatica de Baronibus impose l'autorizzazione regia su ogni costruzione, il conte di Conversano, impose ai sudditi l'impiego di pietre a secco con assoluto divieto dell'utilizzo della malta. Così in caso di ispezioni governative, i trulli potevano essere smontati e rimontati in poche ore. Costruzioni simili ai trulli esistono anche in Grecia, Dalmazia, Egitto, Sicilia e Sardegna. C'è chi per risalire all'origine dei trulli va sino al 1500 A.C., quando con il nome greco-classico tholoi si indicava una cupola posta su di una tomba detta Tesoro di Atreo. Altri, invece, si riferiscono al termine greco-bizantino torullos con il quale si indicava la sala a cupola del palazzo imperiale di Costantinopoli. Infine, il termine latino turris con le sue alterazioni turulla, trulla, trullum per indicare una piccola torre. I maestri trullari lo resero una dimora autosufficiente per uomini a animali. Si tratta di un unico vano di trenta metri quadrati suddiviso in modo da ricavare il focolare, il deposito per il raccolto con il soppalco in tavole di legno e il fenile. Le scale esterne portano ai ripiani utilizzati per fare essiccare frutta e verdura. I trulli sono il primo esempio di costruzione isolate. I muri e il cono innalzati a secco creano, infatti, una camera d'aria che assorbe gli sbalzi di temperatura e la mantiene costante. Caldi d'inverno e freschi d'estate. Il tetto, formato da pietre calcaree, chiancarelle sovrapposte, culmina in pinnacoli decorativi, che hanno origini remote e significativi che vanno dalla sacralità della cultura cristiana, ellenistica o giudaica, alla "cultura" della cabala o dei buoni auspici. Come già detto in precedenza il trullo ha le sue origini che risalgono alla preistoria; nel corso dei millenni la sua originaria struttura architettonica è andata man mano modificandosi trasformandosi da semplice riparo di fortuna ad una vera e propria abitazione non priva di comfort. Tale evoluzione è riscontrabile in maniera particolare solo in alcune zone della Puglia, quali la "Murgia dei Trulli", ovvero quella zona che comprende i comuni di Alberobello, Locorotondo, Martina Franca e Cisternino. Il trullo primordiale altro non era se non una sorta di semplice capanna in pietra a pianta pressocché circolare. In essa si riconoscono quattro elementi costruttivi: il muro, l'arco trilitico dell'ingresso, la volta a calotta ed il tetto, tutti costituiti da pietra calcarea senza alcun tipo di legante (parte destra dell'immagine). Da questa forma originaria il trullo si evolve acquisendo caratteristiche architettoniche da altre culture; è tipica di tale trasformazione la sostituzione dell'arco trilitico dell'ingresso con l'arco romano a tutto sesto sormontato, comunque, da un timpano triangolare. Allo stesso modo, per rispondere sempre meglio alla sua funzione di abitazione, la forma base si arricchisce di particolari architettonici e funzionali quali il focolare, le finestre, una cisterna posta sotto il trullo stesso per la raccolta e la conservazione delle acque piovane, una pavimentazione a basole di calcare. In un secondo momento la pianta da circolare diventa quadrata e si cominciano ad addossare più trulli tra di loro formando vere e proprie abitazioni unifamiliari, costituite da un ampio vano centrale e da diverse stanze o dipendenze laterali. Infine si verificano sempre più evidenti adattamenti all'uso domestico del trullo, si creano mensole in aggetto e nicchie per la conservazione di beni e suppellettili, si intonacano le pareti interne, il muro portante esterno e le parti superiori del tetto in prossimità dei pinnacoli (parte sinistra dell'immagine). È proprio questa continua evoluzione che contraddistingue i trulli rispetto ad analoghe tipologie architettoniche presenti in tutto il mondo e ne fa un patrimonio culturale ed artistico unico nel suo genere. Tale importanza, fra l'altro, è stata riconosciuta dall'UNESCO il 5 Dicembre 1996 quando ha dichiarato i trulli di Alberobello patrimonio dell'intero pianeta, inserendo questa città nella lista del Patrimonio Mondiale (World Heritage List). I motivi che hanno fatto sì che i trulli si evolvessero nel corso dei secoli fino ad arrivare, ancora perfettamente funzionali, sino ai nostri giorni sono da ricercarsi in tutta una serie di circostanze economico-sociali e culturali. Tra i questi il più importante è sicuramente il particolare sistema insediativo tipico della "Murgia dei Trulli". In questa zona, fino ai primi decenni del '900, si riscontra una altissima percentuale di popolazione residente al di fuori dei centri urbani, in controtendenza con quella che è la realtà di altre zone, anche prossime, della Puglia e del Sud Italia in genere durante lo stesso periodo. Le cause di tale situazione sono da ricercarsi nell'accentuato frazionamento dei fondi e nella pratica della vendita o affitto dei terreni agricoli a piccoli lotti. Tutto ciò implicava la necessità di una continua cura delle colture e quindi di una costante presenza in campagna; ovviamente il trullo, proprio per le sue caratteristiche di economicità e sicurezza, per la sua capacità di raccogliere e conservare l'acqua piovana (cosa fondamentale per una regione così arida), oltre che per gli usi ed i costumi risalenti ad ataviche tradizioni, si prestava quale dimora ideale per chi doveva provvedere alla cura del fondo agricolo, trasformandosi così da semplice rifugio di fortuna in vera e propria dimora, spesso ben fatta e particolarmente curata. La tipologia architettonica a trullo o a tholoi , ovvero quegli edifici di pianta pressochè circolare costruiti in pietra a secco in aggetto, sono presenti in motlissime zone della terra: in Siria, in Libia, in Sud Africa, nelle isole Canarie, in Spagna, in Provenza, in Bretagna, in Irlanda, in Scozia, in Svezia, in Islanda, in Dalmazia, in Istria. In Italia la ritroviamo, oltre che in Puglia, in Liguria, in Sardegna, a Pantelleria. La diffusione di questa struttura, nelle le zone dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa, è testimonianza, oltre che effetto, dell'esistenza in queste aree di una civiltà piuttosto unifrome le cui origini risalgono all'età della pietra. Questa origine comune è provata anche da studi archeologici ed etimologici su reperti ceramici, su monumenti megalitici ed ètimi comuni alle diverse zone. Ovviamente la diffusione del tholoi in aggetto è stata possibile solo in quelle zone dove sono state soddisfatte particolari condizioni geomorfologiche ed ambientali. In Puglia tali condizioni sono legate innanzitutto l'abbondanza della materia prima, la pietra calcarea che si ritrova un po' dappertutto, dotata di prticolari caratteristiche meccaniche e fisiche che hanno favorito e facilitato questo tipo di costruzione. E ciò è ancora più vero se si pensa alla necessità di spietrare tali terreni per renderli idonei alla coltivazione, non soltando ammonticchiando le pietre in cumuli al fine di ridurne l'ingombro, ma anche utilizzandole sia per la costruzione di muretti a secco per la delimitazione delle proprietà, sia per la costruzione di ripari (i trulli, appunto). In Puglia il trullo è presente in tutte le zone della regione, (per la diffusione vedere l'immagine a lato) assumendo però connotati e forme diverse, attribuibili da un lato alle diverse caratteristiche dei materiali da costruzione locali, dall'altro alle differenze socio-culturali che, come già detto, hanno avuto un peso notevole sullo sviluppo del trullo. Partendo dalla provincia di Foggia, dove si contano pochissimi trulli, ed entrando in provincia di Bari si incontra una prima concentrazione nella zona compresa fra Barletta, Ruvo e Bari. Anche nei comuni dell'entroterra barese se ne ritrovano, ma non in abbondanza. Proseguendo verso Brindisi lungo le campagne comprese tra la costa e l'entroterra se ne riscontra una certa diffusione, così come nell'entroterra a Sud-Ovest di Brindisi. Tra Brindisi e Lecce si contano solo alcuni esempi isolati, per ritrovarne una notevole diffusione lungo tutta la fascia costiera adriatica e ionica. La concentrazione dei trulli diminuisce man mano che ci si sposta verso la parte centrale della penisola salentina e risalendo il litorale ionico verso Taranto rimanendo, però pur sempre elevata. Ma la zona che presenta la massima concentrazione di trulli e, contemporaneamente, la tipologia più evoluta di questo tipo architettonico, è certamente la zona della Murgia dei trulli (vedi immagine seguente). Questo territorio a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto, comprendente i comuni di Ceglie Messsapica, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Alberobello, Noci, Putignano e Castellana, è uno spettacolo unico al mondo. La valle d'Itria con i suoi vigneti ed oliveti, la Selva di Fasano con i suoi boschi di pini e di quercie, sono ampiamente disseminati di trulli, ora isolati, ora più vicini, con i loro muri bianchi di calce, i loro tetti bruni sui quali spiccano il pinnacolo ed i simboli (magici e cristiani) tracciati col latte di calce. E poi Alberobello, la "Capitale dei Trulli", che con i suoi due rioni, il Monti e l'Aia Piccola , costituisce l'esempio più rappresentativo e pittoresco della "cultura del trullo": solo qui infatti i trulli si ritrovano raggruppati a formare un vero e proprio paese. La spiegazione di questa particolarità sta nella storia stessa di Alberobello: nella seconda metà del XVI secolo la zona di Alberobello cominciò a popolarsi di contadini. I Conti di Conversano, dominatori di quel piccolo feudo, obbligarono i coloni a costruire le proprie dimore a secco, in modo tale da poterle facilmente demolire nel caso di ispezione regia; tale obbligo era, in pratica, una astuzia dei Conti per evitare il pagamento del tributo dovuto, secondo la "Prammatica Baronibus", per il nuovo agglomerato urbano che si veniva a creare. Nel 1797 a seguito delle proteste di un gruppo di cittadini di Alberobello, Re Ferdinando IV di Borbone emanò un Decreto in base al quale il piccolo villaggio divenne libero dal giogo dei Conti di Conversano. In quell'occasione venne eretta ad Alberobello la "Casa d'Amore", prima costruzione in cui si fa uso di calce, malta e bolo. Come già detto precedentemente, i trulli si sono diffusi in quelle zone dove le caratteristiche geomorfoligiche dei terreni assicuravano una notevole disponibiltà della materia prima per la loro costruzione. Allo stesso modo le diverse forme dei trulli sono strettamente connesse alle proprietà fisiche e meccaniche dei materiali da cui essi sono costituiti. Di seguito vengono elencate le diverse tipologie e forme dei trulli riscontrabili sul territorio pugliese, indicandone le principali caratteristiche architettoniche e costruttive. Tipo 1) Zona: Complesso delle Murge Descrizione: Il tetto, ricoperto da chiancarelle, è perfettamente a cono con inclinazione di circa 45 gradi; il basamento è a pianta circolare o quadrata, non intonacato (al più imbiancato); a volte si nota la presenza di un tamburo intonacato che raccorda la base al tetto. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Da questa forma si sono evoluti i trulli visibili ad Alberobello, i quali sono per lo più a pianta quadrangolare, senza tamburo di raccordo e con il basamento intonacato. Tipo 2) Zona: Litorale da Barletta a Bari e retroterra verso Modugno Descrizione: Per motivi costruttivi necessita di rinfianchi attorno alla cupola di spessore tale da nasconderla completamente; la pianta può essere circolare o quadrata; in elevazione presenta una serie di gradoni (fino a 4 o 5) tronco conici o tronco piramidali. Per la porosità del calcare usato nella costruzione vengono rivestiti, sulle superfici orizzontali, ad intonaco. Tipo 3) Zona: Litorale fra Bari e Fasano Descrizione: A causa del tipo di materiale usato, ovvero perticolarmente irregolare e poco lavorabile, vengono rivestiti integralmente di intonaco fino ad ottenere una superfice uniforme. La struttura è composta da un basamento rotondeggiante e da una cupola ovoidale o tronco conica. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Tipo 4) Zona: Litorale da Fasano ad Ostuni Descrizione: Molto simili a quelli del tipo 1, si differenziano per la una maggiore inclinazione della cupola e per una forma leggermente curva delle generatrici. Il tamburo non è sempre presente. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Tipo 5) Zona: Colline di Ostuni e Carovigno Descrizione: In realtà non si tratta di una vera e propria struttura a secco. Il basamento infatti è costituito da muratura di pietrame e calce mentre la cupola è strutturata secondo tecniche estremamente diverse da quelle tipiche di tutti gli altri trulli (struttura spingente). Proprio per questa differenza strutturale si rende necessaria la presenza di un forte rinfianco dal quale sporge solo la sommità dell cupola. È integralmente intonacato. Tipo 6) Zona: Penisola Salentina Descrizione: Presentano dei metodi di costruzione misti che comportano, anche in questo caso, la presenza di rinfianchi. Le forme sono tronco coniche o tronco piramidali non intonacate; le superfici orizzontali sono coperte di lastre di calcare o ricoperte di uno spesso strato di terra e stoppia. I pinnacoli Le forme adottate nella realizzazione dei pinnacoli traggono origine dal culto betilico, professato dai popoli primitivi orientali. Questo culto, il cui nome betilico deriva dal latino baetulos, pietra sacra, si basava sull'adorazione delle "pietre azzurre o pietre livide", come meteoriti o aeroliti, ritenute figlie del sole e delle stelle perché cadute dal cielo e in grado di sprigionare scintille di fuoco. I pinnacoli dei trulli più antichi presentano dei chiari richiami a questo culto: i pinnacoli a palla o a disco, posto orizzontalmente, sono rappresentazioni della sfera e del disco solare; quelli a forma di piramide (a quattro o a cinque facce) o di cono, sono un richiamo alla pietra sacra del baìtulos. Nei trulli più recenti queste forme hanno assunto delle fogge esteticamente più evolute per adattarsi alla simbologia delle religioni successive, in particolare quella cristiana, come le croci. Simboli L'arte primitiva, già constatabile nelle forme dei pinnacoli, diventa più varia e complicata nei segni, nelle figure simboliche, nei monogrammi, negli emblemi e nelle sigle tracciate con latte di calce sul dorso dei tetti conici. La maggior parte dei simboli sono di origine religiosa cristiana e spaziano dalla croce al monogramma cristiano, dai simboli della passione al cuore trafitto, dal raggiante Sacramento al Calice Eucaristico. Altri sono pagani come il gallo, la serpe, il ferro di cavallo, le corna di bue o di ariete e primitivi come circoli, triangoli, linee rette e curve, svastiche gammate come quelle che si rinvengono su alcuni antichi vasi apuli. Altri prendono spunto dalla magia; fra questi si ritrovano segni astronomici, zodiacali e planetari. O, ancora, semplicemente ornamentali e grotteschi, come la cornucopia, la stella, le iniziali del proprietario, la falce, la zappa, un mascherone. 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In seguito le occupazioni del proprietario cambiano e la residenza rurale diviene il luogo nel quale l'uomo politico romano si ritira quando le pause nelle attività pubbliche glielo consentono, per dedicarsi ad attività letterarie ed artistiche. Nella quiete, lontano dal chiasso della città, il proprietario della villa legge e commenta i classici della letteratura e della filosofia greca, scrive appunti, memorie, quando non si dedica alla redazione di lavori storici e letterari di maggiore impegno. Cambiando le attività che si svolgono nella villa cambiano anche le caratteristiche della villa. L'area residenziale, la cosiddetta villa urbana, diviene più ampia e articolata, le zone nelle quali il padrone trascorre il suo tempo si arricchiscono di elementi architettonici raffinati: colonnati imponenti, giardini, fontane, mosaici. Il seguito si accresce di personale dedito ad occupazioni molto diverse da quelle specifiche delle attività nei campi: addetti alla cura della persona del padrone e dei suoi familiari, cuochi, accompagnatori, ma anche musici, teatranti, letterati. Secondo una interpretazione diffusa, le attività economiche non costituiscono la preoccupazione principale della classe dirigente romana. La villa rurale o marittima ha come scopo principale quello di offrire rifugio al padrone di casa, il quale poteva dedicarsi in tutta tranquillità al complemento necessario della sua attività pubblica, l'otium letterario e filosofico. Tuttavia, forse è errato non dare la giusta importanza alle attività produttive della villa, grazie alle quali la proprietà contribuisce ad accrescere il patrimonio del proprietario. La gestione economica della proprietà è affidata al villicus, un servitore che sovrintende a tutte le attività produttive della villa e risponde dell'amministrazione direttamente al padrone. Le attività economiche della villa sono numerose e complesse; innovazione tecnica e sperimentazione sono perseguite con entusiasmo e genuino interesse per il nuovo da parte del proprietario. La trattazione di questo tema da parte dei classici come Catone e Columella dimostra come l'attenzione dei proprietari per le attività produttive fosse notevole, anche se le esigenze di status richiedevano maggiore enfasi sulle attività pubbliche. Il proprietario forse non era un imprenditore puro, ma certo non era indifferente all'andamento economico della sua proprietà. Di particolare interesse sono le ville imperiali, per il prestigio dei suoi occupanti e per l'attività che in essa si svolgeva. Non sempre, rileva l'autore, è possibile distinguere la residenza imperiale dalla villa di un privato. Talvolta la villa di un cittadino facoltoso diviene proprietà dell'imperatore, talaltra immobili dell'imperatore sono venduti a privati. Come l'imperatore spende il tempo trascorso in una delle sue ville dipendeva dal fatto che in esse svolga funzioni pubbliche o no. Ciascun imperatore ha dato la sua impostazione al proposito. Augusto possedeva residenze che in nulla si distinguevano da quelle dei membri dell'aristocrazia. Il suo successore Tiberio spende gran parte del suo tempo lontano da Roma, pur continuando ad esercitare le sue funzioni. Con Domiziano e Traiano l'otium dell'imperatore svanisce: in realtà l'imperatore continua a svolgere le sue funzioni pubbliche nella sua residenza extraurbana. Adriano fa realizzare a Tivoli una grande residenza d'otium, adottando soluzioni estetiche originali per soddisfare il suo gusto estetico. Nuove anche le soluzioni per accogliere un seguito e una servitù imponenti, tutto ciò lontanissimo dalla frugalità di Augusto, ispirata agli ideali repubblicani. La villa romana nasce come azienda produttiva di ricchi possidenti che risiedevano in città: è abitata inizialmente da una piccola folla di lavoranti che coltivano orti, vigneti e oliveti e allevano animali da cortile ma anche specie più rare destinate a raffinati banchetti. Si trasforma ben presto in luogo di otium, dove trascorrere il tempo libero lontano dalla vita convulsa della città, alternando il riposo con attività culturali. Per la "way of life" di politici e intellettuali romani diviene così una sorta di soggiorno obbligato e non è un caso che in questo libro si incontrino personaggi come gli Scipioni, Cicerone, Orazio o Plinio il Giovane. Le ville punteggiano così il paesaggio dell'italia centrale: da quelle prossime a