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La fauna è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci, pettirossi, falchi e diversi rapaci notturni (civetta, gufo, assiolo e barbagianni), oltre ad una folta comunità di pipistrelli (tra i quali, oltre alle specie più comuni, anche il Rhinolophus hipposideros, il Rhinolophus ferrumequinum ed il Rhinolophus mehelyi famosi per la caratterstica capacità di Ecolocalizzazione), questi piccoli e delicati mammiferi notturni che trovano rifugio nelle numerose grotte del monte, si rivelano incredibilmente utili in quanto eliminano gli insetti nocivi per l'agricoltura, e contribuiscono a mantenerne integro il fragile ecosistema naturale oltre ad essere indice di un habitat incontaminato e ricco d'acqua. La flora si compone di tratti di bosco e di macchia mediterranea dove cresce spontaneamente il fungo cardoncello, alternati a oliveti e vigneti tra cui il Verdeca, il Bianco d'Alessano ed il Primitivo Tarantino[2]. Nell'agro circostante sono presenti numerose grotte. Nella frazione di Monte Fellone di notevole rilevanza archeologica risultano la Grotta Cuoco e la Grotta Monte Fellone[3]. Toponimo Il termine Martina deriva dalla devozione degli abitanti già dal Mille a San Martino di Tour, infatti il primitivo insediamento della città nacque su monte detto appunto di San Martino, mentre l'aggettivo Franca fu aggiunto da Filippo I D'Angiò nel 1310 quando riconobbe alla città diversi privilegi, ossia franchigie e la demanialità perpetua. Allora nel 1310 la città fu chiamata Franca Martina, poi nel corso dei secoli, perdendo la demanialità perpetua, scomparve l'aggettivo Franca. Solo dopo l'Unità d'Italia, nel 1871, la città fu ribattezzata Martina Franca. Stemma Il simbolo della città fu ideato da Filippo I d'Angiò nel Trecento quando riconobbe istituzionalmente la città di Martina Franca. Lo stemma raffigura un cavallo bianco senza briglie che trotterella liberamente in quanto simbolo della demanialità perpetua riconosciuta dal Principe. In altro, sullo sfondo azzurro, campeggiano tre gigli francesi che ricordano l'origine francese della città e la corona turrificata simbolo della costituzione ufficiale della città. In basso lo stemma è avvolto da due ramoscelli delle piante tipiche della zona: un ulivo e un fragno. Storia Le origini di Martina Franca risalgono al X secolo, quando sul Monte di San Martino sorse un piccolo villaggio di profughi tarantini, fuggiti dalle continue devastazioni dei Saraceni, e ai quali si aggiunse successivamente una comunità di pastori. Intorno al 1300 fu eletta comune su ordine del Principato di Filippo I d'Angiò, ma secondo alcuni documenti storici, è possibile ipotizzare che Martina Franca fosse stata prima di quella data come una residenza di qualche nobile. È certo però che Filippo I concesse Martina a Pietro del Tocco per ricompensarlo dei servigi da lui svolti. Il territorio all'epoca consisteva in un castello situato storicamente nell'attuale zona denominata "Montedoro", e da due miglia di terreno intorno al castello, sottratto dal territorio di Taranto, dall'Università di Monopoli e dall'Università di Ostuni per l'insediamento rurale di contadini e "Messeri" (in martinese ù masser, cioè padrone di poderi e vasti terreni). Sembra che Filippo d'Angiò avesse concesso anche dei diritti e delle franchigie a chi fosse venuto ad insediarsi a Martina, e per questo fu denominata "Franca". Il nome della città è dedicato al Santo patrono San Martino, festeggiato l'11 novembre e la prima domenica di luglio. La tradizione vuole che il Santo sia più volte corso in aiuto dei cittadini, proteggendoli in varie occasioni dalle invasioni barbariche e dall'assalto del nemico. Tra il 1770 ed il 1776 Sant'Alfonso della famiglia De Liguori tentò più volte[4] di costruire una missione nel territorio di Martina Franca[5] e scrisse in risposta ad alune tesi dell'abbate Magli di Martina una piccola operetta: dichiarazione del sistema intorno alla regola delle azioni morali[6] Monumenti e luoghi di interesse Piazza Plebiscito Porta di Santo Stefano (o arco di San Martino) in piazza XX settembre Martina Franca è divisa in tre zone ben definite. La