Roma, rifugio immediato per chi vuoi lasciare spesso il clamore urbano, a quelle di villeggiatura le quali, non a caso, scelgono posizioni panoramiche a Capri, Sorrento, Castellammare di Stabia o fra le forre della regione tiburtina. Le forme architettoniche, conseguentemente, si trasformano: l'essenzialità e la funzionalità delle prime strutture cedono il passo a prospetti esterni colonnati e a giardini interni, a sale da pranzo disposte intorno a vasche ricolme di pesci, a serie di ambienti inseriti in sequenze che terminano su terrazze panoramiche. Per gli imperatori le residenze extraurbane assumono lo stesso significato: dalla villa di Tiberio costruita sulla rupe di Capri a quella assai più complessa voluta da Adriano nei pressi di Tivoli si sviluppa un linguaggio architettonico che si adatta al paesaggio o che crea spazi artificiali fra monumenti che assolvono funzioni di rappresentanza, ma destinati anche ai piaceri fisici e intellettuali. Il prototipo della "villa" risale dunque all'epoca romana, epoca nella quale era sia centro di organizzazione agricola che luogo di svago. Il carattere rurale di queste residenze si perde nel Medioevo con il prevalere delle fortificazioni, dovute alle impellenti necessità difensive di quei tempi. Nel XV secolo i castelli e le varie residenze fortificate cominciano a perdere i connotati di puri e semplici luoghi di difesa per modificarsi, ad esempio, nelle più ariose strutture dei casini di caccia. Una delle caratteristiche dell'architettura delle ville è il riuso di edifici preesistenti. Il problema della trasformazione degli spazi è risolto a volte con un mascheramento totale, che non implica però la completa distruzione (rara sia per motivi economici che di fedeltà storica). Eredi naturali dei casini di caccia sono le piccole «ville di delizia» cinquecentesche, che abbinano il recupero delle parti storiche a nuovi spazi, con ampie stanze e numerose logge. La villa seicentesca sviluppa valenze architettoniche recanti un gusto accentuato per il monumentale. L'edificio diventa imponente e le ricche decorazioni solitamente esaltano le imprese e le virtù della famiglia. Ad alleggerire i fasti delle ville, nascono i leziosi giardini all'italiana, la cui moda prosegue fin nel pieno Settecento. Purtroppo questa moda verrà sostituita (e causerà perdite gravi) dalla predilezione per il giardino romantico all'inglese. Non si tratta solo di una mera differenza di stili: al giardino razionale, simbolo del dominio dell'uomo sul cosmo, subentra il parco come contemplazione della natura «selvaggia», una sorta di ritorno allo stato di natura teorizzato da Rousseau. Un aspetto peculiare della diffusione della tipologia architettonica delle ville è la relazione tra queste e lo spazio agricolo circostante ovvero il territorio al cui dominio in origine era destinata la struttura. Già nel Quattrocento è superata la rigorosa distinzione fra ville di svago e ville centrali agricole. In realtà, in quasi tutte le strutture si assommano le due funzioni, dal momento che persino le ville di delizia settecentesche, sorte in luoghi «turistici», non sono del tutto infedeli a queste premesse. Valutando il posizionamento di questi manufatti sul territorio, possiamo constatare che prevalentemente si è preferito edificare nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua piuttosto che sulle vie di comunicazione carrabili. Si tratta certamente di una scelta estetica, però la bellezza del luogo si sposa anche con la comodità dei trasporti, sia agricoli e commerciali, che si intendeva far defluire attraverso le vie d'acqua. Un altro rapporto è quello fra centro urbano e villa. La residenza nobiliare in genere diventa il perno del borgo, in alcuni casi invece l'edificio influenza solo in parte il contesto edilizio preesistente. Crea piuttosto uno spazio proprio, che a sua volta si trasforma in asse di un nuovo sviluppo. In altre situazioni, ancora, la villa genera ex novo un piccolo centro abitato, che comprende un polo religioso e le abitazioni dei contadini. Ma perché fra Seicento e Settecento si assiste a un proliferare di ville? Uno dei motivi è il progressivo prevalere di famiglie «nuove», provenienti dai mercanti del ducato, oppure dal mondo delle professioni. I nuovi ricchi sono desiderosi di affermare il livello sociale conquistato, perciò cercano di costruire un edificio di prestigio che mostri alla popolazione un tenore di vita pari al loro orgoglio. Anche le famiglie di antica nobiltà vogliono a loro volta riaffermare il proprio prestigio e la propria memoria, ripensando la struttura delle residenze di campagna. A volte costoro sono costretti a erigere nuove ville, poiché le spartizioni ereditarie hanno smembrato le proprietà della famiglia, oppure semplicemente perché è mutato il gusto. In quest'ultimo caso, e precisamente agli inizi del Settecento, gioca un ruolo decisivo la nuova estetica rococò del «comodo», che si traduce nell'ideologia e nel mito della «villa di delizia». Questa si riteneva fosse necessaria per potersi distaccare dalla corruzione urbana ed entrare in contatto con la natura, in modo da avere la possibilità di godere di scelti ed esclusivi piaceri. Normalmente la forma della villa è quella di un edificio a destinazione residenziale che a volte si impone sul territorio ed altre ne è in simbiosi. In entrambi i casi, insieme al momento storico a cui appartiene, viene determinato lo stile architettonico della villa. La forma generata esclusivamente dallo stile architettonico prescelto, ruota generalmente intorno ad un elemento preponderante che caratterizza tutta la villa. Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi. Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato. Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato. Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi. Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato. Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato. ERRECI REAL ESTATE 329.6276800 - (www.erreci-immobiliare.it) è un network immobiliare che opera in tutta ITALIA ed in particolar modo in PUGLIA nelle province di Bari, Brindisi, Taranto, Lecce. si occupa principalmente della vendita appartamenti, trulli, vendita masserie, vendita ville, vendita rustici, vendita immobili di prestigio. 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Diffusi su tutto il territorio pugliese, raggiungono la massima concentrazione ed espressione artistica nella Valle d'Itria. Entrando in questa zona, contraddistinta da morbide ondulazioni collinari coperte di vigneti e di verdi macchie di boschi, rigata da bianchi muretti a secco, punteggiata da case bianche con una bruna copertura a cono, il turista, anche il più distratto, ha la sensazione di essere entrato in un territorio senza tempo, quasi magico. E questa stessa sensazione la si prova passeggiando tra i vicoli dei paesi della Murgia dei trulli: Alberobello (i cui trulli sono stati dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'intero pianeta), Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Le origini dei trulli sono controverse. Sembra certo tuttavia che il trullo della Valle d'Itria nasca dall'arguzia italica oltre che dai bisogni imposti dalla povertà. Il paesaggio è quello dell'altopiano delle Murge, dove abbonda la pietra calcarea. Era dunque necessario spietrare i terreni per renderli coltivabili. Con i sassi veniva costruiti muri a secco per delimitare le proprietà e ripari per gli uomini. La storia attribuisce a Giovanni Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, peggio noto come il Guercio, il sia pur involontario atto di nascita dei trulli. Questo voleva fare della Selva un feudo tutto suo indipendente dalla corte di Napoli, per questo motivo incitò i contadini e le loro famiglie a vivere lì. Ma quando l'editto Prammatica de Baronibus impose l'autorizzazione regia su ogni costruzione, il conte di Conversano, impose ai sudditi l'impiego di pietre a secco con assoluto divieto dell'utilizzo della malta. Così in caso di ispezioni governative, i trulli potevano essere smontati e rimontati in poche ore. Costruzioni simili ai trulli esistono anche in Grecia, Dalmazia, Egitto, Sicilia e Sardegna. C'è chi per risalire all'origine dei trulli va sino al 1500 A.C., quando con il nome greco-classico tholoi si indicava una cupola posta su di una tomba detta Tesoro di Atreo. Altri, invece, si riferiscono al termine greco-bizantino torullos con il quale si indicava la sala a cupola del palazzo imperiale di Costantinopoli. Infine, il termine latino turris con le sue alterazioni turulla, trulla, trullum per indicare una piccola torre. I maestri trullari lo resero una dimora autosufficiente per uomini a animali. Si tratta di un unico vano di trenta metri quadrati suddiviso in modo da ricavare il focolare, il deposito per il raccolto con il soppalco in tavole di legno e il fenile. Le scale esterne portano ai ripiani utilizzati per fare essiccare frutta e verdura. I trulli sono il primo esempio di costruzione isolate. I muri e il cono innalzati a secco creano, infatti, una camera d'aria che assorbe gli sbalzi di temperatura e la mantiene costante. Caldi d'inverno e freschi d'estate. Il tetto, formato da pietre calcaree, chiancarelle sovrapposte, culmina in pinnacoli decorativi, che hanno origini remote e significativi che vanno dalla sacralità della cultura cristiana, ellenistica o giudaica, alla "cultura" della cabala o dei buoni auspici. Come già detto in precedenza il trullo ha le sue origini che risalgono alla preistoria; nel corso dei millenni la sua originaria struttura architettonica è andata man mano modificandosi trasformandosi da semplice riparo di fortuna ad una vera e propria abitazione non priva di comfort. Tale evoluzione è riscontrabile in maniera particolare solo in alcune zone della Puglia, quali la "Murgia dei Trulli", ovvero quella zona che comprende i comuni di Alberobello, Locorotondo, Martina Franca e Cisternino. Il trullo primordiale altro non era se non una sorta di semplice capanna in pietra a pianta pressocché circolare. In essa si riconoscono quattro elementi costruttivi: il muro, l'arco trilitico dell'ingresso, la volta a calotta ed il tetto, tutti costituiti da pietra calcarea senza alcun tipo di legante (parte destra dell'immagine). Da questa forma originaria il trullo si evolve acquisendo caratteristiche architettoniche da altre culture; è tipica di tale trasformazione la sostituzione dell'arco trilitico dell'ingresso con l'arco romano a tutto sesto sormontato, comunque, da un timpano triangolare. Allo stesso modo, per rispondere sempre meglio alla sua funzione di abitazione, la forma base si arricchisce di particolari architettonici e funzionali quali il focolare, le finestre, una cisterna posta sotto il trullo stesso per la raccolta e la conservazione delle acque piovane, una pavimentazione a basole di calcare. In un secondo momento la pianta da circolare diventa quadrata e si cominciano ad addossare più trulli tra di loro formando vere e proprie abitazioni unifamiliari, costituite da un ampio vano centrale e da diverse stanze o dipendenze laterali. Infine si verificano sempre più evidenti adattamenti all'uso domestico del trullo, si creano mensole in aggetto e nicchie per la conservazione di beni e suppellettili, si intonacano le pareti interne, il muro portante esterno e le parti superiori del tetto in prossimità dei pinnacoli (parte sinistra dell'immagine). È proprio questa continua evoluzione che contraddistingue i trulli rispetto ad analoghe tipologie architettoniche presenti in tutto il mondo e ne fa un patrimonio culturale ed artistico unico nel suo genere. Tale importanza, fra l'altro, è stata riconosciuta dall'UNESCO il 5 Dicembre 1996 quando ha dichiarato i trulli di Alberobello patrimonio dell'intero pianeta, inserendo questa città nella lista del Patrimonio Mondiale (World Heritage List). I motivi che hanno fatto sì che i trulli si evolvessero nel corso dei secoli fino ad arrivare, ancora perfettamente funzionali, sino ai nostri giorni sono da ricercarsi in tutta una serie di circostanze economico-sociali e culturali. Tra i questi il più importante è sicuramente il particolare sistema insediativo tipico della "Murgia dei Trulli". In questa zona, fino ai primi decenni del '900, si riscontra una altissima percentuale di popolazione residente al di fuori dei centri urbani, in controtendenza con quella che è la realtà di altre zone, anche prossime, della Puglia e del Sud Italia in genere durante lo stesso periodo. Le cause di tale situazione sono da ricercarsi nell'accentuato frazionamento dei fondi e nella pratica della vendita o affitto dei terreni agricoli a piccoli lotti. Tutto ciò implicava la necessità di una continua cura delle colture e quindi di una costante presenza in campagna; ovviamente il trullo, proprio per le sue caratteristiche di economicità e sicurezza, per la sua capacità di raccogliere e conservare l'acqua piovana (cosa fondamentale per una regione così arida), oltre che per gli usi ed i costumi risalenti ad ataviche tradizioni, si prestava quale dimora ideale per chi doveva provvedere alla cura del fondo agricolo, trasformandosi così da semplice rifugio di fortuna in vera e propria dimora, spesso ben fatta e particolarmente curata. La tipologia architettonica a trullo o a tholoi , ovvero quegli edifici di pianta pressochè circolare costruiti in pietra a secco in aggetto, sono presenti in motlissime zone della terra: in Siria, in Libia, in Sud Africa, nelle isole Canarie, in Spagna, in Provenza, in Bretagna, in Irlanda, in Scozia, in Svezia, in Islanda, in Dalmazia, in Istria. In Italia la ritroviamo, oltre che in Puglia, in Liguria, in Sardegna, a Pantelleria. La diffusione di questa struttura, nelle le zone dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa, è testimonianza, oltre che effetto, dell'esistenza in queste aree di una civiltà piuttosto unifrome le cui origini risalgono all'età della pietra. Questa origine comune è provata anche da studi archeologici ed etimologici su reperti ceramici, su monumenti megalitici ed ètimi comuni alle diverse zone. Ovviamente la diffusione del tholoi in aggetto è stata possibile solo in quelle zone dove sono state soddisfatte particolari condizioni geomorfologiche ed ambientali. In Puglia tali condizioni sono legate innanzitutto l'abbondanza della materia prima, la pietra calcarea che si ritrova un po' dappertutto, dotata di prticolari caratteristiche meccaniche e fisiche che hanno favorito e facilitato questo tipo di costruzione. E ciò è ancora più vero se si pensa alla necessità di spietrare tali terreni per renderli idonei alla coltivazione, non soltando ammonticchiando le pietre in cumuli al fine di ridurne l'ingombro, ma anche utilizzandole sia per la costruzione di muretti a secco per la delimitazione delle proprietà, sia per la costruzione di ripari (i trulli, appunto). In Puglia il trullo è presente in tutte le zone della regione, (per la diffusione vedere l'immagine a lato) assumendo però connotati e forme diverse, attribuibili da un lato alle diverse caratteristiche dei materiali da costruzione locali, dall'altro alle differenze socio-culturali che, come già detto, hanno avuto un peso notevole sullo sviluppo del trullo. Partendo dalla provincia di Foggia, dove si contano pochissimi trulli, ed entrando in provincia di Bari si incontra una prima concentrazione nella zona compresa fra Barletta, Ruvo e Bari. Anche nei comuni dell'entroterra barese se ne ritrovano, ma non in abbondanza. Proseguendo verso Brindisi lungo le campagne comprese tra la costa e l'entroterra se ne riscontra una certa diffusione, così come nell'entroterra a Sud-Ovest di Brindisi. Tra Brindisi e Lecce si contano solo alcuni esempi isolati, per ritrovarne una notevole diffusione lungo tutta la fascia costiera adriatica e ionica. La concentrazione dei trulli diminuisce man mano che ci si sposta verso la parte centrale della penisola salentina e risalendo il litorale ionico verso Taranto rimanendo, però pur sempre elevata. Ma la zona che presenta la massima concentrazione di trulli e, contemporaneamente, la tipologia più evoluta di questo tipo architettonico, è certamente la zona della Murgia dei trulli (vedi immagine seguente). Questo territorio a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto, comprendente i comuni di Ceglie Messsapica, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Alberobello, Noci, Putignano e Castellana, è uno spettacolo unico al mondo. La valle d'Itria con i suoi vigneti ed oliveti, la Selva di Fasano con i suoi boschi di pini e di quercie, sono ampiamente disseminati di trulli, ora isolati, ora più vicini, con i loro muri bianchi di calce, i loro tetti bruni sui quali spiccano il pinnacolo ed i simboli (magici e cristiani) tracciati col latte di calce. E poi Alberobello, la "Capitale dei Trulli", che con i suoi due rioni, il Monti e l'Aia Piccola , costituisce l'esempio più rappresentativo e pittoresco della "cultura del trullo": solo qui infatti i trulli si ritrovano raggruppati a formare un vero e proprio paese. La spiegazione di questa particolarità sta nella storia stessa di Alberobello: nella seconda metà del XVI secolo la zona di Alberobello cominciò a popolarsi di contadini. I Conti di Conversano, dominatori di quel piccolo feudo, obbligarono i coloni a costruire le proprie dimore a secco, in modo tale da poterle facilmente demolire nel caso di ispezione regia; tale obbligo era, in pratica, una astuzia dei Conti per evitare il pagamento del tributo dovuto, secondo la "Prammatica Baronibus", per il nuovo agglomerato urbano che si veniva a creare. Nel 1797 a seguito delle proteste di un gruppo di cittadini di Alberobello, Re Ferdinando IV di Borbone emanò un Decreto in base al quale il piccolo villaggio divenne libero dal giogo dei Conti di Conversano. In quell'occasione venne eretta ad Alberobello la "Casa d'Amore", prima costruzione in cui si fa uso di calce, malta e bolo. Come già detto precedentemente, i trulli si sono diffusi in quelle zone dove le caratteristiche geomorfoligiche dei terreni assicuravano una notevole disponibiltà della materia prima per la loro costruzione. Allo stesso modo le diverse forme dei trulli sono strettamente connesse alle proprietà fisiche e meccaniche dei materiali da cui essi sono costituiti. Di seguito vengono elencate le diverse tipologie e forme dei trulli riscontrabili sul territorio pugliese, indicandone le principali caratteristiche architettoniche e costruttive. Tipo 1) Zona: Complesso delle Murge Descrizione: Il tetto, ricoperto da chiancarelle, è perfettamente a cono con inclinazione di circa 45 gradi; il basamento è a pianta circolare o quadrata, non intonacato (al più imbiancato); a volte si nota la presenza di un tamburo intonacato che raccorda la base al tetto. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Da questa forma si sono evoluti i trulli visibili ad Alberobello, i quali sono per lo più a pianta quadrangolare, senza tamburo di raccordo e con il basamento intonacato. Tipo 2) Zona: Litorale da Barletta a Bari e retroterra verso Modugno Descrizione: Per motivi costruttivi necessita di rinfianchi attorno alla cupola di spessore tale da nasconderla completamente; la pianta può essere circolare o quadrata; in elevazione presenta una serie di gradoni (fino a 4 o 5) tronco conici o tronco piramidali. Per la porosità del calcare usato nella costruzione vengono rivestiti, sulle superfici orizzontali, ad intonaco. Tipo 3) Zona: Litorale fra Bari e Fasano Descrizione: A causa del tipo di materiale usato, ovvero perticolarmente irregolare e poco lavorabile, vengono rivestiti integralmente di intonaco fino ad ottenere una superfice uniforme. La struttura è composta da un basamento rotondeggiante e da una cupola ovoidale o tronco conica. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Tipo 4) Zona: Litorale da Fasano ad Ostuni Descrizione: Molto simili a quelli del tipo 1, si differenziano per la una maggiore inclinazione della cupola e per una forma leggermente curva delle generatrici. Il tamburo non è sempre presente. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Tipo 5) Zona: Colline di Ostuni e Carovigno Descrizione: In realtà non si tratta di una vera e propria struttura a secco. Il basamento infatti è costituito da muratura di pietrame e calce mentre la cupola è strutturata secondo tecniche estremamente diverse da quelle tipiche di tutti gli altri trulli (struttura spingente). Proprio per questa differenza strutturale si rende necessaria la presenza di un forte rinfianco dal quale sporge solo la sommità dell cupola. È integralmente intonacato. Tipo 6) Zona: Penisola Salentina Descrizione: Presentano dei metodi di costruzione misti che comportano, anche in questo caso, la presenza di rinfianchi. Le forme sono tronco coniche o tronco piramidali non intonacate; le superfici orizzontali sono coperte di lastre di calcare o ricoperte di uno spesso strato di terra e stoppia. I pinnacoli Le forme adottate nella realizzazione dei pinnacoli traggono origine dal culto betilico, professato dai popoli primitivi orientali. Questo culto, il cui nome betilico deriva dal latino baetulos, pietra sacra, si basava sull'adorazione delle "pietre azzurre o pietre livide", come meteoriti o aeroliti, ritenute figlie del sole e delle stelle perché cadute dal cielo e in grado di sprigionare scintille di fuoco. I pinnacoli dei trulli più antichi presentano dei chiari richiami a questo culto: i pinnacoli a palla o a disco, posto orizzontalmente, sono rappresentazioni della sfera e del disco solare; quelli a forma di piramide (a quattro o a cinque facce) o di cono, sono un richiamo alla pietra sacra del baìtulos. Nei trulli più recenti queste forme hanno assunto delle fogge esteticamente più evolute per adattarsi alla simbologia delle religioni successive, in particolare quella cristiana, come le croci. Simboli L'arte primitiva, già constatabile nelle forme dei pinnacoli, diventa più varia e complicata nei segni, nelle figure simboliche, nei monogrammi, negli emblemi e nelle sigle tracciate con latte di calce sul dorso dei tetti conici. La maggior parte dei simboli sono di origine religiosa cristiana e spaziano dalla croce al monogramma cristiano, dai simboli della passione al cuore trafitto, dal raggiante Sacramento al Calice Eucaristico. Altri sono pagani come il gallo, la serpe, il ferro di cavallo, le corna di bue o di ariete e primitivi come circoli, triangoli, linee rette e curve, svastiche gammate come quelle che si rinvengono su alcuni antichi vasi apuli. Altri prendono spunto dalla magia; fra questi si ritrovano segni astronomici, zodiacali e planetari. O, ancora, semplicemente ornamentali e grotteschi, come la cornucopia, la stella, le iniziali del proprietario, la falce, la zappa, un mascherone. 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Nella quiete, lontano dal chiasso della città, il proprietario della villa legge e commenta i classici della letteratura e della filosofia greca, scrive appunti, memorie, quando non si dedica alla redazione di lavori storici e letterari di maggiore impegno. Cambiando le attività che si svolgono nella villa cambiano anche le caratteristiche della villa. L'area residenziale, la cosiddetta villa urbana, diviene più ampia e articolata, le zone nelle quali il padrone trascorre il suo tempo si arricchiscono di elementi architettonici raffinati: colonnati imponenti, giardini, fontane, mosaici. Il seguito si accresce di personale dedito ad occupazioni molto diverse da quelle specifiche delle attività nei campi: addetti alla cura della persona del padrone e dei suoi familiari, cuochi, accompagnatori, ma anche musici, teatranti, letterati. Secondo una interpretazione diffusa, le attività economiche non costituiscono la preoccupazione principale della classe dirigente romana. La villa rurale o marittima ha come scopo principale quello di offrire rifugio al padrone di casa, il quale poteva dedicarsi in tutta tranquillità al complemento necessario della sua attività pubblica, l'otium letterario e filosofico. Tuttavia, forse è errato non dare la giusta importanza alle attività produttive della villa, grazie alle quali la proprietà contribuisce ad accrescere il patrimonio del proprietario. La gestione economica della proprietà è affidata al villicus, un servitore che sovrintende a tutte le attività produttive della villa e risponde dell'amministrazione direttamente al padrone. Le attività economiche della villa sono numerose e complesse; innovazione tecnica e sperimentazione sono perseguite con entusiasmo e genuino interesse per il nuovo da parte del proprietario. La trattazione di questo tema da parte dei classici come Catone e Columella dimostra come l'attenzione dei proprietari per le attività produttive fosse notevole, anche se le esigenze di status richiedevano maggiore enfasi sulle attività pubbliche. Il proprietario forse non era un imprenditore puro, ma certo non era indifferente all'andamento economico della sua proprietà. Di particolare interesse sono le ville imperiali, per il prestigio dei suoi occupanti e per l'attività che in essa si svolgeva. Non sempre, rileva l'autore, è possibile distinguere la residenza imperiale dalla villa di un privato. Talvolta la villa di un cittadino facoltoso diviene proprietà dell'imperatore, talaltra immobili dell'imperatore sono venduti a privati. Come l'imperatore spende il tempo trascorso in una delle sue ville dipendeva dal fatto che in esse svolga funzioni pubbliche o no. Ciascun imperatore ha dato la sua impostazione al proposito. Augusto possedeva residenze che in nulla si distinguevano da quelle dei membri dell'aristocrazia. Il suo successore Tiberio spende gran parte del suo tempo lontano da Roma, pur continuando ad esercitare le sue funzioni. Con Domiziano e Traiano l'otium dell'imperatore svanisce: in realtà l'imperatore continua a svolgere le sue funzioni pubbliche nella sua residenza extraurbana. Adriano fa realizzare a Tivoli una grande residenza d'otium, adottando soluzioni estetiche originali per soddisfare il suo gusto estetico. Nuove anche le soluzioni per accogliere un seguito e una servitù imponenti, tutto ciò lontanissimo dalla frugalità di Augusto, ispirata agli ideali repubblicani. La villa romana nasce come azienda produttiva di ricchi possidenti che risiedevano in città: è abitata inizialmente da una piccola folla di lavoranti che coltivano orti, vigneti e oliveti e allevano animali da cortile ma anche specie più rare destinate a raffinati banchetti. Si trasforma ben presto in luogo di otium, dove trascorrere il tempo libero lontano dalla vita convulsa della città, alternando il riposo con attività culturali. Per la "way of life" di politici e intellettuali romani diviene così una sorta di soggiorno obbligato e non è un caso che in questo libro si incontrino personaggi come gli Scipioni, Cicerone, Orazio o Plinio il Giovane. Le ville punteggiano così il paesaggio dell'italia centrale: da quelle prossime a Roma, rifugio immediato per chi vuoi lasciare spesso il clamore urbano, a quelle di villeggiatura le quali, non a caso, scelgono posizioni panoramiche a Capri, Sorrento, Castellammare di Stabia o fra le forre della regione tiburtina. Le forme architettoniche, conseguentemente, si trasformano: l'essenzialità e la funzionalità delle prime strutture cedono il passo a prospetti esterni colonnati e a giardini interni, a sale da pranzo disposte intorno a vasche ricolme di pesci, a serie di ambienti inseriti in sequenze che terminano su terrazze panoramiche. Per gli imperatori le residenze extraurbane assumono lo stesso significato: dalla villa di Tiberio costruita sulla rupe di Capri a quella assai più complessa voluta da Adriano nei pressi di Tivoli si sviluppa un linguaggio architettonico che si adatta al paesaggio o che crea spazi artificiali fra monumenti che assolvono funzioni di rappresentanza, ma destinati anche ai piaceri fisici e intellettuali. Il prototipo della "villa" risale dunque all'epoca romana, epoca nella quale era sia centro di organizzazione agricola che luogo di svago. Il carattere rurale di queste residenze si perde nel Medioevo con il prevalere delle fortificazioni, dovute alle impellenti necessità difensive di quei tempi. Nel XV secolo i castelli e le varie residenze fortificate cominciano a perdere i connotati di puri e semplici luoghi di difesa per modificarsi, ad esempio, nelle più ariose strutture dei casini di caccia. Una delle caratteristiche dell'architettura delle ville è il riuso di edifici preesistenti. Il problema della trasformazione degli spazi è risolto a volte con un mascheramento totale, che non implica però la completa distruzione (rara sia per motivi economici che di fedeltà storica). Eredi naturali dei casini di caccia sono le piccole «ville di delizia» cinquecentesche, che abbinano il recupero delle parti storiche a nuovi spazi, con ampie stanze e numerose logge. La villa seicentesca sviluppa valenze architettoniche recanti un gusto accentuato per il monumentale. L'edificio diventa imponente e le ricche decorazioni solitamente esaltano le imprese e le virtù della famiglia. Ad alleggerire i fasti delle ville, nascono i leziosi giardini all'italiana, la cui moda prosegue fin nel pieno Settecento. Purtroppo questa moda verrà sostituita (e causerà perdite gravi) dalla predilezione per il giardino romantico all'inglese. Non si tratta solo di una mera differenza di stili: al giardino razionale, simbolo del dominio dell'uomo sul cosmo, subentra il parco come contemplazione della natura «selvaggia», una sorta di ritorno allo stato di natura teorizzato da Rousseau. Un aspetto peculiare della diffusione della tipologia architettonica delle ville è la relazione tra queste e lo spazio agricolo circostante ovvero il territorio al cui dominio in origine era destinata la struttura. Già nel Quattrocento è superata la rigorosa distinzione fra ville di svago e ville centrali agricole. In realtà, in quasi tutte le strutture si assommano le due funzioni, dal momento che persino le ville di delizia settecentesche, sorte in luoghi «turistici», non sono del tutto infedeli a queste premesse. Valutando il posizionamento di questi manufatti sul territorio, possiamo constatare che prevalentemente si è preferito edificare nelle immediate vicinanze dei corsi d'acqua piuttosto che sulle vie di comunicazione carrabili. Si tratta certamente di una scelta estetica, però la bellezza del luogo si sposa anche con la comodità dei trasporti, sia agricoli e commerciali, che si intendeva far defluire attraverso le vie d'acqua. Un altro rapporto è quello fra centro urbano e villa. La residenza nobiliare in genere diventa il perno del borgo, in alcuni casi invece l'edificio influenza solo in parte il contesto edilizio preesistente. Crea piuttosto uno spazio proprio, che a sua volta si trasforma in asse di un nuovo sviluppo. In altre situazioni, ancora, la villa genera ex novo un piccolo centro abitato, che comprende un polo religioso e le abitazioni dei contadini. Ma perché fra Seicento e Settecento si assiste a un proliferare di ville? Uno dei motivi è il progressivo prevalere di famiglie «nuove», provenienti dai mercanti del ducato, oppure dal mondo delle professioni. I nuovi ricchi sono desiderosi di affermare il livello sociale conquistato, perciò cercano di costruire un edificio di prestigio che mostri alla popolazione un tenore di vita pari al loro orgoglio. Anche le famiglie di antica nobiltà vogliono a loro volta riaffermare il proprio prestigio e la propria memoria, ripensando la struttura delle residenze di campagna. A volte costoro sono costretti a erigere nuove ville, poiché le spartizioni ereditarie hanno smembrato le proprietà della famiglia, oppure semplicemente perché è mutato il gusto. In quest'ultimo caso, e precisamente agli inizi del Settecento, gioca un ruolo decisivo la nuova estetica rococò del «comodo», che si traduce nell'ideologia e nel mito della «villa di delizia». Questa si riteneva fosse necessaria per potersi distaccare dalla corruzione urbana ed entrare in contatto con la natura, in modo da avere la possibilità di godere di scelti ed esclusivi piaceri. Normalmente la forma della villa è quella di un edificio a destinazione residenziale che a volte si impone sul territorio ed altre ne è in simbiosi. In entrambi i casi, insieme al momento storico a cui appartiene, viene determinato lo stile architettonico della villa. La forma generata esclusivamente dallo stile architettonico prescelto, ruota generalmente intorno ad un elemento preponderante che caratterizza tutta la villa. Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi. Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato. Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato. Le ville dell'Italia settentrionale pur conservando ancora la torre, la corte, la loggia ed il breve orto murato, sono semplici costruzioni che rispecchiano la vita piena di intimità di chi le abita, senza sfarzo, per molti mesi dell'anno. Comune a quasi tutte è il cortile, centro di tutta la costruzione; le logge e le sale maggiori sono spesso affrescate; le facciate sono di semplice disegno, quasi sempre intonacate a calce, con finitura in pietra intorno alle porte e alle finestre e sugli spigoli della costruzione. Nell'Italia centrale invece presentano caratteristiche differenti. Costruite sempre in località dominante, sullo sfondo di ampie prospettive ottenute per mezzo del verde, di grandiose scalinate, di esedre, hanno imponenti volumi; le facciate sono molto contrastate per mezzo di loggiati profondi, di nicchioni, di portici; e l'andamento planimetrico, spesso molto articolato, è difficilmente tipicizzabile data la varietà e la molteplicità degli esempi. Nelle altre regioni la struttura architettonica della villa presenta caratteristiche abbastanza comuni per quel che concerne lo svolgersi dei motivi architettonici. Gli edifici sono spesso a pianta quadrata generalmente su tre piani: pianterreno, piano nobile e sottotetto; la torre ancora presente è a volte inserita nel corpo centrale e a volte distaccata. Il motivo delle logge è impiegato per alleggerirne le facciate, l'atrio al pian terreno disimpegna alcune camere a volta; al piano nobile spesso il salone di rappresentanza e le stanze sono coperte con travoni di legno decorato. Un discorso a parte meriterebbero le ville venete e in particolare quelle palladiane ma implicherebbe un discorso troppo lungo e articolato. VIRGILIO HOUSE real estate è un network immobiliare che opera in tutta ITALIA ed in particolar modo in PUGLIA nelle province di Bari, Brindisi, Taranto, Lecce. si occupa principalmente della vendita appartamenti, trulli, vendita masserie, vendita ville, vendita rustici, vendita immobili di prestigio. 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Diffusi su tutto il territorio pugliese, raggiungono la massima concentrazione ed espressione artistica nella Valle d'Itria. Entrando in questa zona, contraddistinta da morbide ondulazioni collinari coperte di vigneti e di verdi macchie di boschi, rigata da bianchi muretti a secco, punteggiata da case bianche con una bruna copertura a cono, il turista, anche il più distratto, ha la sensazione di essere entrato in un territorio senza tempo, quasi magico. E questa stessa sensazione la si prova passeggiando tra i vicoli dei paesi della Murgia dei trulli: Alberobello (i cui trulli sono stati dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'intero pianeta), Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Le origini dei trulli sono controverse. Sembra certo tuttavia che il trullo della Valle d'Itria nasca dall'arguzia italica oltre che dai bisogni imposti dalla povertà. Il paesaggio è quello dell'altopiano delle Murge, dove abbonda la pietra calcarea. Era dunque necessario spietrare i terreni per renderli coltivabili. Con i sassi veniva costruiti muri a secco per delimitare le proprietà e ripari per gli uomini. La storia attribuisce a Giovanni Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, peggio noto come il Guercio, il sia pur involontario atto di nascita dei trulli. Questo voleva fare della Selva un feudo tutto suo indipendente dalla corte di Napoli, per questo motivo incitò i contadini e le loro famiglie a vivere lì. Ma quando l'editto Prammatica de Baronibus impose l'autorizzazione regia su ogni costruzione, il conte di Conversano, impose ai sudditi l'impiego di pietre a secco con assoluto divieto dell'utilizzo della malta. Così in caso di ispezioni governative, i trulli potevano essere smontati e rimontati in poche ore. Costruzioni simili ai trulli esistono anche in Grecia, Dalmazia, Egitto, Sicilia e Sardegna. C'è chi per risalire all'origine dei trulli va sino al 1500 A.C., quando con il nome greco-classico tholoi si indicava una cupola posta su di una tomba detta Tesoro di Atreo. Altri, invece, si riferiscono al termine greco-bizantino torullos con il quale si indicava la sala a cupola del palazzo imperiale di Costantinopoli. Infine, il termine latino turris con le sue alterazioni turulla, trulla, trullum per indicare una piccola torre. I maestri trullari lo resero una dimora autosufficiente per uomini a animali. Si tratta di un unico vano di trenta metri quadrati suddiviso in modo da ricavare il focolare, il deposito per il raccolto con il soppalco in tavole di legno e il fenile. Le scale esterne portano ai ripiani utilizzati per fare essiccare frutta e verdura. I trulli sono il primo esempio di costruzione isolate. I muri e il cono innalzati a secco creano, infatti, una camera d'aria che assorbe gli sbalzi di temperatura e la mantiene costante. Caldi d'inverno e freschi d'estate. Il tetto, formato da pietre calcaree, chiancarelle sovrapposte, culmina in pinnacoli decorativi, che hanno origini remote e significativi che vanno dalla sacralità della cultura cristiana, ellenistica o giudaica, alla "cultura" della cabala o dei buoni auspici. Come già detto in precedenza il trullo ha le sue origini che risalgono alla preistoria; nel corso dei millenni la sua originaria struttura architettonica è andata man mano modificandosi trasformandosi da semplice riparo di fortuna ad una vera e propria abitazione non priva di comfort. Tale evoluzione è riscontrabile in maniera particolare solo in alcune zone della Puglia, quali la "Murgia dei Trulli", ovvero quella zona che comprende i comuni di Alberobello, Locorotondo, Martina Franca e Cisternino. Il trullo primordiale altro non era se non una sorta di semplice capanna in pietra a pianta pressocché circolare. In essa si riconoscono quattro elementi costruttivi: il muro, l'arco trilitico dell'ingresso, la volta a calotta ed il tetto, tutti costituiti da pietra calcarea senza alcun tipo di legante (parte destra dell'immagine). Da questa forma originaria il trullo si evolve acquisendo caratteristiche architettoniche da