prima è il classico centro storico, la seconda è l'espansione cittadina oltre le mura (nel 1900) che amplia l'urbanistica storica della città, e la terza è la zona nuova con palazzine alte oltre 3 piani di tipo condominiale. Centro storico Il seicentesco Palazzo Ducale, situato in piazza Roma Veduta della Basilica di S. Martino in piazza Plebiscito Interno della Basilica di S. Martino Torre dell'orologio in piazza Plebiscito La chiesa del Carmine La chiesa di S. Francesco d'Assisi si affaccia su piazza Mario Pagano, appena fuori le mura Palazzo Martucci in piazza Roma Cineteatro Verdi in piazza XX settembre Urbanistica L'urbanistica del centro storico martinese si caratterizza per abitazioni sviluppate in senso verticale: i locali al pian terreno, e talvolta parzialmente interrati, erano adibiti a bottega. Al primo piano, invece, si trova la zona giorno, con cucina e sala da pranzo. Di solito era presente anche un camino, che assolveva a una duplice funzione: serviva a cucinare le pietanze e fungeva da stufa, sia per il primo piano sia, grazie alla canna fumaria, anche per i piani superiori. In questo piano è facile trovare anche un imbocco del pozzo, che a differenza della canna fumaria ha un "camino" che arriva fin sotto la casa, nel luogo in cui è situata la cisterna d'acqua, per lo più di origine piovana. Il pozzo veniva sfruttato anche come un rudimentale frigorifero, in virtù della freschezza garantita dalla pietra calcarea del sottosuolo martinese. Gli alimenti venivano depositati in un secchio di rame o di ferro a fondo piccolo e bocca larga (un mezzo cono capovolto) e fatto adagiare a "pelo d'acqua" nel pozzo. Il secondo piano è la zona notte. Qui c'è la stanza, o le stanze, da letto, generalmente con un balcone, o una finestra, che comunica con il tetto della casa. Il tetto viene sfruttato in vari modi. Generalmente è uno spazio utile per stendere i panni, o anche per imbandire tavolate (alcune case hanno il tetto comunicante e allo stesso livello della casa vicina, spesso senza alcun muro separatore). D'estate i tetti si trasformano in veri essiccatoi naturali: gli anziani vi fanno essiccare fichi, noci, fave ed altri alimenti, o "spurgano" la lana e i materassi. La particolarità delle case pugliesi, a differenza del resto della penisola italiana, sta nel fatto che i tetti sono in stile greco, cioè piatti e non spioventi. Questo perché il clima pugliese è molto mite, fresco, senza particolari precipitazioni (è raro vedere la neve alta, come è invece accaduto nel 1985). Le poche spiovenze servono per incanalare l'acqua nelle cisterne calcaree poste nel sottosuolo (chiamate comunementi " ù pozz' " ) che erano una fonte di acqua utile, visto la scarsità di questultima nella regione. Caratteristica importante del centro storico sono le vie strette e piene di "spigoli", vicoli ciechi e le strade nascoste: un vero labirinto urbano. Questo assetto anticamente presentava un duplice vantaggio: in caso di invasione nemica, infatti, era un mezzo per guadagnare tempo durante un'eventuale fuga, o per tendere imboscate ai nemici sfruttando vicoli ciechi e vie "nascoste" o poco visibili. Vie del centro storico Le vie di Martina presentano una particolare depressione al centro della strada, a differenza delle altre strade moderne che hanno invece il manto stradale a "schiena d'asino": quando piove, l'acqua piovana scorre al centro strada lasciandone asciutti i lati, senza arrivare alle cantine poste nel sottosuolo. Da un punto di vista architettonico il centro storico è per lo più in stile barocco e rococò, ben visibile nelle chiese (ad esempio la già Collegiata, ora Basilica, di San Martino). L'attuale pavimentazione è stata rifatta negli Ottanta, ma un tempo la differenza del basolato delle stradine indicava la logistica del centro storico. Infatti le strade principali che conducevano alle antiche porte, quindi fuori da centro storico, erano fatte con pietra lavica nera, mentre quelle labirintiche che conducevano verso l'interno erano realizzate con pietre bianche. In alcuni lembi delle stradine si riscontra ancora questa differenza cromatica. Le antiche porte del centro storico Fino all'Unità d'Italia il