altre culture; è tipica di tale trasformazione la sostituzione dell'arco trilitico dell'ingresso con l'arco romano a tutto sesto sormontato, comunque, da un timpano triangolare. Allo stesso modo, per rispondere sempre meglio alla sua funzione di abitazione, la forma base si arricchisce di particolari architettonici e funzionali quali il focolare, le finestre, una cisterna posta sotto il trullo stesso per la raccolta e la conservazione delle acque piovane, una pavimentazione a basole di calcare. In un secondo momento la pianta da circolare diventa quadrata e si cominciano ad addossare più trulli tra di loro formando vere e proprie abitazioni unifamiliari, costituite da un ampio vano centrale e da diverse stanze o dipendenze laterali. Infine si verificano sempre più evidenti adattamenti all'uso domestico del trullo, si creano mensole in aggetto e nicchie per la conservazione di beni e suppellettili, si intonacano le pareti interne, il muro portante esterno e le parti superiori del tetto in prossimità dei pinnacoli (parte sinistra dell'immagine). È proprio questa continua evoluzione che contraddistingue i trulli rispetto ad analoghe tipologie architettoniche presenti in tutto il mondo e ne fa un patrimonio culturale ed artistico unico nel suo genere. Tale importanza, fra l'altro, è stata riconosciuta dall'UNESCO il 5 Dicembre 1996 quando ha dichiarato i trulli di Alberobello patrimonio dell'intero pianeta, inserendo questa città nella lista del Patrimonio Mondiale (World Heritage List). I motivi che hanno fatto sì che i trulli si evolvessero nel corso dei secoli fino ad arrivare, ancora perfettamente funzionali, sino ai nostri giorni sono da ricercarsi in tutta una serie di circostanze economico-sociali e culturali. Tra i questi il più importante è sicuramente il particolare sistema insediativo tipico della "Murgia dei Trulli". In questa zona, fino ai primi decenni del '900, si riscontra una altissima percentuale di popolazione residente al di fuori dei centri urbani, in controtendenza con quella che è la realtà di altre zone, anche prossime, della Puglia e del Sud Italia in genere durante lo stesso periodo. Le cause di tale situazione sono da ricercarsi nell'accentuato frazionamento dei fondi e nella pratica della vendita o affitto dei terreni agricoli a piccoli lotti. Tutto ciò implicava la necessità di una continua cura delle colture e quindi di una costante presenza in campagna; ovviamente il trullo, proprio per le sue caratteristiche di economicità e sicurezza, per la sua capacità di raccogliere e conservare l'acqua piovana (cosa fondamentale per una regione così arida), oltre che per gli usi ed i costumi risalenti ad ataviche tradizioni, si prestava quale dimora ideale per chi doveva provvedere alla cura del fondo agricolo, trasformandosi così da semplice rifugio di fortuna in vera e propria dimora, spesso ben fatta e particolarmente curata. La tipologia architettonica a trullo o a tholoi , ovvero quegli edifici di pianta pressochè circolare costruiti in pietra a secco in aggetto, sono presenti in motlissime zone della terra: in Siria, in Libia, in Sud Africa, nelle isole Canarie, in Spagna, in Provenza, in Bretagna, in Irlanda, in Scozia, in Svezia, in Islanda, in Dalmazia, in Istria. In Italia la ritroviamo, oltre che in Puglia, in Liguria, in Sardegna, a Pantelleria. La diffusione di questa struttura, nelle le zone dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa, è testimonianza, oltre che effetto, dell'esistenza in queste aree di una civiltà piuttosto unifrome le cui origini risalgono all'età della pietra. Questa origine comune è provata anche da studi archeologici ed etimologici su reperti ceramici, su monumenti megalitici ed ètimi comuni alle diverse zone. Ovviamente la diffusione del tholoi in aggetto è stata possibile solo in quelle zone dove sono state soddisfatte particolari condizioni geomorfologiche ed ambientali. In Puglia tali condizioni sono legate innanzitutto l'abbondanza della materia prima, la pietra calcarea che si ritrova un po' dappertutto, dotata di prticolari caratteristiche meccaniche e fisiche che hanno favorito e facilitato questo tipo di costruzione. E ciò è ancora più vero se si pensa alla necessità di spietrare tali terreni per renderli idonei alla coltivazione, non soltando ammonticchiando le pietre in cumuli al fine di ridurne l'ingombro, ma anche utilizzandole sia per la costruzione di muretti a secco per la delimitazione delle proprietà, sia per la costruzione di ripari (i trulli, appunto). In Puglia il trullo è presente in tutte le zone della regione, (per la diffusione vedere l'immagine a lato) assumendo però connotati e forme diverse, attribuibili da un lato alle diverse caratteristiche dei materiali da costruzione locali, dall'altro alle differenze socio-culturali che, come già detto, hanno avuto un peso notevole sullo sviluppo del trullo. Partendo dalla provincia di Foggia, dove si contano pochissimi trulli, ed entrando in provincia di Bari si incontra una prima concentrazione nella zona compresa fra Barletta, Ruvo e Bari. Anche nei comuni dell'entroterra barese se ne ritrovano, ma non in abbondanza. Proseguendo verso Brindisi lungo le campagne comprese tra la costa e l'entroterra se ne riscontra una certa diffusione, così come nell'entroterra a Sud-Ovest di Brindisi. Tra Brindisi e Lecce si contano solo alcuni esempi isolati, per ritrovarne una notevole diffusione lungo tutta la fascia costiera adriatica e ionica. La concentrazione dei trulli diminuisce man mano che ci si sposta verso la parte centrale della penisola salentina e risalendo il litorale ionico verso Taranto rimanendo, però pur sempre elevata. Ma la zona che presenta la massima concentrazione di trulli e, contemporaneamente, la tipologia più evoluta di questo tipo architettonico, è certamente la zona della Murgia dei trulli (vedi immagine seguente). Questo territorio a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto, comprendente i comuni di Ceglie Messsapica, Martina Franca, Locorotondo, Cisternino, Alberobello, Noci, Putignano e Castellana, è uno spettacolo unico al mondo. La valle d'Itria con i suoi vigneti ed oliveti, la Selva di Fasano con i suoi boschi di pini e di quercie, sono ampiamente disseminati di trulli, ora isolati, ora più vicini, con i loro muri bianchi di calce, i loro tetti bruni sui quali spiccano il pinnacolo ed i simboli (magici e cristiani) tracciati col latte di calce. E poi Alberobello, la "Capitale dei Trulli", che con i suoi due rioni, il Monti e l'Aia Piccola , costituisce l'esempio più rappresentativo e pittoresco della "cultura del trullo": solo qui infatti i trulli si ritrovano raggruppati a formare un vero e proprio paese. La spiegazione di questa particolarità sta nella storia stessa di Alberobello: nella seconda metà del XVI secolo la zona di Alberobello cominciò a popolarsi di contadini. I Conti di Conversano, dominatori di quel piccolo feudo, obbligarono i coloni a costruire le proprie dimore a secco, in modo tale da poterle facilmente demolire nel caso di ispezione regia; tale obbligo era, in pratica, una astuzia dei Conti per evitare il pagamento del tributo dovuto, secondo la "Prammatica Baronibus", per il nuovo agglomerato urbano che si veniva a creare. Nel 1797 a seguito delle proteste di un gruppo di cittadini di Alberobello, Re Ferdinando IV di Borbone emanò un Decreto in base al quale il piccolo villaggio divenne libero dal giogo dei Conti di Conversano. In quell'occasione venne eretta ad Alberobello la "Casa d'Amore", prima costruzione in cui si fa uso di calce, malta e bolo. Come già detto precedentemente, i trulli si sono diffusi in quelle zone dove le caratteristiche geomorfoligiche dei terreni assicuravano una notevole disponibiltà della materia prima per la loro costruzione. Allo stesso modo le diverse forme dei trulli sono strettamente connesse alle proprietà fisiche e meccaniche dei materiali da cui essi sono costituiti. Di seguito vengono elencate le diverse tipologie e forme dei trulli riscontrabili sul territorio pugliese, indicandone le principali caratteristiche architettoniche e costruttive. Tipo 1) Zona: Complesso delle Murge Descrizione: Il tetto, ricoperto da chiancarelle, è perfettamente a cono con inclinazione di circa 45 gradi; il basamento è a pianta circolare o quadrata, non intonacato (al più imbiancato); a volte si nota la presenza di un tamburo intonacato che raccorda la base al tetto. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Da questa forma si sono evoluti i trulli visibili ad Alberobello, i quali sono per lo più a pianta quadrangolare, senza tamburo di raccordo e con il basamento intonacato. Tipo 2) Zona: Litorale da Barletta a Bari e retroterra verso Modugno Descrizione: Per motivi costruttivi necessita di rinfianchi attorno alla cupola di spessore tale da nasconderla completamente; la pianta può essere circolare o quadrata; in elevazione presenta una serie di gradoni (fino a 4 o 5) tronco conici o tronco piramidali. Per la porosità del calcare usato nella costruzione vengono rivestiti, sulle superfici orizzontali, ad intonaco. Tipo 3) Zona: Litorale fra Bari e Fasano Descrizione: A causa del tipo di materiale usato, ovvero perticolarmente irregolare e poco lavorabile, vengono rivestiti integralmente di intonaco fino ad ottenere una superfice uniforme. La struttura è composta da un basamento rotondeggiante e da una cupola ovoidale o tronco conica. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Tipo 4) Zona: Litorale da Fasano ad Ostuni Descrizione: Molto simili a quelli del tipo 1, si differenziano per la una maggiore inclinazione della cupola e per una forma leggermente curva delle generatrici. Il tamburo non è sempre presente. Possono essere costituiti da più trulli addossati tra loro. Tipo 5) Zona: Colline di Ostuni e Carovigno Descrizione: In realtà non si tratta di una vera e propria struttura a secco. Il basamento infatti è costituito da muratura di pietrame e calce mentre la cupola è strutturata secondo tecniche estremamente diverse da quelle tipiche di tutti gli altri trulli (struttura spingente). Proprio per questa differenza strutturale si rende necessaria la presenza di un forte rinfianco dal quale sporge solo la sommità dell cupola. È integralmente intonacato. Tipo 6) Zona: Penisola Salentina Descrizione: Presentano dei metodi di costruzione misti che comportano, anche in questo caso, la presenza di rinfianchi. Le forme sono tronco coniche o tronco piramidali non intonacate; le superfici orizzontali sono coperte di lastre di calcare o ricoperte di uno spesso strato di terra e stoppia. I pinnacoli Le forme adottate nella realizzazione dei pinnacoli traggono origine dal culto betilico, professato dai popoli primitivi orientali. Questo culto, il cui nome betilico deriva dal latino baetulos, pietra sacra, si basava sull'adorazione delle "pietre azzurre o pietre livide", come meteoriti o aeroliti, ritenute figlie del sole e delle stelle perché cadute dal cielo e in grado di sprigionare scintille di fuoco. I pinnacoli dei trulli più antichi presentano dei chiari richiami a questo culto: i pinnacoli a palla o a disco, posto orizzontalmente, sono rappresentazioni della sfera e del disco solare; quelli a forma di piramide (a quattro o a cinque facce) o di cono, sono un richiamo alla pietra sacra del baìtulos. Nei trulli più recenti queste forme hanno assunto delle fogge esteticamente più evolute per adattarsi alla simbologia delle religioni successive, in particolare quella cristiana, come le croci. Simboli L'arte primitiva, già constatabile nelle forme dei pinnacoli, diventa più varia e complicata nei segni, nelle figure simboliche, nei monogrammi, negli emblemi e nelle sigle tracciate con latte di calce sul dorso dei tetti conici. La maggior parte dei simboli sono di origine religiosa cristiana e spaziano dalla croce al monogramma cristiano, dai simboli della passione al cuore trafitto, dal raggiante Sacramento al Calice Eucaristico. Altri sono pagani come il gallo, la serpe, il ferro di cavallo, le corna di bue o di ariete e primitivi come circoli, triangoli, linee rette e curve, svastiche gammate come quelle che si rinvengono su alcuni antichi vasi apuli. Altri prendono spunto dalla magia; fra questi si ritrovano segni astronomici, zodiacali e planetari. O, ancora, semplicemente ornamentali e grotteschi, come la cornucopia, la stella, le iniziali del proprietario, la falce, la zappa, un mascherone. 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Rif.: Vil-Ch-2585 ERRECI REAL ESTATE OSTUNI (www.erreci-immobiliare.it) âEuro“ LUXURIES ITALIAN PROPERTIES FOR SALE & RENT âEuro“ PROPONE IN VENDITA NELLO SPLENDIDO SCENARIO DEL VILLAGGIO TURISTICO INTERNAZIONALE DI âEuroœROSA MARINAâEuro, A CIRCA 50 METRI DAL MARE, VILLA BIFAMILIARE COMPOSTA DA SOGGIORNO/PRANZO, CUCINOTTO, TRE CAMERE DA LETTO, TRE BAGNI, AMPIA VERANDA CON CIRCOSTANTE GIARDINO ATTREZZATO DI CIRCA 300 MQ. LâEuro™IMMOBILE RISULTA ESSERE POSIZIONATO IN ZONA TRANQUILLA E RISERVATA, MA NEL CONTEMPO ANCHE A POCHI PASSI DAL MARE. POSIZIONE IDEALE PER GLI AMANTI DEL MARE E DELLA TRANQUILLITAâEuro™. VILLAGGIO âEuroœROSA MARINAâEuro VIGILATO H24 CON GUARDIANIA PRIVATA, CON CIRCA 2 KM DI LITORALE SPARPAGLIATO (SPIAGGE IN SABBIA E SCOGLIERA) ED INCANTEVOLI âEuroœCALETTEâEuro CHE RENDONO IL VILLAGGIO UNICO NEL SUO GENERE. ALLâEuro™INTERNO DEL VILLAGGIO, OLTRE AL RINOMATISSIMO "GRAND HOTEL ROSA MARINA" VI è LA PRESENZA DI DIVERSI BAR, RISTORANTI, PIZZERIE, FARMACIA, DISCOTECHE, SPIAGGE ATTREZZATE. LâEuro™OROLOGIO A ROSA MARINA NON SI FERMA MAI CON LA MOVIDA NOTTURNA CHE VEDE LA PRESENZA DI DIVERSI VIP DELLA POLITICA, DELL'ARTE, DELLA CULTURA E DEL MONDO DELLO SPETTACOLO. ERRECI PROPOSES REAL ESTATE FOR SALE: In the beautiful international resort CALLED "ROSE MARINA" Just 9 km. From the town of Ostuni, 12 km. FROM FASANO, 15 km. Cisternino, VILLE various types (detached, semidetached, TRIVILLE, MINIVILLE, PARCOVILLE, apartments, studios, duplexes, and superduplex PATIOVILLE. VILLAGE VIGILIO H24 WITH PRIVATE GUARDIANS, with about 2 km of coastline Spread (sandy and cliff) and enchanting "CALETTE" WHO MAKES THE VILLAGE Unique. Other than the famed "Grand Hotel Rosa Marina" VI is the presence of bars, restaurants, Pizzeria, Pharmacy, Disco, swimming beach. The clock never stops ROSA MARINA WITH THE night life that sees the presence of several VIPs of entertainment, art, culture and the world of politics. Il Villaggio Internazionale Rosa Marina, realizzato sul finire degli anni sessanta su iniziativa dell'imprenditore austriaco Max Schachter, attirò moltissimi turisti stranieri, soprattutto svedesi e inglesi, che acquistarono le prime ville realizzate, attratti dalla salubrità del clima e dalla bellezza del luogo. Negli anni settanta il villaggio conobbe un notevole sviluppo. Si realizzò uno dei primi esempi di albergo diffuso costituito da caratteristiche villette a piano terra immerse nel verde, che vedeva coesistere le ville di proprietà a quelle destinate alla ricettività alberghiera. Tra il 1972 e il 1974 il villaggio Rosa Marina accrebbe il suo territorio con la realizzazione delle villette a schiera di "Cala di Rosa Marina". Nello stesso periodo fu relaizzato il "Grand Hotel Rosamarina" e fu avviata la realizzazione di un "Palazzo dei Congressi" rimasto incompiuto a seguito del fallimento della Inter Atlas, la società di proprietà di Max Schachter. Dal 1977 il villaggio è gestito da due consorzi di proprietari: il "Consorzio Rosa Marina" e il "Consorzio Cala di Rosa Marina" per la parte di Cala. Complessivamente è costituito da oltre milleottocento abitazioni, tra monofamiliari e plurifamiliari. L'accesso al villaggio è riservato ai soli residenti e i loro ospiti. Collegamenti È possibile raggiungere Rosa Marina da quella conosciuta come Superstrada Bari-Lecce, che si connette alla rete autostradale. I trasporti ferroviari sono garantiti dalla stazione di Ostuni, dalla quale dista pochi chilometri, con collegamenti verso tutte le località adriatiche e con la capitale. Infatti la si trova sulla direttrice Lecce-Bari-Pescara-Ancona-Bologna-Milano; ma anche sulla direttrice Lecce-Foggia-Benevento-Caserta-Roma. I trasporti aerei sono garantiti dal vicino Aeroporto di Brindisi-Casale, distante circa 35 km; e dall'Aeroporto di Bari-Palese, distante circa 90 km. ROSA MARINA (la sua Storia): Si narra che la storia del villaggio abbia avuto inizio un giorno a seguito di una geniale intuizione avuta da due uomini Inglesi che rispondevano ai nomi di Mr.Gaspar e Mr.Lubin, alla fine degli anni 50 dopo il secondo conflitto mondiale. La Gran Bretagna stava operando una vasta politica di riassetto del suo impero coloniale, alla luce dei nuovi equilibri politici stabilitisi dopo la grande guerra. L' amministrazione di molti protettorati Inglesi situati un po' in tutto il mondo, principalmente nelle zone Equatoriali dell'Africa e formanti il Commonwealth Britannico, doveva essere riorganizzata, e per centinaia di funzionari e burocrati Inglesi, vissuti per intere generazioni in luoghi caratterizzati da climi e abitudini totalmente differenti da quelli della madre Patria, si presentava la strada di un pensionamento spesso prematuro, ma allietato da una generosa liquidazione erogata da sua Maesta' Britannica. Perché non proporre a tutta questa moltitudine la vendita di un pezzo di terra in un area godente di un clima temperato e abitata da un popolo civile e ospitale, su cui edificare un rifugio per trascorrere una vecchiaia tranquilla e salutare? Ma bisognava pur trovare una lingua di terra che sposasse il meglio di queste intenzioni! Il caso volle che la scelta cadesse sulla ridente terra di Puglia ed in particolare su Ostuni. LA REALTA' LOCALE La famiglia dell'ingegner Rodio, notabile Ostunese, alla fine degli anni 50 aveva affidato alla Cassa Depositi e Prestiti l'incarico di vendere, una proprieta' di 138 ettari, di cui 100 completamente brulli , quasi tutta la zona dal mare fino all'altezza dell'attuale sede del consorzio, mentre solo le odierne zone H e J erano coltivate ad oliveto, proprieta' privilegiata però da un'esteso fronte mare, (circa due chilometri) immerso in un'ampia fascia di vegetazione mediterranea. Il prezzo di richiesta ammontava a 200 milioni di lire (di allora). La proprieta' era divisa in due, dalla strada Litoranea tre, a quell'epoca già asfaltata ma ad una corsia, c'erano anche due lame, in altre parole due torrenti stagionali che raccoglievano l'acqua durante le piogge invernali, uno dei quali segnato sulle carte catastali come torrente Rosa Marina. Una sorgente di acqua salmastra situata sotto la modesta e fatiscente abitazione del massaro,(la Masseria RosaMarina piccola, poi demolita per far posto all'attuale Grand Hotel) garantiva una costanza presenza di acqua alla foce dell'alveo. L'altra lama quella che separa oggi Cala di Rosa Marina scorreva nelle vicinanze di un vecchio edificio poderoso ed austero, la Masseria Rosa Marina Grande casa padronale dei Rodio, oggi comunemente chiamato dai villeggianti " la Masseria". I PRIMI ACCORDI A Gaspar il sito sembro'subito quello giusto, quindi nei primi giorni del 1960 propose al venditore un contratto piuttosto singolare ma conveniente per entrambi: all'Ingegner Rodio sarebbero andati 300 lire a metro quadro, piu' un premio per ogni pezzo di terreno frazionato e trasferito a seguito di ogni vendita effettuata da Gaspar. Inoltre quest'ultimo si impegno' ad una promessa di acquisto valida per cinque anni, se però questi non fosse riuscito a vendere tutto l'appezzamento entro tale periodo, avrebbe avuto ad ogni modo la facoltà di comprarlo nella sua interezza. Raggiunto l'accordo con l'austero ingegnere Ostunese, Gaspar si mise alla ricerca di tecnici locali, che potessero dare forma sul territorio alla sua idea e venne in contatto con due professionisti di Bari, l'ingegner Orfeo Mazzitelli e l'architetto Pasquale Gerardi, che fatte proprie le indicazioni di Gaspar proposero un piano di lottizzazione assai simile a quella attuale in quella zona agraria. A quell'epoca nel comune di Ostuni, l'unico strumento urbanistico era solo un piano di fabbricazione e solo oggi si puo' comprendere appieno dalle scelte operate dagli amministratori ed in particolare dal Sindaco Ciraci e del Professor Sandro Massari (assessore all'urbanistica e lavori pubblici) che con straordinario coraggio, nel febbraio del 1962 con grande intuito e lungimiranza approvarono a livello di commissione edilizia comunale la lottizzazione (1200 lotti da 1000 metri per ville unifamiliari con centro direzionale, Motel e Hotel), per evitare un iter competenza regionale che nella migliore delle ipotesi avrebbe richiesto almeno 10 anni. L'APPARIZIONE DI SCHACTHER A questo punto la vendita dei lotti ebbe inizio, tuttavia Gasper e Lubim si trovarono di fronte a potenziali acquirenti che accolsero con estrema diffidenza la proposta di vendita di quei lotti. Quando passato un anno, le prenotazioni dei lotti procedevano lentissime e le risorse investite dai due inglesi cominciarono ad esaurirsi e pregiudicare l'avvenire dell'operazione, essi vennero in contatto con un grintoso quarantenne austriaco di origine ebrea, vivente in Canada proprietario di una societa' immobiliare, un tale Max Schacther. Avendo intuito le potenzialità insite nell'operazione, Schacther arrivo' regolarmente ad un accordo con Gaspar e Lubim che gli vendettero il diritto del contratto da loro sottoscritto, quasi tre anni prima, con l'Ingegner Rodio. A questo punto si narra che Schacther durante il primo viaggio da Londra verso Ostuni, si sedette al fianco di un'avvocato di origine ebrea residente a Roma, a cui in breve, durante la conversazione confidò la necessità di trovare dei tecnici che conoscessero la lingua inglese e le leggi italiane. In quell'occasione furono suggeriti i nomi di due giovani e brillanti professionisti operanti in ambito internazionale (l'Architetto Ernesto Azzalin, e l'Ingegner Serban Dunareanu) che divennero in seguito gli indiscussi protagonisti della creazione del Villaggio. SI PARTE Nel frattempo l'austriaco, visitata l'allora landa desolata ai piedi della citta' bianca, decise che era necessario fare le cose in grande e senza indecisioni alcuna. Mazzitelli e Gerardi furono immediatamente incaricati di progettare un primo tipo edilizio di cui il comune rilascio' le tre licenze necessarie. Nello stesso tempo a Brindisi Schacther prese contattato con un certo Franco Fanuzzi, il costruttore allora piu'rampante della citta' con cui l'imprenditore di Toronto firmò solo un accordo che prevedeva l'edificazione delle prime tre ville campione (quelle che ora sono adibite ad alloggi del personale del grande Hotel, situate accanto dei campi da tennis del G.H.). Nel frattempo Schacther iniziava ad aprire un'agenzia a Londra, una in Svezia ed una in Germania per ampliare la rete di potenziali clienti. Il 25 aprile del 1963 si svolse la cerimonia della posa della prima pietra del villaggio "Rosa Marina Estates", realizzato dalla Societa' internazionale "Land Development Company registred in London" di proprieta' di Max Schacther; nei mesi successivi mentre ferveva la picchettatura sul suolo della planimetria del villaggio fino allora mai trasportata dal progetto sul terreno, la costruzione delle tre ville procedeva a rilento a causa di altri impegni dell'impresa edile. Il 15 ottobre del 1963, Schacther organizzò il primo volo pubblicitario trasportando i giornalisti dei maggiori quotidiani londinesi. Le tre villette campione disperatamente terminate in 35 giorni erano pronte, ma malgrado questo si chiusero i rapporti tra l'imprenditore canadese ed il costruttore brindisino. I PRIMI PASSI La folta schiera di giornalisti e fotografi apprezzo' ed ammirò molto il sito e la natura circostante ma mostro' perplessita' per lo stile e l'architettura di quelle villette, quindi, rapidamente, Schacther diede l'incarico all'Architetto Azzalin che in breve progetto' dei nuovi tipi edilizi (da 80 e da 120 mq) adeguati alle esigenze climatiche e pratiche e con forti richiami all'architettura mediterranea della Puglia. E' da questo momento accadde quell'iter burocratico-legislativo, volutamente semplificato, che permise la realizzazione di quanto, tutti, possiamo ammirare oggi. I progetti venivano, infatti, approvati dalle commissioni edilizie del comune di Ostuni e mandati alla soprintendenza di Bari che a sua volta li approvava con nulla osta paesaggistico essendo Zona Vincolata. In sintesi fu messo in funzione un sistema per cui il comune rilasciava licenze su suolo agricolo con tipi edilizi approvati dalla sovrintendenza; tutto cio' non deve scandalizzare ma anzi far riflettere sulla grandissima lungimiranza degli amministratori locali dell'epoca, ed a riprova di questo, basta pensare che solo nel 1995 il piano regolatore ha concluso il suo iter burocratico e riconosciuto come residenziale l'area di Rosa Marina. Dalla fine del 1963 iniziarono ad arrivare le ordinazioni di Svedesi, tedeschi e inglesi. Nei primi mesi del 1964 ebbe inizio quindi la costruzione delle prime 60 ville distribuite e prevalentemente ubicate nelle attuali zone H e J, commissionate all'impresa Bitonto-Annicchiarico di Brindisi. L'aspetto di questo villaggio ai primordi era piuttosto desolato e desolante, sicuramente molto selvaggio, non c'era acqua corrente (le ville avevano delle vasche da riempire sul tetto), per la luce si sfruttava una rete di allaccio valida per le zone rurali mediante le quali si diffuse una fitta e disordinata rete di pali di legno, le strade erano tracciati di campagna in terra battuta e la vegetazione era completamente assente (a parte la zona degli uliveti). In seguito con un secondo pacchetto di 100/120 ville entro' in scena un'altra impresa edile, la "Tulipano Maria" di Brindisi che, con successive altre denominazioni, costruira' poi la grande maggioranza degli immobili presenti a Rosamarina. LA SVOLTA Il 1965 fu un anno di svolta nella storia di Rosamarina; da una parte fu approvato e successivamente costruito il progetto del "pacchetto" comprendente il centro direzionale, il mercatino ed i negozi che rappresento' la prima vera e propria operazione immobiliare autofinanziata da Schacther, mediante la sua societa' "Regina degli ulivi SRL", in seguito, verso la fine del 1965 scaduto il contratto Rodio-Gaspar, l'ingegner ostunese, accortosi che l'operazione Rosamarina rendeva sempre di piu', comincio' a rinnegare l'accordo fino all'epilogo dell'offerta reale (un rogito unilaterale) voluta da Schacther che regalo' a chi la visse dei ricordi indelebili: per il centro di Ostuni, il Notaio Greco, alla presenza di due pubblici ufficiali e di due collaboratori dell'austro-canadese, contò più volte ad alta voce, davanti alle porte delle abitazioni dei vari proprietari della famiglia Rodio, banconota per banconota quei quattrocento milioni di allora che rappresentavano il valore di tutti i terreni ancora non venduti appartenenti alla lottizzazione che Schacther era ora deciso a comperare nella sua totalità . Un accordo effettivo tra le parti si raggiunse in seguito con la mediazione dell'Architetto Azzalin ed alla fine i terreni rimanenti passarono tutti sotto il controllo della "Inter Atlas Rosamarina S.p.a." di proprietà di Schacther. Ormai nel villaggio erano presenti le prime 150 ville abitate da attempati signori inglesi, tedeschi e svedesi in compagnia spesso di figli e nipoti (qualcuno ricordera' forse Mr Penny, Mr. Winter, Roden, Palmenter) di cui circa un decimo risiedeva tutto l'anno. L'ACQUEDOTTO Mentre agli inizi del 1966 si stavano abbozzando le prime strade del villaggio in ghiaietto, si intui' quell'idea che permise una fortissima accelerazione nello sviluppo del villaggio: la necessita' di creare un acquedotto indipendente privato. Con un primo pozzo artesiano nella masseria Rodio (solo omonimo) a nord della Masseria Spagnulo completato da una servitu' di captazione e con un vascone di deposito sopraelevato, e varie servitu' di passaggio nei terreni a valle, nel giro di cinque mesi fu realizzata la prima condotta d'acqua. Poi lo stesso sistema di captazione fu fatto in altre due masserie "Rialbo di sotto e Rialbo di sopra". Il brillante risultato di tutto questo fu che alla fine del 1966 Rosamarina era l'unica localita' sulla costa, approvvigionata da acqua corrente (a Villanova l'acquedotto pugliese giunse solo alla fine degli anni 80) mettendo così le basi per il perfetto approvvigionamento idrico e per lo sviluppo della rigogliosa flora che nobilita oggi il villaggio. Si piantarono migliaia di Eucaliptus, oleandri, tuje ed altre lungo le strade e negli spazi pubblici. NASCE IL FEELING CON BARI Intanto già nel 1967 le ville erano diventate 200 ma sul mercato straniero le vendite procedevano a rilento, quando improvvisamente, soprattutto dopo l'apertura del ristorante a mare (attuale Rodos) allora piccolo ma molto elegante, animato dalla presenza di conigliette inglesi (Playboy), il villaggio inizio' a suscitare l'interesse degli acquirenti italiani, specialmente pugliesi ed in particolare baresi. A questo punto il comune di Ostuni, resosi conto della cresciuta attenzione verso l'operazione Rosamarina, invio' la planimetria della lottizzazione alla sovrintendenza che l'approvo' nell'ottobre 1967 a meno del rispetto delle leggi vigenti. Subito dopo il 25 ottobre 1967, fu messo a punto un regolamento provvisorio del villaggio, depositato dal notaio Greco ad Ostuni poi recepito nello statuto del nascente consorzio di Rosamarina in data 1 settembre 1977, nel contempo la domanda locale, meno danarosa rispetto a quella straniera evidenzio' l'esigenza di un cambio nel taglio delle ville: nacquero di conseguenza le miniville, comportando quindi una modifica della lottizzazione pur mantenendo costante l'indice fondiario di costruzione di 0,24 mc/mq stabilito in precedenza dalla sovrintendenza al momento dell'approvazione. L'operazione ebbe successo e fu completata successivamente tra il 1968, ed il 1971, con la costruzione delle triville e dei bungalows, unita immobiliari vendute arredate dalla " Inter Atlas" e gestite dall "Inter Atlas Holiday", altra societa' di Schacther, con un contratto di formula d'investimento, che garantiva degli ottimi redditi d'immobile. L'AVVENTURA DELL' "INTER ATLAS HOLIDAY" In sostanza l'Inter Atlas prometteva agli acquirenti delle unita' immobiliari l'erogazione di quattro anni di affitto minimo iniziale, derivante dai proventi della gestione delle unita' da parte della "Inter Atlas Holiday", che doveva svolgere la funzione di Tour Operator. E' ormai assodato che in quei momenti, con la decisione di una gestione diretta di Schacther della "Inter Atlas Holiday" si rischiava un'avventura molto pesante da un punto di vista economico; l'operatore austro-canadese inizio' ad aprire agenzie di viaggio a Londra, Dusseldorf, Berlino, Stoccolma, affittare aerei charter, ad assumere centinaia di dipendenti in loco per i servizi. Ed intanto fu completata la ristrutturazione dell'attuale Masseria che doveva fungere da centro direzionale della "Inter Atlas Holiday" e creare il polo di attrazione per la zona triville e bungalows. Cosi' nel giugno del 1971 furono inaugurati la discoteca "Aranceto", il grande ristorante, il mercato, la piscina olimpionica, il maneggio e molti altri locali pubblici. IL TRAMONTO DELL'ERA DI SCHACTHER Nello stesso anno Rosa Marina si ampliò con l'acquisto del terreno adiacente chiamato poi "Cala di Rosamarina" con l'approvazione da parte del consiglio comunale di Ostuni, di tale lottizzazione con tutte le modifiche inerenti. Sull'onda del successo delle vendite ottenute con gli immobili a formula d'investimento, tra il 1972 ed il 1974 fu costruita e venduta "Cala di Rosamarina", e contemporaneamente si completò il Grand Hotel, entrambi commissionati dall'"Inter Atlas". Rosamarina aveva ormai un volto simile a quello attuale, almeno a livello urbanistico, ma lo sforzo economico sostenuto dall'"Inter Atlas", che si ritrovo' a pagare i costi della costruzione del Grand Hotel e soprattutto a sborsare delle grandi quantita' di danaro per sopperire agli alti costi di gestione dell'"Inter Atlas Holiday" stava irrimediabilmente instradando il grintosissimo e ostinato Max Schacther in un tunnel senza uscita. Infatti, nel 1977 la Inter Atlas Holiday falli', l'Inter Atlas Spa e la Regina degli ulivi furono costrette all'amministrazione controllata, e due anni dopo il 17 luglio 1979, ( la pagina più nera della storia di Rosamarina) avvenne il plateale e forse eccessivo arresto dell'austro-canadese che verra' poco dopo rilasciato. In questi frangenti si rivelò preziosissima la presenza del Consorzio dei proprietari di Rosamarina che prendendo a carico la gestione di tutti i servizi del villaggio permise la sopravvivenza dello stesso. GLI ANNI '80 Con l'avvento degli anni 80 il villaggio venne animato da una seconda giovinezza, con la vendita all'asta a privati di alcune proprieta' di Schacther tra il 1982 ed il 1985 rinacquero i servizi della Rodos, della Piscina 80, del Grand Hotel, della Masseria, del Pontile e delle Arcate, proprio mentre un clima di generale "boom" economico spingeva fino a livelli impensabili e insuperati le quotazioni degli immobili. A cavallo tra gli anni 80 e 90 il villaggio raggiunse il massimo splendore, teatro di stagioni costellate da mondanità internazionale, ostentazioni ed eccessi che in qualche modo potevano ricordare localita' estive ben piu' famose......., il resto, caro Lettore con l'avvento degli anni 90, è storia dei giorni nostri. N.B. Alla fine del 1995 dopo aver saldato tutti i debiti, le società di Schacther sono state riabilitate. Classe Energetica: G
Rif.: Vil-Ch1-4726 ERRECI REAL ESTATE OSTUNI (www.erreci-immobiliare.it) âEuro“ LUXURIES ITALIAN PROPERTIES FOR SALE & RENT âEuro“ PROPONE IN VENDITA NELLO SPLENDIDO SCENARIO DEL VILLAGGIO TURISTICO INTERNAZIONALE DI âEuroœROSA MARINAâEuro, A CIRCA 100 METRI DAL MARE, VILLA BIFAMILIARE COMPOSTA DA SOGGIORNO/PRANZO, CUCINOTTO, DUE CAMERE DA LETTO, TRE BAGNI, AMPIA VERANDA CON CIRCOSTANTE GIARDINO ATTREZZATO DI CIRCA 300 MQ. LâEuro™IMMOBILE RISULTA ESSERE POSIZIONATO IN ZONA TRANQUILLA E RISERVATA, POSIZIONE IDEALE PER GLI AMANTI DEL MARE E DELLA TRANQUILLITAâEuro™. VILLAGGIO âEuroœROSA MARINAâEuro VIGILATO H24 CON GUARDIANIA PRIVATA, CON CIRCA 2 KM DI LITORALE SPARPAGLIATO (SPIAGGE IN SABBIA E SCOGLIERA) ED INCANTEVOLI âEuroœCALETTEâEuro CHE RENDONO IL VILLAGGIO UNICO NEL SUO GENERE. ALLâEuro™INTERNO DEL VILLAGGIO, OLTRE AL RINOMATISSIMO "GRAND HOTEL ROSA MARINA" VI è LA PRESENZA DI DIVERSI BAR, RISTORANTI, PIZZERIE, FARMACIA, DISCOTECHE, SPIAGGE ATTREZZATE. LâEuro™OROLOGIO A ROSA MARINA NON SI FERMA MAI CON LA MOVIDA NOTTURNA CHE VEDE LA PRESENZA DI DIVERSI VIP DELLA POLITICA, DELL'ARTE, DELLA CULTURA E DEL MONDO DELLO SPETTACOLO. ERRECI PROPOSES REAL ESTATE FOR SALE: In the beautiful international resort CALLED "ROSE MARINA" Just 9 km. From the town of Ostuni, 12 km. FROM FASANO, 15 km. Cisternino, VILLE various types (detached, semidetached, TRIVILLE, MINIVILLE, PARCOVILLE, apartments, studios, duplexes, and superduplex PATIOVILLE. VILLAGE VIGILIO H24 WITH PRIVATE GUARDIANS, with about 2 km of coastline Spread (sandy and cliff) and enchanting "CALETTE" WHO MAKES THE VILLAGE Unique. Other than the famed "Grand Hotel Rosa Marina" VI is the presence of bars, restaurants, Pizzeria, Pharmacy, Disco, swimming beach. The clock never stops ROSA MARINA WITH THE night life that sees the presence of several VIPs of entertainment, art, culture and the world of politics. Il Villaggio Internazionale Rosa Marina, realizzato sul finire degli anni sessanta su iniziativa dell'imprenditore austriaco Max Schachter, attirò moltissimi turisti stranieri, soprattutto svedesi e inglesi, che acquistarono le prime ville realizzate, attratti dalla salubrità del clima e dalla bellezza del luogo. Negli anni settanta il villaggio conobbe un notevole sviluppo. Si realizzò uno dei primi esempi di albergo diffuso costituito da caratteristiche villette a piano terra immerse nel verde, che vedeva coesistere le ville di proprietà a quelle destinate alla ricettività alberghiera. Tra il 1972 e il 1974 il villaggio Rosa Marina accrebbe il suo territorio con la realizzazione delle villette a schiera di "Cala di Rosa Marina". Nello stesso periodo fu relaizzato il "Grand Hotel Rosamarina" e fu avviata la realizzazione di un "Palazzo dei Congressi" rimasto incompiuto a seguito del fallimento della Inter Atlas, la società di proprietà di Max Schachter. Dal 1977 il villaggio è gestito da due consorzi di proprietari: il "Consorzio Rosa Marina" e il "Consorzio Cala di Rosa Marina" per la parte di Cala. Complessivamente è costituito da oltre milleottocento abitazioni, tra monofamiliari e plurifamiliari. L'accesso al villaggio è riservato ai soli residenti e i loro ospiti. Collegamenti È possibile raggiungere Rosa Marina da quella conosciuta come Superstrada Bari-Lecce, che si connette alla rete autostradale. I trasporti ferroviari sono garantiti dalla stazione di Ostuni, dalla quale dista pochi chilometri, con collegamenti verso tutte le località adriatiche e con la capitale. Infatti la si trova sulla direttrice Lecce-Bari-Pescara-Ancona-Bologna-Milano; ma anche sulla direttrice Lecce-Foggia-Benevento-Caserta-Roma. I trasporti aerei sono garantiti dal vicino Aeroporto di Brindisi-Casale, distante circa 35 km; e dall'Aeroporto di Bari-Palese, distante circa 90 km. ROSA MARINA (la sua Storia): Si narra che la storia del villaggio abbia avuto inizio un giorno a seguito di una geniale intuizione avuta da due uomini Inglesi che rispondevano ai nomi di Mr.Gaspar e Mr.Lubin, alla fine degli anni 50 dopo il secondo conflitto mondiale. La Gran Bretagna stava operando una vasta politica di riassetto del suo impero coloniale, alla luce dei nuovi equilibri politici stabilitisi dopo la grande guerra. L' amministrazione di molti protettorati Inglesi situati un po' in tutto il mondo, principalmente nelle zone Equatoriali dell'Africa e formanti il Commonwealth Britannico, doveva essere riorganizzata, e per centinaia di funzionari e burocrati Inglesi, vissuti per intere generazioni in luoghi caratterizzati da climi e abitudini totalmente differenti da quelli della madre Patria, si presentava la strada di un pensionamento spesso prematuro, ma allietato da una generosa liquidazione erogata da sua Maesta' Britannica. Perché non proporre a tutta questa moltitudine la vendita di un pezzo di terra in un area godente di un clima temperato e abitata da un popolo civile e ospitale, su cui edificare un rifugio per trascorrere una vecchiaia tranquilla e salutare? Ma bisognava pur trovare una lingua di terra che sposasse il meglio di queste intenzioni! Il caso volle che la scelta cadesse sulla ridente terra di Puglia ed in particolare su Ostuni. LA REALTA' LOCALE La