centro storico di Martina Franca era chiuso da una cinta muraria, da 12 torri quadrate, da 12 torri rotonde e da quattro porte di ingresso. Con il passare dei secoli queste strutture difensive hanno mutato il loro aspetto perdendo la loro funzionalità. Infatti molte torri sono state abbattute per garantire l'accesso al centro storico oppure sono state trasformate in abitazioni civili. Attualmente le porte hanno perso la loro funzione di accesso esclusivo nella città diventando degli archi sobri ed eleganti. Delle antiche porte si conservano solo gli anelli lapidei superiori che servivano per contenere i cardini dei massicci portoni. Il nome delle porte dipendeva dalle chiese adiacenti intra-moenia o extra-moenia prossime. Arco della Porta di Santo Stefano detta anche di Sant'Antonio, si affaccia in piazza XX Settembre. Fu ristrutturata nel 1764 e reca le impronte del barocco martinese con in cima la statua equestre di San Martino, santo patrono della città. Arco della Porta di Santa Maria detta anche del Carmine, si affaccia in via Pergolesi. Fu rifatta in chiave rinascimentale nel 1596 dal sindaco Nicola Antonio Blasi. In alto si colloca lo stemma più antico della città. Arco della Porta di San Nicola detta anche di San Francesco, si affaccia verso piazza Mario Pagano fu rifatta nel Settecento con la costruzione di una casa privata sulla volta dell'arco. Arco della Porta di San Pietro detta anche Porta stracciata, si colloca lungo Via Mercadante è quella più semplice. E' detta stracciata perché è stata più volte murata e riaperta in relazione alla vulnerabilità di Martina nei diversi periodo storici. Basilica di San Martino Eretta nella seconda metà del Settecento, su iniziativa dell'arciprete Isidoro Chirulli, sul luogo ove sorgeva la precedente collegiata romanica, è la perla del barocco martinese. Si caratterizza per la meravigliosa e maestosa facciata, sulla quale spicca centralmente l'immagine del Patrono che divide il mantello con un mendicante ad Amiens. Nell'interno spicca lo stupendo altare maggiore in marmo del 1773 di scuola napoletana e l'ampio cappellone del Santissimo Sacramento. Ospita le reliquie di Santa Comasia, che la tradizione vuole martire tra il II e il IV secolo. Altre chiese Chiesa di San Domenico. Eretta tra il 1746 e il 1750 su una preesistente costruzione romanica dedicata a San Pietro, in elegante stile barocco. Chiesa del Carmine Edificata tra il 1727 e il 1758 in elegante stile barocco, la chiesa si trova al di fuori delle mura della città. Conserva una pregiata statua policroma (Santa Maria della Misericordia) attribuita a Stefano da Putignano. Chiesa di Sant'Antonio da Padova Anticamente dedicata a Santo Stefano, fu edificata dai Francescani Osservanti nel XV secolo; la facciata è stata rifatta in stile neoclassico nel 1835. L'interno conserva due sculture rinascimentali di Stefano da Putignano: Santo Stefano e Sant'Antonio da Padova. Il chiostro conserva affreschi settecenteschi. Chiesa dei Cappuccini Fu costruita nel XVI secolo sull'antica grancia dei monaci basiliani. La chiesa all'interno conserva dei bellissimi altari ebanistici oltre all'antico affresco della Madonna dell'Odegitria (da cui deriva il nome della Valle d'Itria) e molte tele datate fra il Seicento e il Settecento. Chiesa di San Francesco da Paola Risale ai primi del Seicento e fu realizzata dai minimi su una precedente cappella cinquecentesca della Madonna di Costantinopoli, di cui tuttora conserva una tela in fondo alla navata di sinistra. Adiacente alla chiesa vi è il convento cosiddetto dei paolotti in cui visse all'inizio del Seicento padre Bonaventura Gaona, morto e sepolto a Roma (in Sant'Andrea delle Fratte) in concetto di santità. Chiesa di San Francesco d'Assisi Costruita tra il XVII e il XVIII secolo dai frati minori conventuali. All'interno conserva otto altari laterali in stile barocco, unici nel loro genere a Martina. Chiesa di San Giovanni dei Greci Ha conservato l'originale struttura interna medievale con aula rettangolare, solo la facciata è stata rifatta in età barocca quando fu creato il secondo piano superiore. Chiesa di San Pietro dei Greci La struttura tardo quattrocentesca conserva