famiglia dell'ingegner Rodio, notabile Ostunese, alla fine degli anni 50 aveva affidato alla Cassa Depositi e Prestiti l'incarico di vendere, una proprieta' di 138 ettari, di cui 100 completamente brulli , quasi tutta la zona dal mare fino all'altezza dell'attuale sede del consorzio, mentre solo le odierne zone H e J erano coltivate ad oliveto, proprieta' privilegiata però da un'esteso fronte mare, (circa due chilometri) immerso in un'ampia fascia di vegetazione mediterranea. Il prezzo di richiesta ammontava a 200 milioni di lire (di allora). La proprieta' era divisa in due, dalla strada Litoranea tre, a quell'epoca già asfaltata ma ad una corsia, c'erano anche due lame, in altre parole due torrenti stagionali che raccoglievano l'acqua durante le piogge invernali, uno dei quali segnato sulle carte catastali come torrente Rosa Marina. Una sorgente di acqua salmastra situata sotto la modesta e fatiscente abitazione del massaro,(la Masseria RosaMarina piccola, poi demolita per far posto all'attuale Grand Hotel) garantiva una costanza presenza di acqua alla foce dell'alveo. L'altra lama quella che separa oggi Cala di Rosa Marina scorreva nelle vicinanze di un vecchio edificio poderoso ed austero, la Masseria Rosa Marina Grande casa padronale dei Rodio, oggi comunemente chiamato dai villeggianti " la Masseria". I PRIMI ACCORDI A Gaspar il sito sembro'subito quello giusto, quindi nei primi giorni del 1960 propose al venditore un contratto piuttosto singolare ma conveniente per entrambi: all'Ingegner Rodio sarebbero andati 300 lire a metro quadro, piu' un premio per ogni pezzo di terreno frazionato e trasferito a seguito di ogni vendita effettuata da Gaspar. Inoltre quest'ultimo si impegno' ad una promessa di acquisto valida per cinque anni, se però questi non fosse riuscito a vendere tutto l'appezzamento entro tale periodo, avrebbe avuto ad ogni modo la facoltà di comprarlo nella sua interezza. Raggiunto l'accordo con l'austero ingegnere Ostunese, Gaspar si mise alla ricerca di tecnici locali, che potessero dare forma sul territorio alla sua idea e venne in contatto con due professionisti di Bari, l'ingegner Orfeo Mazzitelli e l'architetto Pasquale Gerardi, che fatte proprie le indicazioni di Gaspar proposero un piano di lottizzazione assai simile a quella attuale in quella zona agraria. A quell'epoca nel comune di Ostuni, l'unico strumento urbanistico era solo un piano di fabbricazione e solo oggi si puo' comprendere appieno dalle scelte operate dagli amministratori ed in particolare dal Sindaco Ciraci e del Professor Sandro Massari (assessore all'urbanistica e lavori pubblici) che con straordinario coraggio, nel febbraio del 1962 con grande intuito e lungimiranza approvarono a livello di commissione edilizia comunale la lottizzazione (1200 lotti da 1000 metri per ville unifamiliari con centro direzionale, Motel e Hotel), per evitare un iter competenza regionale che nella migliore delle ipotesi avrebbe richiesto almeno 10 anni. L'APPARIZIONE DI SCHACTHER A questo punto la vendita dei lotti ebbe inizio, tuttavia Gasper e Lubim si trovarono di fronte a potenziali acquirenti che accolsero con estrema diffidenza la proposta di vendita di quei lotti. Quando passato un anno, le prenotazioni dei lotti procedevano lentissime e le risorse investite dai due inglesi cominciarono ad esaurirsi e pregiudicare l'avvenire dell'operazione, essi vennero in contatto con un grintoso quarantenne austriaco di origine ebrea, vivente in Canada proprietario di una societa' immobiliare, un tale Max Schacther. Avendo intuito le potenzialità insite nell'operazione, Schacther arrivo' regolarmente ad un accordo con Gaspar e Lubim che gli vendettero il diritto del contratto da loro sottoscritto, quasi tre anni prima, con l'Ingegner Rodio. A questo punto si narra che Schacther durante il primo viaggio da Londra verso Ostuni, si sedette al fianco di un'avvocato di origine ebrea residente a Roma, a cui in breve, durante la conversazione confidò la necessità di trovare dei tecnici che conoscessero la lingua inglese e le leggi italiane. In quell'occasione furono suggeriti i nomi di due giovani e brillanti professionisti operanti in ambito internazionale (l'Architetto Ernesto Azzalin, e l'Ingegner Serban Dunareanu) che divennero in seguito gli indiscussi protagonisti della creazione del Villaggio. SI PARTE Nel frattempo l'austriaco, visitata l'allora landa desolata ai piedi della citta' bianca, decise che era necessario fare le cose in grande e senza indecisioni alcuna. Mazzitelli e Gerardi furono immediatamente incaricati di progettare un primo tipo edilizio di cui il comune rilascio' le tre licenze necessarie. Nello stesso tempo a Brindisi Schacther prese contattato con un certo Franco Fanuzzi, il costruttore allora piu'rampante della citta' con cui l'imprenditore di Toronto firmò solo un accordo che prevedeva l'edificazione delle prime tre ville campione (quelle che ora sono adibite ad alloggi del personale del grande Hotel, situate accanto dei campi da tennis del G.H.). Nel frattempo Schacther iniziava ad aprire un'agenzia a Londra, una in Svezia ed una in Germania per ampliare la rete di potenziali clienti. Il 25 aprile del 1963 si svolse la cerimonia della posa della prima pietra del villaggio "Rosa Marina Estates", realizzato dalla Societa' internazionale "Land Development Company registred in London" di proprieta' di Max Schacther; nei mesi successivi mentre ferveva la picchettatura sul suolo della planimetria del villaggio fino allora mai trasportata dal progetto sul terreno, la costruzione delle tre ville procedeva a rilento a causa di altri impegni dell'impresa edile. Il 15 ottobre del 1963, Schacther organizzò il primo volo pubblicitario trasportando i giornalisti dei maggiori quotidiani londinesi. Le tre villette campione disperatamente terminate in 35 giorni erano pronte, ma malgrado questo si chiusero i rapporti tra l'imprenditore canadese ed il costruttore brindisino. I PRIMI PASSI La folta schiera di giornalisti e fotografi apprezzo' ed ammirò molto il sito e la natura circostante ma mostro' perplessita' per lo stile e l'architettura di quelle villette, quindi, rapidamente, Schacther diede l'incarico all'Architetto Azzalin che in breve progetto' dei nuovi tipi edilizi (da 80 e da 120 mq) adeguati alle esigenze climatiche e pratiche e con forti richiami all'architettura mediterranea della Puglia. E' da questo momento accadde quell'iter burocratico-legislativo, volutamente semplificato, che permise la realizzazione di quanto, tutti, possiamo ammirare oggi. I progetti venivano, infatti, approvati dalle commissioni edilizie del comune di Ostuni e mandati alla soprintendenza di Bari che a sua volta li approvava con nulla osta paesaggistico essendo Zona Vincolata. In sintesi fu messo in funzione un sistema per cui il comune rilasciava licenze su suolo agricolo con tipi edilizi approvati dalla sovrintendenza; tutto cio' non deve scandalizzare ma anzi far riflettere sulla grandissima lungimiranza degli amministratori locali dell'epoca, ed a riprova di questo, basta pensare che solo nel 1995 il piano regolatore ha concluso il suo iter burocratico e riconosciuto come residenziale l'area di Rosa Marina. Dalla fine del 1963 iniziarono ad arrivare le ordinazioni di Svedesi, tedeschi e inglesi. Nei primi mesi del 1964 ebbe inizio quindi la costruzione delle prime 60 ville distribuite e prevalentemente ubicate nelle attuali zone H e J, commissionate all'impresa Bitonto-Annicchiarico di Brindisi. L'aspetto di questo villaggio ai primordi era piuttosto desolato e desolante, sicuramente molto selvaggio, non c'era acqua corrente (le ville avevano delle vasche da riempire sul tetto), per la luce si sfruttava una rete di allaccio valida per le zone rurali mediante le quali si diffuse una fitta e disordinata rete di pali di legno, le strade erano tracciati di campagna in terra battuta e la vegetazione era completamente assente (a parte la zona degli uliveti). In seguito con un secondo pacchetto di 100/120 ville entro' in scena un'altra impresa edile, la "Tulipano Maria" di Brindisi che, con successive altre denominazioni, costruira' poi la grande maggioranza degli immobili presenti a Rosamarina. LA SVOLTA Il 1965 fu un anno di svolta nella storia di Rosamarina; da una parte fu approvato e successivamente costruito il progetto del "pacchetto" comprendente il centro direzionale, il mercatino ed i negozi che rappresento' la prima vera e propria operazione immobiliare autofinanziata da Schacther, mediante la sua societa' "Regina degli ulivi SRL", in seguito, verso la fine del 1965 scaduto il contratto Rodio-Gaspar, l'ingegner ostunese, accortosi che l'operazione Rosamarina rendeva sempre di piu', comincio' a rinnegare l'accordo fino all'epilogo dell'offerta reale (un rogito unilaterale) voluta da Schacther che regalo' a chi la visse dei ricordi indelebili: per il centro di Ostuni, il Notaio Greco, alla presenza di due pubblici ufficiali e di due collaboratori dell'austro-canadese, contò più volte ad alta voce, davanti alle porte delle abitazioni dei vari proprietari della famiglia Rodio, banconota per banconota quei quattrocento milioni di allora che rappresentavano il valore di tutti i terreni ancora non venduti appartenenti alla lottizzazione che Schacther era ora deciso a comperare nella sua totalità . Un accordo effettivo tra le parti si raggiunse in seguito con la mediazione dell'Architetto Azzalin ed alla fine i terreni rimanenti passarono tutti sotto il controllo della "Inter Atlas Rosamarina S.p.a." di proprietà di Schacther. Ormai nel villaggio erano presenti le prime 150 ville abitate da attempati signori inglesi, tedeschi e svedesi in compagnia spesso di figli e nipoti (qualcuno ricordera' forse Mr Penny, Mr. Winter, Roden, Palmenter) di cui circa un decimo risiedeva tutto l'anno. L'ACQUEDOTTO Mentre agli inizi del 1966 si stavano abbozzando le prime strade del villaggio in ghiaietto, si intui' quell'idea che permise una fortissima accelerazione nello sviluppo del villaggio: la necessita' di creare un acquedotto indipendente privato. Con un primo pozzo artesiano nella masseria Rodio (solo omonimo) a nord della Masseria Spagnulo completato da una servitu' di captazione e con un vascone di deposito sopraelevato, e varie servitu' di passaggio nei terreni a valle, nel giro di cinque mesi fu realizzata la prima condotta d'acqua. Poi lo stesso sistema di captazione fu fatto in altre due masserie "Rialbo di sotto e Rialbo di sopra". Il brillante risultato di tutto questo fu che alla fine del 1966 Rosamarina era l'unica localita' sulla costa, approvvigionata da acqua corrente (a Villanova l'acquedotto pugliese giunse solo alla fine degli anni 80) mettendo così le basi per il perfetto approvvigionamento idrico e per lo sviluppo della rigogliosa flora che nobilita oggi il villaggio. Si piantarono migliaia di Eucaliptus, oleandri, tuje ed altre lungo le strade e negli spazi pubblici. NASCE IL FEELING CON BARI Intanto già nel 1967 le ville erano diventate 200 ma sul mercato straniero le vendite procedevano a rilento, quando improvvisamente, soprattutto dopo l'apertura del ristorante a mare (attuale Rodos) allora piccolo ma molto elegante, animato dalla presenza di conigliette inglesi (Playboy), il villaggio inizio' a suscitare l'interesse degli acquirenti italiani, specialmente pugliesi ed in particolare baresi. A questo punto il comune di Ostuni, resosi conto della cresciuta attenzione verso l'operazione Rosamarina, invio' la planimetria della lottizzazione alla sovrintendenza che l'approvo' nell'ottobre 1967 a meno del rispetto delle leggi vigenti. Subito dopo il 25 ottobre 1967, fu messo a punto un regolamento provvisorio del villaggio, depositato dal notaio Greco ad Ostuni poi recepito nello statuto del nascente consorzio di Rosamarina in data 1 settembre 1977, nel contempo la domanda locale, meno danarosa rispetto a quella straniera evidenzio' l'esigenza di un cambio nel taglio delle ville: nacquero di conseguenza le miniville, comportando quindi una modifica della lottizzazione pur mantenendo costante l'indice fondiario di costruzione di 0,24 mc/mq stabilito in precedenza dalla sovrintendenza al momento dell'approvazione. L'operazione ebbe successo e fu completata successivamente tra il 1968, ed il 1971, con la costruzione delle triville e dei bungalows, unita immobiliari vendute arredate dalla " Inter Atlas" e gestite dall "Inter Atlas Holiday", altra societa' di Schacther, con un contratto di formula d'investimento, che garantiva degli ottimi redditi d'immobile. L'AVVENTURA DELL' "INTER ATLAS HOLIDAY" In sostanza l'Inter Atlas prometteva agli acquirenti delle unita' immobiliari l'erogazione di quattro anni di affitto minimo iniziale, derivante dai proventi della gestione delle unita' da parte della "Inter Atlas Holiday", che doveva svolgere la funzione di Tour Operator. E' ormai assodato che in quei momenti, con la decisione di una gestione diretta di Schacther della "Inter Atlas Holiday" si rischiava un'avventura molto pesante da un punto di vista economico; l'operatore austro-canadese inizio' ad aprire agenzie di viaggio a Londra, Dusseldorf, Berlino, Stoccolma, affittare aerei charter, ad assumere centinaia di dipendenti in loco per i servizi. Ed intanto fu completata la ristrutturazione dell'attuale Masseria che doveva fungere da centro direzionale della "Inter Atlas Holiday" e creare il polo di attrazione per la zona triville e bungalows. Cosi' nel giugno del 1971 furono inaugurati la discoteca "Aranceto", il grande ristorante, il mercato, la piscina olimpionica, il maneggio e molti altri locali pubblici. IL TRAMONTO DELL'ERA DI SCHACTHER Nello stesso anno Rosa Marina si ampliò con l'acquisto del terreno adiacente chiamato poi "Cala di Rosamarina" con l'approvazione da parte del consiglio comunale di Ostuni, di tale lottizzazione con tutte le modifiche inerenti. Sull'onda del successo delle vendite ottenute con gli immobili a formula d'investimento, tra il 1972 ed il 1974 fu costruita e venduta "Cala di Rosamarina", e contemporaneamente si completò il Grand Hotel, entrambi commissionati dall'"Inter Atlas". Rosamarina aveva ormai un volto simile a quello attuale, almeno a livello urbanistico, ma lo sforzo economico sostenuto dall'"Inter Atlas", che si ritrovo' a pagare i costi della costruzione del Grand Hotel e soprattutto a sborsare delle grandi quantita' di danaro per sopperire agli alti costi di gestione dell'"Inter Atlas Holiday" stava irrimediabilmente instradando il grintosissimo e ostinato Max Schacther in un tunnel senza uscita. Infatti, nel 1977 la Inter Atlas Holiday falli', l'Inter Atlas Spa e la Regina degli ulivi furono costrette all'amministrazione controllata, e due anni dopo il 17 luglio 1979, ( la pagina più nera della storia di Rosamarina) avvenne il plateale e forse eccessivo arresto dell'austro-canadese che verra' poco dopo rilasciato. In questi frangenti si rivelò preziosissima la presenza del Consorzio dei proprietari di Rosamarina che prendendo a carico la gestione di tutti i servizi del villaggio permise la sopravvivenza dello stesso. GLI ANNI '80 Con l'avvento degli anni 80 il villaggio venne animato da una seconda giovinezza, con la vendita all'asta a privati di alcune proprieta' di Schacther tra il 1982 ed il 1985 rinacquero i servizi della Rodos, della Piscina 80, del Grand Hotel, della Masseria, del Pontile e delle Arcate, proprio mentre un clima di generale "boom" economico spingeva fino a livelli impensabili e insuperati le quotazioni degli immobili. A cavallo tra gli anni 80 e 90 il villaggio raggiunse il massimo splendore, teatro di stagioni costellate da mondanità internazionale, ostentazioni ed eccessi che in qualche modo potevano ricordare localita' estive ben piu' famose......., il resto, caro Lettore con l'avvento degli anni 90, è storia dei giorni nostri. N.B. Alla fine del 1995 dopo aver saldato tutti i debiti, le società di Schacther sono state riabilitate. Classe Energetica: G
Rif.: Vil-Ch ERRECI REAL ESTATE OSTUNI (www.erreci-immobiliare.it) âEuro“ LUXURIES ITALIAN PROPERTIES FOR SALE & RENT âEuro“ PROPONE IN VENDITA NELLO SPLENDIDO SCENARIO DEL VILLAGGIO TURISTICO INTERNAZIONALE DI âEuroœROSA MARINAâEuro, A CIRCA 50 METRI DAL MARE, VILLA BIFAMILIARE COMPOSTA DA SOGGIORNO/PRANZO, CUCINOTTO, TRE CAMERE DA LETTO, TRE BAGNI, AMPIA VERANDA CON CIRCOSTANTE GIARDINO ATTREZZATO DI CIRCA 300 MQ. LâEuro™IMMOBILE RISULTA ESSERE POSIZIONATO IN ZONA TRANQUILLA E RISERVATA, MA NEL CONTEMPO ANCHE A POCHI PASSI DAL MARE. POSIZIONE IDEALE PER GLI AMANTI DEL MARE E DELLA TRANQUILLITAâEuro™. VILLAGGIO âEuroœROSA MARINAâEuro VIGILATO H24 CON GUARDIANIA PRIVATA, CON CIRCA 2 KM DI LITORALE SPARPAGLIATO (SPIAGGE IN SABBIA E SCOGLIERA) ED INCANTEVOLI âEuroœCALETTEâEuro CHE RENDONO IL VILLAGGIO UNICO NEL SUO GENERE. ALLâEuro™INTERNO DEL VILLAGGIO, OLTRE AL RINOMATISSIMO "GRAND HOTEL ROSA MARINA" VI è LA PRESENZA DI DIVERSI BAR, RISTORANTI, PIZZERIE, FARMACIA, DISCOTECHE, SPIAGGE ATTREZZATE. LâEuro™OROLOGIO A ROSA MARINA NON SI FERMA MAI CON LA MOVIDA NOTTURNA CHE VEDE LA PRESENZA DI DIVERSI VIP DELLA POLITICA, DELL'ARTE, DELLA CULTURA E DEL MONDO DELLO SPETTACOLO. ERRECI PROPOSES REAL ESTATE FOR SALE: In the beautiful international resort CALLED "ROSE MARINA" Just 9 km. From the town of Ostuni, 12 km. FROM FASANO, 15 km. Cisternino, VILLE various types (detached, semidetached, TRIVILLE, MINIVILLE, PARCOVILLE, apartments, studios, duplexes, and superduplex PATIOVILLE. VILLAGE VIGILIO H24 WITH PRIVATE GUARDIANS, with about 2 km of coastline Spread (sandy and cliff) and enchanting "CALETTE" WHO MAKES THE VILLAGE Unique. Other than the famed "Grand Hotel Rosa Marina" VI is the presence of bars, restaurants, Pizzeria, Pharmacy, Disco, swimming beach. The clock never stops ROSA MARINA WITH THE night life that sees the presence of several VIPs of entertainment, art, culture and the world of politics. Il Villaggio Internazionale Rosa Marina, realizzato sul finire degli anni sessanta su iniziativa dell'imprenditore austriaco Max Schachter, attirò moltissimi turisti stranieri, soprattutto svedesi e inglesi, che acquistarono le prime ville realizzate, attratti dalla salubrità del clima e dalla bellezza del luogo. Negli anni settanta il villaggio conobbe un notevole sviluppo. Si realizzò uno dei primi esempi di albergo diffuso costituito da caratteristiche villette a piano terra immerse nel verde, che vedeva coesistere le ville di proprietà a quelle destinate alla ricettività alberghiera. Tra il 1972 e il 1974 il villaggio Rosa Marina accrebbe il suo territorio con la realizzazione delle villette a schiera di "Cala di Rosa Marina". Nello stesso periodo fu relaizzato il "Grand Hotel Rosamarina" e fu avviata la realizzazione di un "Palazzo dei Congressi" rimasto incompiuto a seguito del fallimento della Inter Atlas, la società di proprietà di Max Schachter. Dal 1977 il villaggio è gestito da due consorzi di proprietari: il "Consorzio Rosa Marina" e il "Consorzio Cala di Rosa Marina" per la parte di Cala. Complessivamente è costituito da oltre milleottocento abitazioni, tra monofamiliari e plurifamiliari. L'accesso al villaggio è riservato ai soli residenti e i loro ospiti. Collegamenti È possibile raggiungere Rosa Marina da quella conosciuta come Superstrada Bari-Lecce, che si connette alla rete autostradale. I trasporti ferroviari sono garantiti dalla stazione di Ostuni, dalla quale dista pochi chilometri, con collegamenti verso tutte le località adriatiche e con la capitale. Infatti la si trova sulla direttrice Lecce-Bari-Pescara-Ancona-Bologna-Milano; ma anche sulla direttrice Lecce-Foggia-Benevento-Caserta-Roma. I trasporti aerei sono garantiti dal vicino Aeroporto di Brindisi-Casale, distante circa 35 km; e dall'Aeroporto di Bari-Palese, distante circa 90 km. ROSA MARINA (la sua Storia): Si narra che la storia del villaggio abbia avuto inizio un giorno a seguito di una geniale intuizione avuta da due uomini Inglesi che rispondevano ai nomi di Mr.Gaspar e Mr.Lubin, alla fine degli anni 50 dopo il secondo conflitto mondiale. La Gran Bretagna stava operando una vasta politica di riassetto del suo impero coloniale, alla luce dei nuovi equilibri politici stabilitisi dopo la grande guerra. L' amministrazione di molti protettorati Inglesi situati un po' in tutto il mondo, principalmente nelle zone Equatoriali dell'Africa e formanti il Commonwealth Britannico, doveva essere riorganizzata, e per centinaia di funzionari e burocrati Inglesi, vissuti per intere generazioni in luoghi caratterizzati da climi e abitudini totalmente differenti da quelli della madre Patria, si presentava la strada di un pensionamento spesso prematuro, ma allietato da una generosa liquidazione erogata da sua Maesta' Britannica. Perché non proporre a tutta questa moltitudine la vendita di un pezzo di terra in un area godente di un clima temperato e abitata da un popolo civile e ospitale, su cui edificare un rifugio per trascorrere una vecchiaia tranquilla e salutare? Ma bisognava pur trovare una lingua di terra che sposasse il meglio di queste intenzioni! Il caso volle che la scelta cadesse sulla ridente terra di Puglia ed in particolare su Ostuni. LA REALTA' LOCALE La famiglia dell'ingegner Rodio, notabile Ostunese, alla fine degli anni 50 aveva affidato alla Cassa Depositi e Prestiti l'incarico di vendere, una proprieta' di 138 ettari, di cui 100 completamente brulli , quasi tutta la zona dal mare fino all'altezza dell'attuale sede del consorzio, mentre solo le odierne zone H e J erano coltivate ad oliveto, proprieta' privilegiata però da un'esteso fronte mare, (circa due chilometri) immerso in un'ampia fascia di vegetazione mediterranea. Il prezzo di richiesta ammontava a 200 milioni di lire (di allora). La proprieta' era divisa in due, dalla strada Litoranea tre, a quell'epoca già asfaltata ma ad una corsia, c'erano anche due lame, in altre parole due torrenti stagionali che raccoglievano l'acqua durante le piogge invernali, uno dei quali segnato sulle carte catastali come torrente Rosa Marina. Una sorgente di acqua salmastra situata sotto la modesta e fatiscente abitazione del massaro,(la Masseria RosaMarina piccola, poi demolita per far posto all'attuale Grand Hotel) garantiva una costanza presenza di acqua alla foce dell'alveo. L'altra lama quella che separa oggi Cala di Rosa Marina scorreva nelle vicinanze di un vecchio edificio poderoso ed austero, la Masseria Rosa Marina Grande casa padronale dei Rodio, oggi comunemente chiamato dai villeggianti " la Masseria". I PRIMI ACCORDI A Gaspar il sito sembro'subito quello giusto, quindi nei primi giorni del 1960 propose al venditore un contratto piuttosto singolare ma conveniente per entrambi: all'Ingegner Rodio sarebbero andati 300 lire a metro quadro, piu' un premio per ogni pezzo di terreno frazionato e trasferito a seguito di ogni vendita effettuata da Gaspar. Inoltre quest'ultimo si impegno' ad una promessa di acquisto valida per cinque anni, se però questi non fosse riuscito a vendere tutto l'appezzamento entro tale periodo, avrebbe avuto ad ogni modo la facoltà di comprarlo nella sua interezza. Raggiunto l'accordo con l'austero ingegnere Ostunese, Gaspar si mise alla ricerca di tecnici locali, che potessero dare forma sul territorio alla sua idea e venne in contatto con due professionisti di Bari, l'ingegner Orfeo Mazzitelli e l'architetto Pasquale Gerardi, che fatte proprie le indicazioni di Gaspar proposero un piano di lottizzazione assai simile a quella attuale in quella zona agraria. A quell'epoca nel comune di Ostuni, l'unico strumento urbanistico era solo un piano di fabbricazione e solo oggi si puo' comprendere appieno dalle scelte operate dagli amministratori ed in particolare dal Sindaco Ciraci e del Professor Sandro Massari (assessore all'urbanistica e lavori pubblici) che con straordinario coraggio, nel febbraio del 1962 con grande intuito e lungimiranza approvarono a livello di commissione edilizia comunale la lottizzazione (1200 lotti da 1000 metri per ville unifamiliari con centro direzionale, Motel e Hotel), per evitare un iter competenza regionale che nella migliore delle ipotesi avrebbe richiesto almeno 10 anni. L'APPARIZIONE DI SCHACTHER A questo punto la vendita dei lotti ebbe inizio, tuttavia Gasper e Lubim si trovarono di fronte a potenziali acquirenti che accolsero con estrema diffidenza la proposta di vendita di quei lotti. Quando passato un anno, le prenotazioni dei lotti procedevano lentissime e le risorse investite dai due inglesi cominciarono ad esaurirsi e pregiudicare l'avvenire dell'operazione, essi vennero in contatto con un grintoso quarantenne austriaco di origine ebrea, vivente in Canada proprietario di una societa' immobiliare, un tale Max Schacther. Avendo intuito le potenzialità insite nell'operazione, Schacther arrivo' regolarmente ad un accordo con Gaspar e Lubim che gli vendettero il diritto del contratto da loro sottoscritto, quasi tre anni prima, con l'Ingegner Rodio. A questo punto si narra che Schacther durante il primo viaggio da Londra verso Ostuni, si sedette al fianco di un'avvocato di origine ebrea residente a Roma, a cui in breve, durante la conversazione confidò la necessità di trovare dei tecnici che conoscessero la lingua inglese e le leggi italiane. In quell'occasione furono suggeriti i nomi di due giovani e brillanti professionisti operanti in ambito internazionale (l'Architetto Ernesto Azzalin, e l'Ingegner Serban Dunareanu) che divennero in seguito gli indiscussi protagonisti della creazione del Villaggio. SI PARTE Nel frattempo l'austriaco, visitata l'allora landa desolata ai piedi della citta' bianca, decise che era necessario fare le cose in grande e senza indecisioni alcuna. Mazzitelli e Gerardi furono immediatamente incaricati di progettare un primo tipo edilizio di cui il comune rilascio' le tre licenze necessarie. Nello stesso tempo a Brindisi Schacther prese contattato con un certo Franco Fanuzzi, il costruttore allora piu'rampante della citta' con cui l'imprenditore di Toronto firmò solo un accordo che prevedeva l'edificazione delle prime tre ville campione (quelle che ora sono adibite ad alloggi del personale del grande Hotel, situate accanto dei campi da tennis del G.H.). Nel frattempo Schacther iniziava ad aprire un'agenzia a Londra, una in Svezia ed una in Germania per ampliare la rete di potenziali clienti. Il 25 aprile del 1963 si svolse la cerimonia della posa della prima pietra del villaggio "Rosa Marina Estates", realizzato dalla Societa' internazionale "Land Development Company registred in London" di proprieta' di Max Schacther; nei mesi successivi mentre ferveva la picchettatura sul suolo della planimetria del villaggio fino allora mai trasportata dal progetto sul terreno, la costruzione delle tre ville procedeva a rilento a causa di altri impegni dell'impresa edile. Il 15 ottobre del 1963, Schacther organizzò il primo volo pubblicitario trasportando i giornalisti dei maggiori quotidiani londinesi. Le tre villette campione disperatamente terminate in 35 giorni erano pronte, ma malgrado questo si chiusero i rapporti tra l'imprenditore canadese ed il costruttore brindisino. I PRIMI PASSI La folta schiera di giornalisti e fotografi apprezzo' ed ammirò molto il sito e la natura circostante ma mostro' perplessita' per lo stile e l'architettura di quelle villette, quindi, rapidamente, Schacther diede l'incarico all'Architetto Azzalin che in breve progetto' dei nuovi tipi edilizi (da 80 e da 120 mq) adeguati alle esigenze climatiche e pratiche e con forti richiami all'architettura mediterranea della Puglia. E' da questo momento accadde quell'iter burocratico-legislativo, volutamente semplificato, che permise la realizzazione di quanto, tutti, possiamo ammirare oggi. I progetti venivano, infatti, approvati dalle commissioni edilizie del comune di Ostuni e mandati alla soprintendenza di Bari che a sua volta li approvava con nulla osta paesaggistico essendo Zona Vincolata. In sintesi fu messo in funzione un sistema per cui il comune rilasciava licenze su suolo agricolo con tipi edilizi approvati dalla sovrintendenza; tutto cio' non deve scandalizzare ma anzi far riflettere sulla grandissima lungimiranza degli amministratori locali dell'epoca, ed a riprova di questo, basta pensare che solo nel 1995 il piano regolatore ha concluso il suo iter burocratico e riconosciuto come residenziale l'area di Rosa Marina. Dalla fine del 1963 iniziarono ad arrivare le ordinazioni di Svedesi, tedeschi e inglesi. Nei primi mesi del 1964 ebbe inizio quindi la costruzione delle prime 60 ville distribuite e prevalentemente ubicate nelle attuali zone H e J, commissionate all'impresa Bitonto-Annicchiarico di Brindisi. L'aspetto di questo villaggio ai primordi era piuttosto desolato e desolante, sicuramente molto selvaggio, non c'era acqua corrente (le ville avevano delle vasche da riempire sul tetto), per la luce si sfruttava una rete di allaccio valida per le zone rurali mediante le quali si diffuse una fitta e disordinata rete di pali di legno, le strade erano tracciati di campagna in terra battuta e la vegetazione era completamente assente (a parte la zona degli uliveti). In seguito con un secondo pacchetto di 100/120 ville entro' in scena un'altra impresa edile, la "Tulipano Maria" di Brindisi che, con successive altre denominazioni, costruira' poi la grande maggioranza degli immobili presenti a Rosamarina. LA SVOLTA Il 1965 fu un anno di svolta nella storia di Rosamarina; da una parte fu approvato e successivamente costruito il progetto del "pacchetto" comprendente il centro direzionale, il mercatino ed i negozi che rappresento' la prima vera e propria operazione immobiliare autofinanziata da Schacther, mediante la sua societa' "Regina degli ulivi SRL", in seguito, verso la fine del 1965 scaduto il contratto Rodio-Gaspar, l'ingegner ostunese, accortosi che l'operazione Rosamarina rendeva sempre di piu', comincio' a rinnegare l'accordo fino all'epilogo dell'offerta reale (un rogito unilaterale) voluta da Schacther che regalo' a chi la visse dei ricordi indelebili: per il centro di Ostuni, il Notaio Greco, alla presenza di due pubblici ufficiali e di due collaboratori dell'austro-canadese, contò più volte ad alta voce, davanti alle porte delle abitazioni dei vari proprietari della famiglia Rodio, banconota per banconota quei quattrocento milioni di allora che rappresentavano il valore di tutti i terreni ancora non venduti appartenenti alla lottizzazione che Schacther era ora deciso a comperare nella sua totalità . Un accordo effettivo tra le parti si raggiunse in seguito con la mediazione dell'Architetto Azzalin ed alla fine i terreni rimanenti passarono tutti sotto il controllo della "Inter Atlas Rosamarina S.p.a." di proprietà di Schacther. Ormai nel villaggio erano presenti le prime 150 ville abitate da attempati signori inglesi, tedeschi e svedesi in compagnia spesso di figli e nipoti (qualcuno ricordera' forse Mr Penny, Mr. Winter, Roden, Palmenter) di cui circa un decimo risiedeva tutto l'anno. L'ACQUEDOTTO Mentre agli inizi del 1966 si stavano abbozzando le prime strade del villaggio in ghiaietto, si intui' quell'idea che permise una fortissima accelerazione nello sviluppo del villaggio: la necessita' di creare un acquedotto indipendente privato. Con un primo pozzo artesiano nella masseria Rodio (solo omonimo) a nord della Masseria Spagnulo completato da una servitu' di captazione e con un vascone di deposito sopraelevato, e varie servitu' di passaggio nei terreni a valle, nel giro di cinque mesi fu realizzata la prima condotta d'acqua. Poi lo stesso sistema di captazione fu fatto in altre due masserie "Rialbo di sotto e Rialbo di sopra". Il brillante risultato di tutto questo fu che alla fine del 1966 Rosamarina era l'unica localita' sulla costa, approvvigionata da acqua corrente (a Villanova l'acquedotto pugliese giunse solo alla fine degli anni 80) mettendo così le basi per il perfetto approvvigionamento idrico e per lo sviluppo della rigogliosa flora che nobilita oggi il villaggio. Si piantarono migliaia di Eucaliptus, oleandri, tuje ed altre lungo le strade e negli spazi pubblici. NASCE IL FEELING CON BARI Intanto già nel 1967 le ville erano diventate 200 ma sul mercato straniero le vendite procedevano a rilento, quando improvvisamente, soprattutto dopo l'apertura del ristorante a mare (attuale Rodos) allora piccolo ma molto elegante, animato dalla presenza di conigliette inglesi (Playboy), il villaggio inizio' a suscitare l'interesse degli acquirenti italiani, specialmente pugliesi ed in particolare baresi. A questo punto il comune di Ostuni, resosi conto della cresciuta attenzione verso l'operazione Rosamarina, invio' la planimetria della lottizzazione alla sovrintendenza che l'approvo' nell'ottobre 1967 a meno del rispetto delle leggi vigenti. Subito dopo il 25 ottobre 1967, fu messo a punto un regolamento provvisorio del villaggio, depositato dal notaio Greco ad Ostuni poi recepito nello statuto del nascente consorzio di Rosamarina in data 1 settembre 1977, nel contempo la domanda locale, meno danarosa rispetto a quella straniera evidenzio' l'esigenza di un cambio nel taglio delle ville: nacquero di conseguenza le miniville, comportando quindi una modifica della lottizzazione pur mantenendo costante l'indice fondiario di costruzione di 0,24 mc/mq stabilito in precedenza dalla sovrintendenza al momento dell'approvazione. L'operazione ebbe successo e fu completata successivamente tra il 1968, ed il 1971, con la costruzione delle triville e dei bungalows, unita immobiliari vendute arredate dalla " Inter Atlas" e gestite dall "Inter Atlas Holiday", altra societa' di Schacther, con un contratto di formula d'investimento, che garantiva degli ottimi redditi d'immobile. L'AVVENTURA DELL' "INTER ATLAS HOLIDAY" In sostanza l'Inter Atlas prometteva agli acquirenti delle unita' immobiliari l'erogazione di quattro anni di affitto minimo iniziale, derivante dai proventi della gestione delle unita' da parte della "Inter Atlas Holiday", che doveva svolgere la funzione di Tour Operator. E' ormai assodato che in quei momenti, con la decisione di una gestione diretta di Schacther della "Inter Atlas Holiday" si rischiava un'avventura molto pesante da un punto di vista economico; l'operatore austro-canadese inizio' ad aprire agenzie di viaggio a Londra, Dusseldorf, Berlino, Stoccolma, affittare aerei charter, ad assumere centinaia di dipendenti in loco per i servizi. Ed intanto fu completata la ristrutturazione dell'attuale Masseria che doveva fungere da centro direzionale della "Inter Atlas Holiday" e creare il polo di attrazione per la zona triville e bungalows. Cosi' nel giugno del 1971 furono inaugurati la discoteca "Aranceto", il grande ristorante, il mercato, la piscina olimpionica, il maneggio e molti altri locali pubblici. IL TRAMONTO DELL'ERA DI SCHACTHER Nello stesso anno Rosa Marina si ampliò con l'acquisto del terreno adiacente chiamato poi "Cala di Rosamarina" con l'approvazione da parte del consiglio comunale di Ostuni, di tale lottizzazione con tutte le modifiche inerenti. Sull'onda del successo delle vendite ottenute con gli immobili a formula d'investimento, tra il 1972 ed il 1974 fu costruita e venduta "Cala di Rosamarina", e contemporaneamente si completò il Grand Hotel, entrambi commissionati dall'"Inter Atlas". Rosamarina aveva ormai un volto simile a quello attuale, almeno a livello urbanistico, ma lo sforzo economico sostenuto dall'"Inter Atlas", che si ritrovo' a pagare i costi della costruzione del Grand Hotel e soprattutto a sborsare delle grandi quantita' di danaro per sopperire agli alti costi di gestione dell'"Inter Atlas Holiday" stava irrimediabilmente instradando il grintosissimo e ostinato Max Schacther in un tunnel senza uscita. Infatti, nel 1977 la Inter Atlas Holiday falli', l'Inter Atlas Spa e la Regina degli ulivi furono costrette all'amministrazione controllata, e due anni dopo il 17 luglio 1979, ( la pagina più nera della storia di Rosamarina) avvenne il plateale e forse eccessivo arresto dell'austro-canadese che verra' poco dopo rilasciato. In questi frangenti si rivelò preziosissima la presenza del Consorzio dei proprietari di Rosamarina che prendendo a carico la gestione di tutti i servizi del villaggio permise la sopravvivenza dello stesso. GLI ANNI '80 Con l'avvento degli anni 80 il villaggio venne animato da una seconda giovinezza, con la vendita all'asta a privati di alcune proprieta' di Schacther tra il 1982 ed il 1985 rinacquero i servizi della Rodos, della Piscina 80, del Grand Hotel, della Masseria, del Pontile e delle Arcate, proprio mentre un clima di generale "boom" economico spingeva fino a livelli impensabili e insuperati le quotazioni degli immobili. A cavallo tra gli anni 80 e 90 il villaggio raggiunse il massimo splendore, teatro di stagioni costellate da mondanità internazionale, ostentazioni ed eccessi che in qualche modo potevano ricordare localita' estive ben piu' famose......., il resto, caro Lettore con l'avvento degli anni 90, è storia dei giorni nostri. N.B. Alla fine del 1995 dopo aver saldato tutti i debiti, le società di Schacther sono state riabilitate. Classe Energetica: G