la tipica copertura del tetto a pignon con le chiancarelle e il campanile a vela sull'ingresso laterale. Chiesa di San Nicola in Montedoro E' tra le chiese più antiche di Martina, l'inteno è completamente affrescato. Chiesa di San Vito La struttura tardo medievale è stata fortemente rimaneggiata all'interno in chiave barocca. Sulla facciata svetta il campanile a vela con tre fornici. Chiesa dell'Annunziata E' un'antica chiesetta rettangolare fuori le mura che attualmente accoglie l'Arciconfraternita del Monte Carmelo e un Museo che conserva testimoninze significative del sodalizio religioso. Chiesa della Provvidenza Anche questa è una semplice chiesette che sorge sull'antica via che un tempo conduceva in Valle d'Itria. Il tetto è a pignon con un campanile a vela e l'interno conserva delle tempere. Chiesa dello Spirito Santo Si tratta di una piccola chiesa a ridosso della Valle d'Itria con copertura di chiancarelle, risale al XVI secolo e l'interno presenta affreschi nella zona presbiteriale. Chiesa di San Donato E' una piccola chiesetta nella Valle d'Itria con tetto a pignon, risalente al XVI secolo, oggi è completamente abbandonata. Le Confraternite Nel corso dei secoli la storia religiosa di Martina si è popolata di tante confraternite il cui scopo era quello di andare incontro alle esigenze dei vari iscritti tenendo conto dei ceti sociali di appartenenza. Molte si sono estinte con il passare del tempo ma molte altre sono riuscite a resistere nei secoli adeguandosi di volta in volta alle esigenze della fede e al cambiamento dei costumi. Attualmente sono attive ben 8 confraternite religiose e due laicali. Eccole di seguito elencante, specificando il nome e il luogo di collocazione e la data di costituzione. Arciconfraternita degli Artieri Cavalieri dell'Immacolata, (oratorio nell'ex convento dei Riformati nella chiesa di Sant'Antonio da Padova, piazzetta Sant'Antonio), la costituzione avviene nel 1570. Organizza la processione di Sant'Antonio da Padova a giugno e dell'Immacolata Concezione a dicembre. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco a dalla mozzetta celeste con ricami dorati. Arciconfraternita del Carmine, (oratorio nella chiesa del Carmine, via Pergolesi), l'approvazione avviene nel 1716. Organizza la processione della Madonna del Carmine a luglio. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco a dalla mozzetta beige con la stella caudata. Confraternita di Maria Santissima del Rosario (oratorio nell'ex convento domenicano in via Principe Umberto), la costituzione canonica avvenne nel 1585. Organizza la processione del Rosario ad agosto. L'abito liturgico tradizionale è composto da un sacco bianco e dalla mozzetta marrone con ricami. Confraternita del Santissimo Sacramento dei Laici (oratorio adiacente alla basilica di san Martino, via dell'Arco di Cristo), la costituzione è nel 1544. Organizza la processione del Corpus Domini a fine maggio. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e da una mozzetta blu con distintivo eucaristico. Confraternita di sant'Antonio da Padova (oratorio nel'ex convento dei frati riformati in piazza Mario Pagano), fu fondata nel 1706. Organizza la processione dei Misteri nella Settimana Santa. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e da una mozzetta color marrone. Confraternita della Natività e dei Dolori di Maria Santissima (oratorio nell'ex chiesa della Trinità in via Cavour), fu istituita nel 1621. Organizza la processione dell'Addolorata il Giovedì Santo. Nell'oratorio s conserva la tela della Natività della Vergine, opera di Leonardo Antonio Olivieri datata nel 1730. L'abito liturgico tradizionale è composto da un sacco bianco e da una mozzetta azzurra. Confraternita dell'Immacolata Concezione detta dei nobili (oratorio in via Adolfo Ancona), fu istituita nel 1600. L'abito liturgico tradizionale è composto da un saio bianco e da una mozzetta celeste. Confraternita di Maria Santissima Assunta in Cielo (oratorio presso la chiesa di San Giovanni dei Greci in Largo Buonarroti), nacque nel 1628. Organizza la processione dell'Assunta a Ferragosto. L'abito liturgico tradizionale è composto da un sacco bianco e da una mozzetta