Rif.: Vil-Ch1 ERRECI REAL ESTATE OSTUNI (www.erreci-immobiliare.it) âEuro“ LUXURIES ITALIAN PROPERTIES FOR SALE & RENT âEuro“ PROPONE IN VENDITA NELLO SPLENDIDO SCENARIO DEL VILLAGGIO TURISTICO INTERNAZIONALE DI âEuroœROSA MARINAâEuro, A CIRCA 100 METRI DAL MARE, VILLA BIFAMILIARE COMPOSTA DA SOGGIORNO/PRANZO, CUCINOTTO, DUE CAMERE DA LETTO, TRE BAGNI, AMPIA VERANDA CON CIRCOSTANTE GIARDINO ATTREZZATO DI CIRCA 300 MQ. LâEuro™IMMOBILE RISULTA ESSERE POSIZIONATO IN ZONA TRANQUILLA E RISERVATA, POSIZIONE IDEALE PER GLI AMANTI DEL MARE E DELLA TRANQUILLITAâEuro™. VILLAGGIO âEuroœROSA MARINAâEuro VIGILATO H24 CON GUARDIANIA PRIVATA, CON CIRCA 2 KM DI LITORALE SPARPAGLIATO (SPIAGGE IN SABBIA E SCOGLIERA) ED INCANTEVOLI âEuroœCALETTEâEuro CHE RENDONO IL VILLAGGIO UNICO NEL SUO GENERE. ALLâEuro™INTERNO DEL VILLAGGIO, OLTRE AL RINOMATISSIMO "GRAND HOTEL ROSA MARINA" VI è LA PRESENZA DI DIVERSI BAR, RISTORANTI, PIZZERIE, FARMACIA, DISCOTECHE, SPIAGGE ATTREZZATE. LâEuro™OROLOGIO A ROSA MARINA NON SI FERMA MAI CON LA MOVIDA NOTTURNA CHE VEDE LA PRESENZA DI DIVERSI VIP DELLA POLITICA, DELL'ARTE, DELLA CULTURA E DEL MONDO DELLO SPETTACOLO. ERRECI PROPOSES REAL ESTATE FOR SALE: In the beautiful international resort CALLED "ROSE MARINA" Just 9 km. From the town of Ostuni, 12 km. FROM FASANO, 15 km. Cisternino, VILLE various types (detached, semidetached, TRIVILLE, MINIVILLE, PARCOVILLE, apartments, studios, duplexes, and superduplex PATIOVILLE. VILLAGE VIGILIO H24 WITH PRIVATE GUARDIANS, with about 2 km of coastline Spread (sandy and cliff) and enchanting "CALETTE" WHO MAKES THE VILLAGE Unique. Other than the famed "Grand Hotel Rosa Marina" VI is the presence of bars, restaurants, Pizzeria, Pharmacy, Disco, swimming beach. The clock never stops ROSA MARINA WITH THE night life that sees the presence of several VIPs of entertainment, art, culture and the world of politics. Il Villaggio Internazionale Rosa Marina, realizzato sul finire degli anni sessanta su iniziativa dell'imprenditore austriaco Max Schachter, attirò moltissimi turisti stranieri, soprattutto svedesi e inglesi, che acquistarono le prime ville realizzate, attratti dalla salubrità del clima e dalla bellezza del luogo. Negli anni settanta il villaggio conobbe un notevole sviluppo. Si realizzò uno dei primi esempi di albergo diffuso costituito da caratteristiche villette a piano terra immerse nel verde, che vedeva coesistere le ville di proprietà a quelle destinate alla ricettività alberghiera. Tra il 1972 e il 1974 il villaggio Rosa Marina accrebbe il suo territorio con la realizzazione delle villette a schiera di "Cala di Rosa Marina". Nello stesso periodo fu relaizzato il "Grand Hotel Rosamarina" e fu avviata la realizzazione di un "Palazzo dei Congressi" rimasto incompiuto a seguito del fallimento della Inter Atlas, la società di proprietà di Max Schachter. Dal 1977 il villaggio è gestito da due consorzi di proprietari: il "Consorzio Rosa Marina" e il "Consorzio Cala di Rosa Marina" per la parte di Cala. Complessivamente è costituito da oltre milleottocento abitazioni, tra monofamiliari e plurifamiliari. L'accesso al villaggio è riservato ai soli residenti e i loro ospiti. Collegamenti È possibile raggiungere Rosa Marina da quella conosciuta come Superstrada Bari-Lecce, che si connette alla rete autostradale. I trasporti ferroviari sono garantiti dalla stazione di Ostuni, dalla quale dista pochi chilometri, con collegamenti verso tutte le località adriatiche e con la capitale. Infatti la si trova sulla direttrice Lecce-Bari-Pescara-Ancona-Bologna-Milano; ma anche sulla direttrice Lecce-Foggia-Benevento-Caserta-Roma. I trasporti aerei sono garantiti dal vicino Aeroporto di Brindisi-Casale, distante circa 35 km; e dall'Aeroporto di Bari-Palese, distante circa 90 km. ROSA MARINA (la sua Storia): Si narra che la storia del villaggio abbia avuto inizio un giorno a seguito di una geniale intuizione avuta da due uomini Inglesi che rispondevano ai nomi di Mr.Gaspar e Mr.Lubin, alla fine degli anni 50 dopo il secondo conflitto mondiale. La Gran Bretagna stava operando una vasta politica di riassetto del suo impero coloniale, alla luce dei nuovi equilibri politici stabilitisi dopo la grande guerra. L' amministrazione di molti protettorati Inglesi situati un po' in tutto il mondo, principalmente nelle zone Equatoriali dell'Africa e formanti il Commonwealth Britannico, doveva essere riorganizzata, e per centinaia di funzionari e burocrati Inglesi, vissuti per intere generazioni in luoghi caratterizzati da climi e abitudini totalmente differenti da quelli della madre Patria, si presentava la strada di un pensionamento spesso prematuro, ma allietato da una generosa liquidazione erogata da sua Maesta' Britannica. Perché non proporre a tutta questa moltitudine la vendita di un pezzo di terra in un area godente di un clima temperato e abitata da un popolo civile e ospitale, su cui edificare un rifugio per trascorrere una vecchiaia tranquilla e salutare? Ma bisognava pur trovare una lingua di terra che sposasse il meglio di queste intenzioni! Il caso volle che la scelta cadesse sulla ridente terra di Puglia ed in particolare su Ostuni. LA REALTA' LOCALE La famiglia dell'ingegner Rodio, notabile Ostunese, alla fine degli anni 50 aveva affidato alla Cassa Depositi e Prestiti l'incarico di vendere, una proprieta' di 138 ettari, di cui 100 completamente brulli , quasi tutta la zona dal mare fino all'altezza dell'attuale sede del consorzio, mentre solo le odierne zone H e J erano coltivate ad oliveto, proprieta' privilegiata però da un'esteso fronte mare, (circa due chilometri) immerso in un'ampia fascia di vegetazione mediterranea. Il prezzo di richiesta ammontava a 200 milioni di lire (di allora). La proprieta' era divisa in due, dalla strada Litoranea tre, a quell'epoca già asfaltata ma ad una corsia, c'erano anche due lame, in altre parole due torrenti stagionali che raccoglievano l'acqua durante le piogge invernali, uno dei quali segnato sulle carte catastali come torrente Rosa Marina. Una sorgente di acqua salmastra situata sotto la modesta e fatiscente abitazione del massaro,(la Masseria RosaMarina piccola, poi demolita per far posto all'attuale Grand Hotel) garantiva una costanza presenza di acqua alla foce dell'alveo. L'altra lama quella che separa oggi Cala di Rosa Marina scorreva nelle vicinanze di un vecchio edificio poderoso ed austero, la Masseria Rosa Marina Grande casa padronale dei Rodio, oggi comunemente chiamato dai villeggianti " la Masseria". I PRIMI ACCORDI A Gaspar il sito sembro'subito quello giusto, quindi nei primi giorni del 1960 propose al venditore un contratto piuttosto singolare ma conveniente per entrambi: all'Ingegner Rodio sarebbero andati 300 lire a metro quadro, piu' un premio per ogni pezzo di terreno frazionato e trasferito a seguito di ogni vendita effettuata da Gaspar. Inoltre quest'ultimo si impegno' ad una promessa di acquisto valida per cinque anni, se però questi non fosse riuscito a vendere tutto l'appezzamento entro tale periodo, avrebbe avuto ad ogni modo la facoltà di comprarlo nella sua interezza. Raggiunto l'accordo con l'austero ingegnere Ostunese, Gaspar si mise alla ricerca di tecnici locali, che potessero dare forma sul territorio alla sua idea e venne in contatto con due professionisti di Bari, l'ingegner Orfeo Mazzitelli e l'architetto Pasquale Gerardi, che fatte proprie le indicazioni di Gaspar proposero un piano di lottizzazione assai simile a quella attuale in quella zona agraria. A quell'epoca nel comune di Ostuni, l'unico strumento urbanistico era solo un piano di fabbricazione e solo oggi si puo' comprendere appieno dalle scelte operate dagli amministratori ed in particolare dal Sindaco Ciraci e del Professor Sandro Massari (assessore all'urbanistica e lavori pubblici) che con straordinario coraggio, nel febbraio del 1962 con grande intuito e lungimiranza approvarono a livello di commissione edilizia comunale la lottizzazione (1200 lotti da 1000 metri per ville unifamiliari con centro direzionale, Motel e Hotel), per evitare un iter competenza regionale che nella migliore delle ipotesi avrebbe richiesto almeno 10 anni. L'APPARIZIONE DI SCHACTHER A questo punto la vendita dei lotti ebbe inizio, tuttavia Gasper e Lubim si trovarono di fronte a potenziali acquirenti che accolsero con estrema diffidenza la proposta di vendita di quei lotti. Quando passato un anno, le prenotazioni dei lotti procedevano lentissime e le risorse investite dai due inglesi cominciarono ad esaurirsi e pregiudicare l'avvenire dell'operazione, essi vennero in contatto con un grintoso quarantenne austriaco di origine ebrea, vivente in Canada proprietario di una societa' immobiliare, un tale Max Schacther. Avendo intuito le potenzialità insite nell'operazione, Schacther arrivo' regolarmente ad un accordo con Gaspar e Lubim che gli vendettero il diritto del contratto da loro sottoscritto, quasi tre anni prima, con l'Ingegner Rodio. A questo punto si narra che Schacther durante il primo viaggio da Londra verso Ostuni, si sedette al fianco di un'avvocato di origine ebrea residente a Roma, a cui in breve, durante la conversazione confidò la necessità di trovare dei tecnici che conoscessero la lingua inglese e le leggi italiane. In quell'occasione furono suggeriti i nomi di due giovani e brillanti professionisti operanti in ambito internazionale (l'Architetto Ernesto Azzalin, e l'Ingegner Serban Dunareanu) che divennero in seguito gli indiscussi protagonisti della creazione del Villaggio. SI PARTE Nel frattempo l'austriaco, visitata l'allora landa desolata ai piedi della citta' bianca, decise che era necessario fare le cose in grande e senza indecisioni alcuna. Mazzitelli e Gerardi furono immediatamente incaricati di progettare un primo tipo edilizio di cui il comune rilascio' le tre licenze necessarie. Nello stesso tempo a Brindisi Schacther prese contattato con un certo Franco Fanuzzi, il costruttore allora piu'rampante della citta' con cui l'imprenditore di Toronto firmò solo un accordo che prevedeva l'edificazione delle prime tre ville campione (quelle che ora sono adibite ad alloggi del personale del grande Hotel, situate accanto dei campi da tennis del G.H.). Nel frattempo Schacther iniziava ad aprire un'agenzia a Londra, una in Svezia ed una in Germania per ampliare la rete di potenziali clienti. Il 25 aprile del 1963 si svolse la cerimonia della posa della prima pietra del villaggio "Rosa Marina Estates", realizzato dalla Societa' internazionale "Land Development Company registred in London" di proprieta' di Max Schacther; nei mesi successivi mentre ferveva la picchettatura sul suolo della planimetria del villaggio fino allora mai trasportata dal progetto sul terreno, la costruzione delle tre ville procedeva a rilento a causa di altri impegni dell'impresa edile. Il 15 ottobre del 1963, Schacther organizzò il primo volo pubblicitario trasportando i giornalisti dei maggiori quotidiani londinesi. Le tre villette campione disperatamente terminate in 35 giorni erano pronte, ma malgrado questo si chiusero i rapporti tra l'imprenditore canadese ed il costruttore brindisino. I PRIMI PASSI La folta schiera di giornalisti e fotografi apprezzo' ed ammirò molto il sito e la natura circostante ma mostro' perplessita' per lo stile e l'architettura di quelle villette, quindi, rapidamente, Schacther diede l'incarico all'Architetto Azzalin che in breve progetto' dei nuovi tipi edilizi (da 80 e da 120 mq) adeguati alle esigenze climatiche e pratiche e con forti richiami all'architettura mediterranea della Puglia. E' da questo momento accadde quell'iter burocratico-legislativo, volutamente semplificato, che permise la realizzazione di quanto, tutti, possiamo ammirare oggi. I progetti venivano, infatti, approvati dalle commissioni edilizie del comune di Ostuni e mandati alla soprintendenza di Bari che a sua volta li approvava con nulla osta paesaggistico essendo Zona Vincolata. In sintesi fu messo in funzione un sistema per cui il comune rilasciava licenze su suolo agricolo con tipi edilizi approvati dalla sovrintendenza; tutto cio' non deve scandalizzare ma anzi far riflettere sulla grandissima lungimiranza degli amministratori locali dell'epoca, ed a riprova di questo, basta pensare che solo nel 1995 il piano regolatore ha concluso il suo iter burocratico e riconosciuto come residenziale l'area di Rosa Marina. Dalla fine del 1963 iniziarono ad arrivare le ordinazioni di Svedesi, tedeschi e inglesi. Nei primi mesi del 1964 ebbe inizio quindi la costruzione delle prime 60 ville distribuite e prevalentemente ubicate nelle attuali zone H e J, commissionate all'impresa Bitonto-Annicchiarico di Brindisi. L'aspetto di questo villaggio ai primordi era piuttosto desolato e desolante, sicuramente molto selvaggio, non c'era acqua corrente (le ville avevano delle vasche da riempire sul tetto), per la luce si sfruttava una rete di allaccio valida per le zone rurali mediante le quali si diffuse una fitta e disordinata rete di pali di legno, le strade erano tracciati di campagna in terra battuta e la vegetazione era completamente assente (a parte la zona degli uliveti). In seguito con un secondo pacchetto di 100/120 ville entro' in scena un'altra impresa edile, la "Tulipano Maria" di Brindisi che, con successive altre denominazioni, costruira' poi la grande maggioranza degli immobili presenti a Rosamarina. LA SVOLTA Il 1965 fu un anno di svolta nella storia di Rosamarina; da una parte fu approvato e successivamente costruito il progetto del "pacchetto" comprendente il centro direzionale, il mercatino ed i negozi che rappresento' la prima vera e propria operazione immobiliare autofinanziata da Schacther, mediante la sua societa' "Regina degli ulivi SRL", in seguito, verso la fine del 1965 scaduto il contratto Rodio-Gaspar, l'ingegner ostunese, accortosi che l'operazione Rosamarina rendeva sempre di piu', comincio' a rinnegare l'accordo fino all'epilogo dell'offerta reale (un rogito unilaterale) voluta da Schacther che regalo' a chi la visse dei ricordi indelebili: per il centro di Ostuni, il Notaio Greco, alla presenza di due pubblici ufficiali e di due collaboratori dell'austro-canadese, contò più volte ad alta voce, davanti alle porte delle abitazioni dei vari proprietari della famiglia Rodio, banconota per banconota quei quattrocento milioni di allora che rappresentavano il valore di tutti i terreni ancora non venduti appartenenti alla lottizzazione che Schacther era ora deciso a comperare nella sua totalità . Un accordo effettivo tra le parti si raggiunse in seguito con la mediazione dell'Architetto Azzalin ed alla fine i terreni rimanenti passarono tutti sotto il controllo della "Inter Atlas Rosamarina S.p.a." di proprietà di Schacther. Ormai nel villaggio erano presenti le prime 150 ville abitate da attempati signori inglesi, tedeschi e svedesi in compagnia spesso di figli e nipoti (qualcuno ricordera' forse Mr Penny, Mr. Winter, Roden, Palmenter) di cui circa un decimo risiedeva tutto l'anno. L'ACQUEDOTTO Mentre agli inizi del 1966 si stavano abbozzando le prime strade del villaggio in ghiaietto, si intui' quell'idea che permise una fortissima accelerazione nello sviluppo del villaggio: la necessita' di creare un acquedotto indipendente privato. Con un primo pozzo artesiano nella masseria Rodio (solo omonimo) a nord della Masseria Spagnulo completato da una servitu' di captazione e con un vascone di deposito sopraelevato, e varie servitu' di passaggio nei terreni a valle, nel giro di cinque mesi fu realizzata la prima condotta d'acqua. Poi lo stesso sistema di captazione fu fatto in altre due masserie "Rialbo di sotto e Rialbo di sopra". Il brillante risultato di tutto questo fu che alla fine del 1966 Rosamarina era l'unica localita' sulla costa, approvvigionata da acqua corrente (a Villanova l'acquedotto pugliese giunse solo alla fine degli anni 80) mettendo così le basi per il perfetto approvvigionamento idrico e per lo sviluppo della rigogliosa flora che nobilita oggi il villaggio. Si piantarono migliaia di Eucaliptus, oleandri, tuje ed altre lungo le strade e negli spazi pubblici. NASCE IL FEELING CON BARI Intanto già nel 1967 le ville erano diventate 200 ma sul mercato straniero le vendite procedevano a rilento, quando improvvisamente, soprattutto dopo l'apertura del ristorante a mare (attuale Rodos) allora piccolo ma molto elegante, animato dalla presenza di conigliette inglesi (Playboy), il villaggio inizio' a suscitare l'interesse degli acquirenti italiani, specialmente pugliesi ed in particolare baresi. A questo punto il comune di Ostuni, resosi conto della cresciuta attenzione verso l'operazione Rosamarina, invio' la planimetria della lottizzazione alla sovrintendenza che l'approvo' nell'ottobre 1967 a meno del rispetto delle leggi vigenti. Subito dopo il 25 ottobre 1967, fu messo a punto un regolamento provvisorio del villaggio, depositato dal notaio Greco ad Ostuni poi recepito nello statuto del nascente consorzio di Rosamarina in data 1 settembre 1977, nel contempo la domanda locale, meno danarosa rispetto a quella straniera evidenzio' l'esigenza di un cambio nel taglio delle ville: nacquero di conseguenza le miniville, comportando quindi una modifica della lottizzazione pur mantenendo costante l'indice fondiario di costruzione di 0,24 mc/mq stabilito in precedenza dalla sovrintendenza al momento dell'approvazione. L'operazione ebbe successo e fu completata successivamente tra il 1968, ed il 1971, con la costruzione delle triville e dei bungalows, unita immobiliari vendute arredate dalla " Inter Atlas" e gestite dall "Inter Atlas Holiday", altra societa' di Schacther, con un contratto di formula d'investimento, che garantiva degli ottimi redditi d'immobile. L'AVVENTURA DELL' "INTER ATLAS HOLIDAY" In sostanza l'Inter Atlas prometteva agli acquirenti delle unita' immobiliari l'erogazione di quattro anni di affitto minimo iniziale, derivante dai proventi della gestione delle unita' da parte della "Inter Atlas Holiday", che doveva svolgere la funzione di Tour Operator. E' ormai assodato che in quei momenti, con la decisione di una gestione diretta di Schacther della "Inter Atlas Holiday" si rischiava un'avventura molto pesante da un punto di vista economico; l'operatore austro-canadese inizio' ad aprire agenzie di viaggio a Londra, Dusseldorf, Berlino, Stoccolma, affittare aerei charter, ad assumere centinaia di dipendenti in loco per i servizi. Ed intanto fu completata la ristrutturazione dell'attuale Masseria che doveva fungere da centro direzionale della "Inter Atlas Holiday" e creare il polo di attrazione per la zona triville e bungalows. Cosi' nel giugno del 1971 furono inaugurati la discoteca "Aranceto", il grande ristorante, il mercato, la piscina olimpionica, il maneggio e molti altri locali pubblici. IL TRAMONTO DELL'ERA DI SCHACTHER Nello stesso anno Rosa Marina si ampliò con l'acquisto del terreno adiacente chiamato poi "Cala di Rosamarina" con l'approvazione da parte del consiglio comunale di Ostuni, di tale lottizzazione con tutte le modifiche inerenti. Sull'onda del successo delle vendite ottenute con gli immobili a formula d'investimento, tra il 1972 ed il 1974 fu costruita e venduta "Cala di Rosamarina", e contemporaneamente si completò il Grand Hotel, entrambi commissionati dall'"Inter Atlas". Rosamarina aveva ormai un volto simile a quello attuale, almeno a livello urbanistico, ma lo sforzo economico sostenuto dall'"Inter Atlas", che si ritrovo' a pagare i costi della costruzione del Grand Hotel e soprattutto a sborsare delle grandi quantita' di danaro per sopperire agli alti costi di gestione dell'"Inter Atlas Holiday" stava irrimediabilmente instradando il grintosissimo e ostinato Max Schacther in un tunnel senza uscita. Infatti, nel 1977 la Inter Atlas Holiday falli', l'Inter Atlas Spa e la Regina degli ulivi furono costrette all'amministrazione controllata, e due anni dopo il 17 luglio 1979, ( la pagina più nera della storia di Rosamarina) avvenne il plateale e forse eccessivo arresto dell'austro-canadese che verra' poco dopo rilasciato. In questi frangenti si rivelò preziosissima la presenza del Consorzio dei proprietari di Rosamarina che prendendo a carico la gestione di tutti i servizi del villaggio permise la sopravvivenza dello stesso. GLI ANNI '80 Con l'avvento degli anni 80 il villaggio venne animato da una seconda giovinezza, con la vendita all'asta a privati di alcune proprieta' di Schacther tra il 1982 ed il 1985 rinacquero i servizi della Rodos, della Piscina 80, del Grand Hotel, della Masseria, del Pontile e delle Arcate, proprio mentre un clima di generale "boom" economico spingeva fino a livelli impensabili e insuperati le quotazioni degli immobili. A cavallo tra gli anni 80 e 90 il villaggio raggiunse il massimo splendore, teatro di stagioni costellate da mondanità internazionale, ostentazioni ed eccessi che in qualche modo potevano ricordare localita' estive ben piu' famose......., il resto, caro Lettore con l'avvento degli anni 90, è storia dei giorni nostri. N.B. Alla fine del 1995 dopo aver saldato tutti i debiti, le società di Schacther sono state riabilitate. Classe Energetica: G