celeste. Oltre alle confraternite religiose esistono anche due sodalizi laici nati in seguito ai moti mazziniani della prima metà dell'Ottocento; si tratta della Società Operaia e della Società Artigiana. Palazzo Ducale Della seconda metà del Seicento, in esso l'elemento rinascimentale si incrocia con il Barocco d'ispirazione leccese e l'impronta architettonica locale. Era la residenza dei Caracciolo e attualmente è sede del Municipio. Notevoli all'interno le stanze dell'Arcadia, del Mito e della Bibbia, dai cicli di affreschi in esse ospitati. Palazzi signorili Sono di seguito riportati i palazzi signorili più significativi da un punto di vista storico e artistico di Martina, con l'indicazione della via in cui sono collocati. Ogni palazzo è riportato con la denominazione storica originaria, ossia della famiglia che lo ha fatto costruire e a seguire il nome delle famiglie che nel corso dei secoli sono subentrati per ragioni di eredità o di acquisto dell'immobile. Palazzo Barnaba, altra denominazione Marturano (via Mazzini, 24), eretto nel 1719 dal conte Barnaba spicca per le due balconate in pietra che definiscono la facciata. Palazzo del cavalier Semeraro (via Mazzini, 16), eretto nel 1733 si impone per il portale di ingresso con doppia cornice in bugnato. Palazzo Delfini(via Machiavelli, 2), innalzato nel 1776, come indica chiaramente l'iscrizione epigrafica sul portale che riporta anche lo stemma araldico della famiglia: un delfino. Palazzo Ancona (via Machiavelli, 7), è fra i palazzi più belli di Martina per via delle due cariatidi laterali e del mascherone apotropaico centrale. Palazzo Carucci, altra denominazione Fighera (via Mazzini, 33), eretto nel 1777 si caratterizza per il bellissimo mascherone apotropaico. Palazzo Magli, altra denominazione Ruggeri poi Barnaba e Caroli (via Pietro Cossa, 3), eretto nel 1759, come riporta l'elegante cartiglio collocato sul portale rococò. Palazzo Semeraro, altra denominazione Montemurro e poi Marinosci, (via Mazzini, 10), eretto nel 1744, si evidenzia le balconate con le collanine sagomate e la lapide di Martino Marinosci, botanico martinese dell'Ottocento. Palazzo Blasi, altra denominazione Gioia e Chiarelli (via Mazzini, 3), costruito nel 1774, si distingue per le balconate spanciate in ferro battuto. Palazzo Fanelli (via Cavour, 30), edificato nel 1749 da Ambrogio Fanelli si distingue per le variegate forme dei balconcini laterali. Palazzo Magli, altra denominazione Blasi (via Cavour, 25), edificato nel 1748 su una precedente casa a corte del Cinquecento. Palazzo Motolese poi Marinosci, (via Cavour, 18), tirato su nel 1778, è coronato superiormente da una balconata di colonnine sagomate. Palazzo Maggi (Largo san Pietro, 6), è caratterizzato da un'ariosa veranda superiore. Casa a corte Le Marangi (via Erbaiolo, 15), fondata nel 1735 si sviluppa attorno ad un cortile interno. Ex-ospedaletto (via Orfanelli, 5), edificato nel 1783 grazie alle rendite del canonico Michelangelo Cappellari. Palazzo dell'Università, detto anche della corte (piazza Plebiscito), eretto fra il 1759 e il 1762 era sede del Parlamento locale, infatti la facciata reca lo stemma della città; un cavallo sbrigliato. Palazzo Stabile (via Largo Stabile, 4), l'edificio del Settecento si differenzia per le due ampie verande che delimitano il prospetto frontale. Palazzo Paolo Marino Motolese (via Arco Casavola, 33), la parte sottostante fu realizzata nel 1716, mentre i piani superiori furono aggiunti nel 1758. Palazzo Motolese (via Principe Umberto, 40 e via Arco Casavola), è dotato di due ingressi, quello principale in via Principe Umberto reca la data di fondazione 1775. Palazzo Blasi (via Buonarroti, 10), ricostruito nel Settecento su una precedente struttura del Cinquecento, significativo è il mascherone apotropaico in legno del portone. Palazzo Casavola, altra denominazione Ancona (via Buonarroti, 15), è un tipico palazzotto Settecentesco con raffinate modanature del portale e delle finestre. Palazzo Recupero, altra denominazione Magno (via Cirillo, 4), la mole dell'imponente palazzo tardo Settecentesco si caratterizza per il rosso pompeiano che lo tinteggia completamente. Classe Energetica: G